“Diritti da indossare” il convegno che traccia la via dell’Intercultura a Roma
Di Madaì Bonilla e Vanessa Klinger
Il Centro Studi Emigrazioni Roma (CSER) ETS lo scorso 3 ottobre ha partecipato al convegno internazionale “Diritti da indossare – I diritti delle donne”. L’evento, tenutosi nella prestigiosa Sala Consiliare di Palazzo Valentini a Roma, è stato promosso dall’associazione Il Tempo delle Donne sotto la guida della presidente Rita Valenzuela. L’incontro, che ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana in Italia e di Roma Capitale, si è configurato come un vero e proprio laboratorio internazionale e interculturale di cooperazione, emancipazione e sorellanza. Al centro del dibattito è emersa l’importanza cruciale della convergenza tra diritti, identità, arte e cultura: quattro elementi che, fondendosi insieme, smettono di essere concetti teorici isolati e diventano strumenti pratici di riscatto e cittadinanza attiva per le donne migranti. La data scelta porta con sé una forte valenza simbolica: il 3 ottobre coincide infatti con la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. In questo contesto, il convegno ha valorizzato la diplomazia culturale come uno strumento per trasformare i diritti umani da formule astratte a tutele reali e concrete per le donne migranti. Affrontare questi temi significa dare risposte a questioni pratiche: l’indipendenza economica, il superamento delle barriere burocratiche, l’accesso ai servizi e il riconoscimento delle competenze professionali già acquisite nei Paesi d’origine. Questo processo, dunque, unisce in un unico grande coro l’Italia e i diversi contesti delle partecipanti.
La nascita del “Tempo delle Donne”
In questo contesto, l’accoglienza si costruisce, anche attraverso la solidarietà quotidiana. Elisabetta Buosi (Educatrice e co-fondatrice dell’associazione Il tempo delle Donne) ci ha raccontato come è nata questa realtà dall’incontro con la Presidente Rita Valenzuela:
«Rita ha avuto l’idea di organizzare un’esposizione artistica collettiva. Ci siamo messe a tavolino: lei voleva un’associazione per i diritti delle donne e io l’ho aiutata nella parte burocratica e nella scrittura in italiano. Per me l’accoglienza è un’indole personale e sociale: ho lavorato come educatrice nelle scuole per l’integrazione dei bambini sia con disabilità, che bambini stranieri, e a livello personale ho accolto un bambino in affidamento».
La Presidente Rita Valenzuela ( originaria dela Repubblica Dominicana) ha lanciato un messaggio potentissimo sul valore dell’identità e sul rifiuto di un’integrazione che passi per l’annullamento personale delle donne migranti:
«Non è giusto che quando una donna emigra per migliorare la sua vita debba iniziare da zero. Iniziare da zero significa accettare di venire completamente annullate. La prima cosa da fare, la più civile, sarebbe accogliere quella donna chiedendole: tu che titoli hai? Cosa sai fare? Quali sono le tue aspirazioni? Purtroppo, questo immenso potenziale che portiamo con noi viene quasi sempre sprecato.
Rita Valenzuela, Presidente dell’Associazione Il tempo delle donne
Il valore economico della cultura e la necessità di fare squadra
In questo contesto, La Prof.ssa Donatella Strangio (Docente alla Sapienza, Direttrice del Dipartimento Metodi e Modelli per l’Economia, nonché membro del comitato scientifico della Rivista Studi Emigrazione della Fondazione CSER ETS) ha spiegato, durante la nostra intervista, l’impatto reale della conoscenza portata dai flussi migratori, l’immigrazione non può essere ridotta a una fredda contabilità di numeri o a una mera strumentalizzazione politica:
«(…) Spesso non si guarda dietro le migrazioni, non si vede quello che le persone possono portare. È grazie alle migrazioni che un Paese diventa migliore (…) Soprattutto in un momento storico di invecchiamento demografico come il nostro, l’opera delle donne è un impreziosimento(…) Pensiamo al lavoro di cura: lo fanno portando la grazia della propria cultura e il proprio bagaglio. Cos’è la globalizzazione se non la conoscenza dell’altro oltre i propri confini?».
La professoressa Strangio ha inoltre evidenziato una delle barriere più grandi che le donne incontrano oggi nel mercato del lavoro: la mancanza di reti solidali.
«(…) Serve valorizzare il ruolo delle donne che ce l’hanno fatta: devono fare da apripista per le altre. Dobbiamo ancora lavorare molto su questo».
Le Relatrici del convegno
Diritti e giustizia sociale
D’altra parte, sul fronte dei diritti e della giustizia sociale si è inserito anche l’intervento dell’Avv. Cinzia Rolli , che ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di costruire tutele attive e accessibili a tutti:
«I diritti non possono restare soltanto parole scritte: devono diventare tutela reale, consapevolezza e possibilità concrete nella vita quotidiana di ogni donna. Il nostro impegno deve essere dedicato alla protezione delle persone e alla costruzione di una società che sia autenticamente più giusta, equa e inclusiva».
