
Violenza di genere in Italia e migrazione: riflessioni
Di Vanessa Klinger
25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne
Ogni anno, il 25 novembre, il mondo si ferma per ricordare che la violenza contro le donne non è un fatto privato, né un destino inevitabile, ma una violazione dei diritti umani universali. La data è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 con la Risoluzione 54/134, in memoria delle sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana uccise nel 1960 dal regime di Rafael Trujillo (UN Women).
Questa giornata ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere azioni concrete e rafforzare la cooperazione internazionale. Le campagne globali come i “16 Days of Activism” coordinati da UN Women coinvolgono governi, istituzioni e società civile, ricordando che la violenza di genere è un problema sistemico e globale.
La dimensione del fenomeno: dati nazionali e globali
Secondo l’ultima indagine ISTAT sulla violenza contro le donne (Primi risultati anno 2025), Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8 ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne.
Secondo l’Osservatorio Non Una di Meno, fino a novembre 2025 si registrano 76 femminicidi (Osservatorio nazionale femminici di NUDM). Tuttavia, il Ministero dell’Interno nei suoi report trimestrali e nel rapporto 2024 evidenzia un trend in calo dal 2023 (Ministero dell’Interno – Omicidi volontari e violenza di genere).
Un’indagine di ActionAid Italia (2025) rivela che il 20% degli italiani giustifica il controllo sulla partner e il 26% considera accettabile la violenza verbale (ActionAid Italia – Press Area).
A livello globale, i dati OMS più consolidati risalgono al 2018: una donna su tre nel mondo ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita (WHO – Violence Against Women Prevalence Estimates, 2018).
L’OMS ha poi integrato questi dati con aggiornamenti del 2023, sottolineando anche le conseguenze della violenza sulla salute (WHO – Violence against women prevalence estimates, 2023).
Secondo l’UNODC (2024), una donna viene uccisa ogni 10 minuti da un partner o familiare (UNODC – Press Release 2024).
Violenza economica e disparità retributiva
Il gender pay gap resta significativo: in Europa le donne guadagnano in media il 12% in meno degli uomini (Eurostat – Gender pay gap statistics 2023), mentre in Italia il divario è del 16%, pari a circa 56 giorni di lavoro “non retribuito” all’anno (European Parliament – Equal Pay Day 2024).
Secondo l’INPS (Rapporto annuale 2024), le donne percepiscono in media 19.833 euro annui, contro i 27.967 degli uomini, con un gap del 29% (INPS – XXIII Rapporto annuale 2024).
Il Global Gender Gap Report 2025 avverte che, al ritmo attuale, serviranno 123 anni per raggiungere la piena parità (World Economic Forum – Global Gender Gap Report 2025).
Migrazione e doppia vulnerabilità
Secondo il Rapporto IDOS 2024, le donne migranti in Italia hanno maggiori difficoltà ad accedere ai centri antiviolenza e ai servizi di supporto. Inoltre, il gender pay gap, già significativo per le italiane, si amplifica ulteriormente per le immigrate, che subiscono una segregazione occupazionale e un rischio maggiore di sfruttamento (IDOS – Dossier statistico immigrazione 2024).
Riflessione finale
Per il Centro Studi Emigrazione, la sfida è chiara: la lotta alla violenza sulle donne deve passare attraverso politiche di parità retributiva, autonomia economica e inclusione sociale, capaci di garantire protezione e dignità a tutte le donne, indipendentemente dalla loro origine.
Il 25 novembre ci ricorda che la violenza di genere non è un’emergenza episodica, ma un fenomeno strutturale che intreccia cultura, economia e migrazione. Parlare di femminicidi senza affrontare il gender pay gap o la dipendenza economica significa ignorare le radici profonde della violenza. Allo stesso modo, dimenticare le donne migranti significa trascurare una parte della realtà sociale che vive una condizione di doppia vulnerabilità.
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