
15 agosto: dal ritorno a casa alle emigrazioni di ieri e oggi
Di Carola Perillo
Festa dell’Emigrante: dal ritorno a casa alla memoria che ci unisce ai migranti di oggi
Tra l’11 e il 15 agosto, in tanti borghi italiani si celebra la Festa dell’Emigrante. È un momento di gioia e commozione, nato nel secondo dopoguerra per accogliere e onorare chi, partito per lavoro o necessità, tornava al paese per qualche giorno in estate.
La scelta di Ferragosto non è casuale. Negli anni ’50-’70 era questo il periodo in cui gli emigrati all’estero — in Svizzera, Germania, Francia, Belgio — potevano prendere ferie e rientrare in patria. Era il tempo delle valigie piene di regali, delle fotografie in bianco e nero sul molo o alla stazione, degli abbracci lunghi un anno.
Ferragosto coincideva anche con la Solennità dell’Assunzione di Maria, spesso festa patronale, occasione in cui la comunità si riuniva per processioni e celebrazioni. L’estate garantiva clima favorevole, giornate lunghe, sagre e balli all’aperto: un contesto ideale per unire fede, festa e memoria.
San Giovanni Battista Scalabrini, padre dei migranti e profondo conoscitore del loro cuore, scriveva:
“Sulle loro facce abbronzate dal sole, solcate dalle rughe precoci che suole imprimervi la privazione, traspariva il tumulto degli affetti che agitavano in quel momento il loro cuore… erano emigranti.”
Quelle parole, pur nate più di un secolo fa, ci parlano ancora oggi. Descrivono lo stesso misto di fatica, speranza e nostalgia che attraversa il volto di tanti migranti contemporanei.
La Festa dell’Emigrante non è soltanto un ricordo di tempi passati: è un ponte tra la nostra storia e le storie di chi oggi varca mari e confini per cercare un futuro migliore. Ci ricorda che siamo stati popolo di partenze, di valigie di cartone e di mani callose che salutavano da banchine affollate.
Oggi, quando guardiamo i migranti che arrivano nelle nostre città, possiamo ritrovare in loro lo stesso coraggio e le stesse ferite di chi partiva da qui. La memoria dell’emigrazione italiana non è soltanto un capitolo da libro di storia: è una bussola morale che ci spinge a rispondere con empatia, rispetto e accoglienza.
In ogni Festa dell’Emigrante, celebrando chi torna, celebriamo anche la dignità di chi parte — ieri come oggi.

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