
Migrations Société numero 200 del 2025
Di Carola Perillo
Il numero di aprile-giugno 2025
Il numero 200 segna una tappa simbolica per la rivista e propone un doppio movimento: da un lato, uno sguardo critico sull’“ingannevole normalizzazione” delle destre radicali europee; dall’altro, un dossier comparativo che decentra l’orizzonte verso Corea del Sud e Giappone, interrogando come questi due paesi—storicamente restii all’immigrazione—stiano ricalibrando l’accesso, la selezione e l’inclusione lungo linee marcatamente etno-razziali.
Un editoriale che fa il punto sull’Europa
L’apertura (“Una normalizzazione ingannevole…”, pp. 5–19) mette a fuoco la costruzione discorsiva e coalizionale del nuovo spazio politico dell’estrema destra europea (con riferimenti a Patriotes pour l’Europe, ai leader e ai frame che ruotano attorno a migrazione, islamizzazione, famiglia “tradizionale”). Il pezzo non è solo rassegna: ricostruisce come la “normalizzazione” passi attraverso eventi, alleanze transnazionali e una sofisticata macchinazione simbolica che trasforma le politiche migratorie nel terreno primario di legittimazione. È un testo utile per capire il contesto europeo in cui si muovono poi le analisi del dossier: il filo rosso è la politicizzazione della mobilità come dispositivo identitario.
Dossier: Corea del Sud e Giappone tra apertura selettiva e gerarchica
Introduction. Politiques migratoires et défis du pluralisme ethnoracial en Corée du Sud et au Japon:
L’introduzione curata da Hélène Le Bail e Hui-yeon Kim (pp. 23–32) chiarisce l’impianto: guardare a riforme e pratiche che “aprono” i confini, ma tracciano inclusioni condizionate e stratificate.
Le Japon ouvre ses portes à l’immigration
Il Giappone apre le porte all’immigrazione (Umrati Mohamed, H. Le Bail, pp. 33–48) offre una lettura di quindici anni di riforme: l’attrazione di manodopera qualificata e non qualificata procede per canali funzionali (lavoro, tirocinio, visti speciali), ma la piena cittadinanza resta distante. Il paper mostra bene la tensione tra bisogni demografico-economici e un immaginario nazionale etnico-culturale che frena la trasformazione civica.
La politique diasporique de la Corée du Sud : hiérarchisation et « privilège occidental »
La politica diasporica sudcoreana (Hui-yeon Kim, pp. 49–61) svela la “gerarchia” interna e il “privilegio occidentale”: le aperture non sono neutrali—valorizzano capitale umano e origine percepita, riproducendo un gradiente di desiderabilità che struttura opportunità e riconoscimento.
L’illusion d’un « retour » au pays des ancêtres : expériences migratoires de la diaspora coréenne post-soviétique en Corée du Sud
L’illusione del “ritorno” dei coreani post-sovietici (Eunsil Yim, pp. 63–78) è uno dei contributi più preziosi sul piano etnografico: l’esperienza del rientro rivela discrepanze fra aspettative di appartenenza e pratiche di esclusione quotidiana. Il “ritorno” si infrange su confini culturali e burocratici che re-etnicizzano chi rientra.
Les Coréens Chōsen-seki au Japon : une inclusion sous conditions
I Chōsen-seki in Giappone (Rika Lee, pp. 79–96) documenta un caso emblematico di inclusione condizionata: storia lunga di residenza e radicamento, ma diritti limitati e riconoscimento a geometria variabile. Il concetto di condizionalità qui diventa categoria analitica potente per leggere l’“apertura” giapponese.
Les étudiants subsahariens en Corée du Sud. Ambivalence d’une politique entre attraction et exclusion
Studenti sub-sahariani in Corea del Sud (Hyunjee Kim, pp. 97–112) mette in luce l’ambivalenza delle politiche di attrazione: l’accademia come canale d’ingresso e vetrina internazionale coesiste con barriere nell’alloggio, nel lavoro e nella vita sociale, dove stereotipi e pratiche discriminatorie erodono i benefici della mobilità educativa.
La « condition noire » et sa mutation dans le Japon contemporain
La “condizione nera” nel Giappone contemporaneo (Chikako Mori, pp. 113–128) porta la lente sul razzializzato per eccellenza nel discorso globale. Il contributo ha il merito di spostare il focus oltre le categorie giuridiche, per leggere estetiche, media, micro-aggressioni e politiche del corpo che definiscono la nerezza come alterità persistente.
Nel complesso, il dossier costruisce un quadro coerente: diversificazione gestita senza piena inclusione, strumentalità economica delle aperture, gerarchie di rispettabilità e “razzializzazione” dei diritti. L’uso intrecciato di analisi di policy, storia istituzionale ed etnografie di vita quotidiana offre un mosaico convincente e—soprattutto—comparabile.
Per consultare il numero:
Biblioteca CSER
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Migrations Société 200



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