
Memoria ed empatia da Studi Emigrazione n. 239/2025
Dal numero 239 della rivista Studi Emigrazione, vi presentiamo:
Di Carola Perillo
Memorie dell’emigrazione italiana e percezioni dell’immigrazione in Italia
di Luana Franco‑Rocha, Daniela Salvucci e Dorothy Zinn – pubblicato su Studi Emigrazione, n. 239/2025
Dal ricordo all’oblio: una questione politica
La memoria collettiva non è solo ricordo: è una costruzione sociale e culturale. In Italia, la storia dell’emigrazione è stata celebrata con monumenti e giornate commemorative, ma anche dimenticata o rimossa in alcuni contesti. Ricordare — o non ricordare — è sempre una scelta politica, capace di influenzare come guardiamo a chi arriva oggi.

Tre territori, tre memorie diverse
Uno studio condotto a Trento, Bolzano e Matera ha esplorato il legame tra la memoria dell’emigrazione e le percezioni dell’immigrazione odierna.
- Trento: forte valorizzazione istituzionale della memoria e dei legami con i discendenti all’estero. Distinzione netta tra emigrazione storica “per necessità” e mobilità attuale “per scelta”.
- Bolzano: memoria intrecciata a migrazioni interne e tensioni etniche locali. Solidarietà tra migranti italiani, ma anche distinzioni tra Nord e Sud.
- Matera: memoria storica frammentata, tendenza a rimuovere il passato. Mobilità attuale percepita come opportunità di crescita personale, ma ancora legata alla mancanza di lavoro.
Immigrazione: tra apertura e pregiudizi
Nei territori del Nord, media e politica alimentano spesso la narrazione dell’“invasione” e della competizione per il lavoro. A Matera, invece, prevale un atteggiamento più aperto, favorito dall’esperienza diretta di mobilità e dai pregiudizi subiti dai meridionali nel Nord Italia.

Il filo rosso tra chi partiva e chi arriva
Molti riconoscono similitudini tra gli italiani che emigravano in passato e gli stranieri che arrivano oggi: fuga dalla povertà, viaggi rischiosi, ricerca di una vita migliore. Ma non sempre questo si traduce in empatia.
Nelle province del Nord, si tende a distinguere i “migranti buoni” (italiani qualificati o del passato) dai “migranti cattivi” (stranieri poveri), una separazione alimentata da stereotipi mediatici e politici. In Basilicata, invece, la definizione di “immigrato” è più ampia e solidale.
Memoria ed empatia: un ponte da costruire
Rievocare la storia dell’emigrazione italiana può essere un primo passo per creare empatia verso chi arriva oggi, ma serve un lavoro culturale mirato. Musei, scuole e spazi pubblici possono raccontare le analogie tra passato e presente, stimolando un’empatia critica: non solo sentimento, ma consapevolezza e azione contro i pregiudizi.


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