Recensione della Rivista “Acontecer Migratorio – (aprile 2026)
Colombia: Atrapados en su propio territorio
Leggere il numero di aprile 2026 di Acontecer Migratorio significa entrare in un atlante dolorosamente attuale della mobilità forzata globale. Ma specialmente nella pag. 17, dedicata alla Colombia, tocca i punti centrale su questo argomento. Qui, il fenomeno del confinamento forzado (reclusione forzata) emerge non come un episodio isolato, ma come una struttura quotidiana di violenza che ridisegna il territorio, il corpo e la vita sociale. Un tratto importante di questo passaggio che viene citato nel testo
“Decenas de miles de personas son forzadas a confinarse en sus propios hogares, una estrategia calculada de los grupos armados no estales”
Questa frase è brutalmente sincera, restituisce l’essenza del problema: non si tratta solo di violenza armata, ma di controllo territoriale, di una geografia della aura che da sempre ha fatto parte della storia della Colombia è che per decenni a trasformato le regioni in spazi proibiti.
Un Paese frammentato: territori inaccessibili, comunità invisibili
Il dato riportato dalla rivista è impressionante «172.395 personas han sido forzadas a confinarse, entre enero de 2025 y marzo de 2026»
Il confinamento non è un effetto collaterale del conflitto: è una strategia deliberata. Le comunità indigene e afrodiscendenti sono le più colpite, come spesso accade nei contesti in cui la marginalità storica si intreccia con la violenza contemporanea.
Il racconto di un abitante del Pacifico colombiano è emblematico:
«Cada paso fuera de la comunidad es decisión de ellos. La mayoría de los colombianos no saben que sufrimos en silencio»
Questa testimonianza, riportata dalla rivista, è un frammento di antropologia vissuta: la libertà di movimento — diritto fondamentale — diventa un privilegio concesso da attori armati non statali. La quotidianità si restringe, la vita si fa piccola, confinata, sorvegliata.
La vita sospesa: acqua, salute, infanzia
Il reportage descrive comunità senza acqua, senza elettricità, senza accesso ai servizi sanitari.
«El dolor debe soportarse sin medicamentos… los ríos son prohibidos por los actores armados»
Il fiume — via di comunicazione, fonte di vita, simbolo di continuità — diventa un confine mortale. Le bambine e i bambini vivono sotto la minaccia costante del reclutamento forzato. Le donne affrontano rischi di violenza sessuale amplificati dal confinamento.
È un quadro che richiama da vicino le analisi del CSER sul rapporto tra violenza, mobilità e vulnerabilità, come nella recensione del rapporto ACNUR Exilio: un viaje entre el desarraigo y la esperanza, dove si sottolinea come la perdita di mobilità sia spesso il primo passo verso la perdita di diritti.

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