Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione edizione 2026
C’è un bilancio parallelo che si muove nel nostro Pase, ed è fatto di cifre rigide, gettito fiscale e produttività. I dati presentati martedì 13 ottobre 2026 alla Salla Plenaria Marco Biagi del CNEL ridefiniscono i contorni del fenomeno: la forza lavoro immigrata in Italia non è più un semplice “tampone” per le mansioni non qualificate, ma una colonna portante della ricchezza nazionale.
Il XVI Rapporto Annuale sull’Economia dell’immigrazione, curato dalla Fondazione Leone Moressa ed edito da Il Mulino, ci mostra una realtà complessa fin dal titolo scelto per questa edizione: “Dalla manodopera al valore nel lavoro e nella società”.
Trent’anni di dati
In primo luogo, il cuore tecnico del convegno si è aperto con la relazione di Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Leone Moressa. A questo proposito, Tronchin ha presentato i principali dati del Rapporto. Rivolgendo il nastro degli ultimi trent’anni mostrando la curva di crescita della popolazione straniera residente, passata dai 356 mila (0,6%) del 1991 fino a raggiungere i 5,4 milioni (9,1%) del 2025. (Fonti di dati ISTAT).
Nel corso della presentazione del Rapporto, sono state evidenziate le tre grandi tappe storiche che hanno accelerato i flussi: L’inizio del flusso negli anni ’90, L’allargamento UE del 2004 e L’allargamento UE del 2007. (Fonti di dati ISTAT)
Inoltre, la ricercatrice ha ricordato il dato strutturale di partenza: “Nel 1992 oltre il 65% dei permessi di soggiorno era rilasciato per motivi di lavoro. Stabilendosi nel Paese, queste persone si sono trasformate da semplice ‘forza lavoro ’ a ‘nuova popolazione residente”.
In base ai dati del Rapporto della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori stranieri fanno ancora molta fatica a trovare un buon impiego. Spesso restano bloccati nei lavori più umili, pesanti e meno pagati. La situazione è ancora più difficile per le donne straniere, che si trovano ad affrontare un doppio svantaggio: quello di essere donne e, in più, quello di essere straniere.
I numeri parlano chiaro: quasi un lavoratore straniero su tre (circa il 30%) fa un lavoro non qualificato, mentre tra gli italiani questo succede pochissimo (solo a 8 persone su 100).
I dati emersi dal XVI Rapporto Annuale sull’Economia dell’immigrazione, indicano che i cittadini stranieri occupati in Italia sono 2,6 milioni (pari al 10,7% degli occupati totali). Dato confermato anche dal XVI Rapporto Annuale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 2026. Questo bacino genera un valore aggiunto stimato in 197 miliardi di euro, incidendo per il 9,7% sul Prodotto Interno Lordo nazionale. Il tessuto economico vede inoltre quasi 796mila imprenditori nati all’estero operativi sul territorio.
Inoltre, secondo il Rapporto, a fronte di 44 miliardi di euro di uscite statali per il welfare e la gestione, le entrate fiscali e contributive garantite dai lavoratori immigrati ammontano a 45 miliardi di euro, restituendo un saldo positivo di 1 miliardo di euro per le casse pubbliche.
Per la Ricercatrice Tronchin, nonostante l’evoluzione del fenomeno e le prospettive, rimangono però delle sfide aperte per il futuro in modo da riuscire ad avere un beneficio anche per tutto il Paese.
(Fonte: ISTAT, MEF, INPS)
Le voci del panel
D’altra parte, la discussione istituzionale ha fatto emergere forti spunti di riflessione, evidenziando il divario tra il valore economico prodotto e le reali condizioni di inserimento:
Rosario Maria Gianluca Valastro (Consigliere CNEL e Presidente O.N.C.): Ha sottolineato il ruolo centrale del CNEL e ponendo l’accento sulla necessità stringente di riconoscere i titoli di studio e valorizzare le competenze dei migranti all’arrivo, per evitare sprechi di capitale umano.
Stefania Congia (Direttrice Generale dell’Immigrazione, Ministero del lavoro): Ha ricordato che i canali di ingresso reali sono complessi e non si limitano ai soli Decreti Flussi, includendo ingressi fuori quota (formazione, sanità, assistenza) e conversione di permessi, rimarcando che le politiche di ingresso devono essere strettamente collegate a quelle di integrazione.
Il tavolo dei relatori ha visto il coinvolgimento diretto e il confronto di altro attori chiavi del settore: Salvatore Sortino, in qualità di Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).
Mattia Peradotto, Direttore dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri).
Antonio Payar, per l’area Progetti Speciali della Segreteria Generale di Confartigianato Imprese.
L’evento si è chiuso con l’indicazione condivisa di superare la concezione dell’immigrazione intesa unicamente come bacino di bassa manovalanza.
In un contesto di forte invecchiamento della popolazione, la vera sfida per il sistema produttivo e per i corpi intermedi è riuscire a governare la transizione dal puro “volume” di lavoratori al loro effettivo riconoscimento di “valore” all’interno della società.
La versione cartacea del Rapporto, puoi consultarla presso la nostra Biblioteca
Tutto il materiale del convegno è scaricabile qui:
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