Un’epoca dimenticata: i 29 milioni di emigranti italiani nel mondo (1861-1985)
L’emigrazione italiana nel fascismo è uno dei nodi più delicati della nostra storia migratoria, e il capitolo VIII del libro di Romain H. Rainero lo affronta con una lucidità rara. L’autore mostra come il regime trasformò l’emigrante – spesso povero e vulnerabile – in un “italiano all’estero”, figura funzionale alla propaganda e al controllo politico.
Il fascismo e la riscrittura dell’emigrazione
Rainero ricostruisce come il regime tentò di nazionalizzare la diaspora, intervenendo su scuole, associazioni e stampa. Nel testo leggiamo che il fascismo cercò di “controllare e disciplinare la presenza italiana all’estero”, trasformando comunità spontanee in strumenti di rappresentanza nazionale.
Il riferimento al Patto di Londra del 1915 è essenziale: già allora gli italiani all’estero erano considerati una risorsa geopolitica, una logica che il fascismo portò all’estremo.
“Il giorno della follia”: 10 giugno 1940
Il capitolo raggiunge il suo culmine nel racconto della dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, definita da Rainero “il giorno della follia”. Da quel momento, milioni di italiani integrati all’estero si ritrovarono improvvisamente sospetti, internati o privati del lavoro. Una frase del capitolo sintetizza bene la tragedia: “Gli italiani all’estero pagarono un prezzo altissimo per una guerra che non avevano scelto”.
L’ultima scelta del regime: il rimpatrio
Il fascismo tentò infine la carta del rimpatrio, un’operazione più ideologica che concreta. Rainero osserva che il regime “non possedeva né mezzi né strutture per accogliere masse di rientranti”. Il rimpatrio divenne così un gesto simbolico, un tentativo di riappropriarsi di una diaspora che il regime non aveva mai davvero compreso.
Un libro che parla al presente
Gli articoli del CSER confermano quanto il libro sia attuale.
- In Dis Union Jack, Simone Duranti ricorda che le comunità migranti diventano spesso luoghi di resistenza: “le donne del Black feminism trasformarono la discriminazione in coscienza politica”. È un’eco delle comunità italiane che, pur sotto pressione fascista, svilupparono forme autonome di solidarietà.
- Nel testo 15 agosto: dal ritorno a casa alle emigrazioni di ieri e oggi, si legge che “la memoria dell’emigrazione italiana è una bussola morale”. Rainero offre proprio questa bussola.
- In Rimpatri e sicurezza, il CSER avverte che le politiche di rientro forzato rischiano di ripetere errori del passato: “le migrazioni sono parte strutturale dei processi sociali”. Il fascismo non lo comprese; oggi non possiamo permetterci la stessa miopia.
- In Remigrazione: una proposta di legge contro gli italiani, si denuncia come certe retoriche contemporanee riecheggino logiche di esclusione già viste nel Novecento.
Perché leggere Rainero oggi
- Perché restituisce dignità a una storia collettiva troppo spesso dimenticata.
- Perché ci aiuta a capire come il potere politico manipoli le narrazioni migratorie.
- Perché illumina il presente: le paure, le retoriche, le semplificazioni che oggi circondano i migranti non sono nuove.
- Perché è un testo fondamentale per chi lavora nello CSER, dove la memoria migrante è strumento di ricerca, di dialogo e di giustizia.
Vanessa Klinger

15 agosto: dal ritorno a casa alle emigrazioni di ieri e oggi
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