Rivista incontri – Italiani all’estero n.5 maggio/giugno 2026
La rivista Incontri – Italianità all’estero (Anno 55, n. 5, maggio-giungo 2026) è un volume prezioso per comprendere la diaspora italiana come fenomeno storico, culturale e politico che continua a modellare l’identità nazionale. In un’Italia attraversata da tensioni, resistenza sull’accoglienza e sulla percezione dello straniero, questo numero offre una lente che ribalta la prospettiva: mostra cosa significa essere italiani fuori dall’Italia, e cosa questo insegna sulle sfide dell’integrazione dentro l’Italia contemporanea.
Essere lontani nell’epoca della vicinanza: una domanda che non smette di interpellarci
Il numero si apre con un editoriale che merita attenzione. P. Angelo Plodari scrive una frase che da sola basterebbe a spiegare l’intero senso della rivista:
«Le distanze geografiche si accorciano; quelle interiori resistono.» (p.3)
È un passaggio che colpisce perché dice qualcosa che tutti, in fondo, sappiamo: la migrazione non è solo movimento, ma trasformazione. Anche quando la tecnologia ci permette di essere “vicini”, la lontananza resta. Non è un fatto geografico, ma emotivo, identitario.
Plodari ricorda gli italiani che partivano alla fine dell’Ottocento, spesso senza sapere se avrebbero mai rivisto i propri cari. Oggi viviamo nell’epoca delle videochiamate, dei messaggi istantanei, delle connessioni continue… eppure la nostalgia rimane.
«Si può essere connessi ogni giorno… e sentire comunque nostalgia di una piazza, di una lingua, di un profumo.» (p. 3)
Questa frase potrebbe essere pronunciata da qualsiasi migrante, in qualunque parte del mondo. E proprio per questo motivo che diventa una frase universale.
Migrazioni e dignità: la voce dell’enciclica
Il contributo di Simone Varisco sull’enciclica Magnifica Humanitas è il cuore politico del numero. Leone XIV ricorda che:
«La giustizia sociale chiede di guardare ai più vulnerabili: poveri, migranti, rifugiati…» (n. 78)
E che l’IA, come ogni tecnologia, non è neutra:
«Non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale.» (n. 110)
Il parallelo con le migrazioni è evidente: non basta gestire i flussi, bisogna costruire relazioni, protezioni, percorsi di dignità. È un messaggio che dialoga con la recensione elaborata dallo CSER, come Exilio: un viaje entre el desarraigo y la esperanza, dove lo sradicamento è descritto come condizione esistenziale e non solo geografica.
La diaspora come specchio dell’Italia
La rivista non parla direttamente delle difficoltà di integrazione in Italia, ma lo fa indirettamente: mostrando cosa significa essere italiani all’estero, ci costringe a riflettere su come trattiamo chi arriva oggi nel nostro Paese.
I dati più recenti lo confermano:
- 5,3 milioni di cittadini stranieri vivono in Italia (IDOS 2025).
- Il 22% dei nuovi arrivi sono minori (MLPS 2025).
- Il 48% degli italiani percepisce l’immigrazione come un problema (ISTAT 2026).
È un paradosso: un Paese che ha costruito la propria storia anche attraverso l’emigrazione fatica oggi ad accettare la diversità.
Perché leggere questo numero
Perché Incontri riesce a fare ciò che spesso manca nel dibattito pubblico: raccontare la migrazione con umanità, senza retorica, senza paura. Mostra la diaspora italiana come una storia di resilienza, creatività, contributi culturali ed economici. E allo stesso tempo ci ricorda che l’integrazione non è un favore, ma una relazione.
È un volume dialoga con altri contenuti dello CSER, come Dall’Italia al Sud America: fraternité e mutuo soccorso, dove la migrazione italiana è descritta come un fenomeno collettivo che ha generato comunità, solidarietà, identità.
Una domanda che resta aperta
La diaspora italiana ci insegna che ogni migrazione è un atto di fiducia… e una ferita. Che l’identità è un ponte, non un confine. Che l’integrazione è un processo reciproco.
E allora la domanda che questo numero ci lascia è semplice, ma inevitabile:
Se gli italiani nel mondo chiedono accoglienza, riconoscimento e dignità, siamo davvero pronti a offrirli anche a chi arriva oggi in Italia?

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