
Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2025




Covid, migranti e lavoro: situazione e prospettive
“COVID-19 – migranti e mercato del lavoro ” Il 16 novembre 2021 si è svolto un convegno a conclusione di un lavoro di ricerca e raccordo internazionale di varie Istituzioni, Centri di Ricerca, Università e associazioni che ha visto la mobilitazione di numerosi studiosi per approfondire, in diverse aree del
Uno strumento per capire il presente
Di Carola Perillo
Il Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, edizione 2025, è un testo che va oltre la semplice raccolta di dati. È un vero e proprio osservatorio che ci permette di leggere come l’immigrazione incida sull’economia italiana, tra lavoro, imprese, contributi fiscali e dinamiche demografiche.
Immigrazione in Italia: il nuovo scenario fotografato dal XV Rapporto Moressa
Il XV Rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa mostra come l’immigrazione in Italia sia entrata in una fase di stabilizzazione: gli stranieri rappresentano circa il 9% della popolazione e le principali comunità — Romania, Albania, Marocco e Cina — vivono nel Paese da oltre quindici anni. I nuovi ingressi sono diminuiti e sono cambiati i motivi dell’arrivo: meno lavoro, più protezione umanitaria e ricongiungimenti familiari.
Un elemento decisivo è l’aumento delle acquisizioni di cittadinanza, oltre 200 mila l’anno tra 2022 e 2023. Questo incide sulla “contabilità” dell’immigrazione: i residenti stranieri sono 5,3 milioni, ma i nati all’estero superano i 6,7 milioni (11,3% della popolazione).
Demografia: l’immigrazione argina l’inverno demografico
In un Paese con natalità ai minimi storici (1,18 figli per donna) e forte invecchiamento, la popolazione immigrata mantiene un saldo naturale positivo: nel 2023 +40 mila, contro il -330 mila degli italiani. Tuttavia, anche tra gli immigrati la natalità cala e la mortalità cresce, segno di una presenza ormai “matura”.
Sul fronte migratorio il contributo resta fondamentale: nel 2023 il saldo degli stranieri è +334 mila, mentre quello degli italiani è ancora negativo, complice l’emigrazione giovanile.
Lavoro e valore economico
Gli stranieri occupati sono 2,5 milioni (10,5% degli occupati), ma diventano 3,7 milioni considerando tutti i nati all’estero. La loro presenza si concentra in mansioni meno qualificate, con forte presenza in edilizia, agricoltura, ristorazione e servizi.
Il “PIL dell’immigrazione” ammonta a 177 miliardi di euro, pari al 9% del valore aggiunto nazionale, con punte del 18% in agricoltura e oltre il 16% nelle costruzioni.
Fisco: saldo positivo per lo Stato
Gli immigrati incidono solo per il 3,5% sulla spesa pubblica, grazie a un’età media più bassa. Nel 2023 il saldo fiscale è positivo per 1,2 miliardi di euro. Rimane però forte la sottoutilizzazione del potenziale economico: l’Irpef versata è solo il 2,3% del totale, riflesso della concentrazione nei lavori a basso reddito.
Crescono invece gli imprenditori nati all’estero, oggi 787 mila (10,6% del totale). Infine, le rimesse verso i Paesi d’origine ammontano a 8,3 miliardi.
Conclusione
Il Rapporto evidenzia come l’immigrazione, se ben governata, offra un contributo essenziale alla tenuta demografica, economica e fiscale del Paese. Resta però ampio il potenziale inespresso, frenato da scarsa mobilità sociale e difficoltà nel valorizzare competenze e talenti delle nuove generazioni.

Primo Maggio 2025: Giornata del lavoro di tutti, anche migranti
Dichiarazione dei Missionari scalabriniani presenti in Europa e Africa Il 1° Maggio è la Festa del Lavoro, la giornata che celebra lotte, rivendicazioni e sacrifici che, durante i secoli, i lavoratori hanno combattuto per poter veder riconosciuti i propri diritti, a cominciare da quel 1° maggio 1886, quando fu indetto

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