Quindi, l’equilibrio tra il rispetto delle proprie origini e la legalità italiana è stato chiarito in modo netto dall’Avv. Marina Marconato (Avvocato Cassazionista e Delegata Terziario Donna Confcommercio Roma):
«Rispettare le tradizioni fa parte dell’identità. Altra cosa è la prevaricazione della libertà e dei diritti universali – come pensiero, scelta, istruzione e salute – che non hanno bandiere e non possono essere violati. Le norme ci sono tutte; quello che manca è un’applicazione univoca e tempestiva sul territorio. Le donne in difficoltà hanno fretta, hanno bisogno di essere credute e di uscire dall’isolamento attraverso una rete istituzionale».
A farle eco è stata l’Avv. Alessandra Cattel (Delegata alla cultura e allo spettacolo per Terziario Donna Confcommercio Roma): «La forza delle donne è quella di creare ponti di comunicazione. Attraverso la conoscenza si diminuiscono le distanze e si mollano le differenze, portando alla convivenza e alla pace».
"I diritti si riconoscono, si protegono, si indossano" Rita Valenzuela
Gisella Lopez (Venezuela): Sottolinea che gli abiti tradizionali raccontano storie di speranza e libertà e uniscono passato e futuro. La leadership femminile è capace di costruire ponti, creare opportunità e difendere i diritti umani. Cita la sua connazionale María Corina Machado: “La libertà non si mendica, si difende, si conquista”. Invita a fare dei diritti umani il nostro “abito quotidiano”.
Comunicazione e identità: la voce delle partecipanti
Secondo Ana Cajas (Giornalista e Direttrice di Vox Mundi WR – Ecuador), anche i media giocano un ruolo fondamentale nel decostruire i pregiudizi. Dunque, la giornalista ha lanciato un messaggio chiaro:
«La promozione visiva della cultura mostra che la donna migrante non è un personaggio strano, ma qualcuno che porta ricchezza. Ognuno di noi è un’enciclopedia. Dobbiamo farci vedere, mostrare quello che siamo e cosa portiamo nella società in cui abbiamo deciso di vivere. Amo la tecnologia perché è una grande opportunità di libertà, ma la comunicazione deve restare centrata sui valori positivi».
I vestiti tradizionali delle partecipanti presenti in sala non erano semplici decorazioni, ma manifesti di identità. Sara Luna (Presidente di Casa Tabasco in Italia – Messico) ha raccontato durante l’intervista cosa significhi indossare gli abiti del suo Paese a Roma, scardinando con fermezza i pregiudizi diffusi:
«Per me indossare l’abito messicano rappresenta libertà, felicità e un legame indissolubile con le mie radici. Tante volte, per sopravvivere e inserirmi nella società italiana, ho dovuto mettere da parte la mia identità messicana. Portare questo abito diventa così una sfida per dimostrare che la nostra non è una cultura da ridurre a sterili cliché commerciali – come l’immagine dell’ubriaco, della persona pigra o della semplice baldoria – che per lungo tempo hanno offuscato la ricchezza culturale dell’America Latina. Il nostro compito è far conoscere la nostra reale importanza storica e culturale.
Inoltre, la ricerca di un legame solido tra la cultura d’origine e quella ospitante, insieme alle testimonianze sui territori, è emersa con forza nelle parole della ricercatrice cilena Maria Ester Gonzalez (Fondatrice del progetto Grandes Mujeres chilenas – Cile):
«La paura più grande per una donna migrante è perdere la propria identità per cercare di integrarsi e lavorare. Nel mio intervento ho sottolineato come l’identità e il lavoro viaggino insieme. Dobbiamo trovare dei vincoli storici e culturali per sentirci unite e l’apertura che ho riscontrato da parte delle istituzioni a Roma in questo senso è fondamentale. Trovare questi allacci culturali ci fa sentire più vicine e valorizzate all’interno del territorio».
Gemma Vecchio (Presidente Associazione Casa Africa): Nata ad Asmara, in Eritrea, ha sempre lavorato per l’indipendenza economica delle donne. Ha ricordato come l’Eritrea abbia affrontato molte guerre per l’indipendenza, con il 52% dei combattenti composto da donne.
Infine, le promotrici culturali Evelyn Villalta e Araceli Cordova, insieme all’Avv. Aracely Larios (Guatemala), hanno testimoniato l’orgoglio profondo legato alle proprie radici e alla propria identità portando la loro “indumentaria Maya”:
«La nostra “indumentaria” racconta una storia e proietta un’identità. Diventiamo portavoce di molte voci che non hanno visibilità ne ascolto nei media ufficiali. Indossare questo abito a Roma è una grande soddisfazione, significa mostrare un pezzetto della nostra terra e dell’amore che abbiamo per essa. Non dobbiamo mai vergognarci delle nostre radici».
Gemma Vecchio (Presidente Associazione Casa Africa) e Sara Luna (Presidente casa Tabasco in Italia)
In conclusione, incontri internazionali come questo dimostrano l’importanza cruciale di creare spazi pubblici di confronto per dare visibilità, voce e reale partecipazione alle donne migranti. Queste iniziative rappresentano tappe fondamentali per il loro riscatto e la loro emancipazione all’interno del contesto nazionale. Con la propria professionalità, la propria determinazione e un prezioso bagaglio di esperienze maturate nei Paesi d’origine, le donne migranti non sono soggetti passivi di assistenza, ma attrici fondamentali che arricchiscono e apportano un contributo concreto allo sviluppo economico, sociale e culturale della società italiana.

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