Scalabriniani 2/2026
Un filo conduttore: donne, migrazione, memoria
Il numero del mese di marzo aprile si apre con “Oltre il confine, le donne”, restituisce la dimensione spirituale e sociale del viaggio femminile. Le donne migranti diventano qui segno di fede e di resistenza, madri e figlie che attraversano confini geografici e interiori.
Questa analisi si colloca nel solco delle riflessioni già presenti in altri articoli del CSER, come Violenza di genere in Italia e migrazione, dove la vulnerabilità femminile è letta come spazio di resistenza e di trasformazione.
Testimonianze che illuminano
“La storia di Luz: il corpo come frontiera” e “Le ragazze con il velo in mano” offrono due prospettive complementari: la prima, dal contesto colombiano, racconta la ricostruzione di sé attraverso la formazione e la salute; la seconda, dall’Iran, narra la libertà negata e il coraggio di chi trasforma il velo in gesto quotidiano di resistenza. Entrambe le autrici — Luz e Fabiola Frroku — intrecciano corpo, parola e memoria come strumenti di emancipazione. La fotografia di Luz che partecipa alle lezioni di italiano a Casa Scalabrini 634 diventa simbolo di un’Italia che accoglie e cura.
Psicologia e linguaggio come casa
Il progetto WASI, descritto da Chiara Renzi e Nadia Bothin, è una delle sezioni più dense del numero. “Donne migranti: la lingua che si fa casa” e “Non è più là o qui: è qualcosa di nuovo” mostrano come la lingua madre diventi spazio terapeutico e culturale.
“Accade qualcosa di molto semplice e molto potente: si apre una porta.” Questa frase, tratta dall’intervista a Bothin, sintetizza la forza del linguaggio come ponte di appartenenza. WASI è un laboratorio di cura transculturale, dove la parola diventa gesto politico e comunitario.
Il progetto WASI rappresenta un modello di psicologia transculturale che supera la logica dell’assimilazione. Qui la lingua non è barriera, ma ponte. È un esempio di come la cura possa essere ripensata in chiave interculturale, restituendo alle donne migranti la possibilità di raccontarsi senza tradursi.
Educazione e vocazione
Nel contributo “L’istruzione è la nostra arma più potente”, Antonio Grasso cita Malala Yousafzai per ricordare che l’educazione è “l’arma più potente per cambiare il mondo”. I progetti scalabriniani in Uganda e in Europa mostrano come la formazione femminile sia atto di liberazione collettiva. Segue “Ravviva il dono”, che apre l’Anno Vocazionale Scalabriniano 2026–2027: un invito a trasformare la memoria in responsabilità, a “riaccendere il fuoco” della vocazione come servizio. In questo senso la formazione femminile si presenta come un atto di liberazione collettiva. L’istruzione diventa un diritto universale che rompe la catena della povertà e della dipendenza.
Perché leggere questo numero?
Questo numero di Scalabriniani è un mosaico di voci femminili e comunitarie che attraversano il mondo per raccontare la migrazione come esperienza di fede, cultura e giustizia. Leggerlo significa comprendere che la mobilità non è solo spostamento, ma ricostruzione di senso. È un invito a guardare la migrazione non come emergenza, ma come memoria viva del nostro tempo.

Oltre i confini. Dialogo con gli Scalabriniani nel mondo.
Una nuova proposta del CSER per conoscere e capire sempre meglio il mondo e la chiesa. Segui il nuovo programma dai canali social di CSER. Il 1° giugno ricorre il 121° anniversario della morte di San Giovanni Battista Scalabrini, fondatore dei missionari scalabriniani e patrono dei migranti. Quale momento migliore

Scalabriniani 1/2026
È uscito il primo numero della rivista Scalabriniani 2026 Il numero si apre con una riflessione profonda sul concetto di casa, intesa non solo come struttura fisica, ma come cardine di relazioni, comunità e dignità. In un’epoca di frammentazione, la missione scalabriniana riafferma che abitare un luogo significa, prima di

Leave a Comment