Dossier Statistico Immigrazione 2026
Il 27 ottobre a Roma, e in contemporanea in tutta Italia, è stata presentata ufficialmente la 36° edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2026 curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con Centro studi Confronti e Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. Il rapporto – realizzato grazie al contributo di più di 130 esperti tra docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e professionisti del sociale mette in luce quanto sia articolato e difficile il tema dell’immigrazione oggi. Il Report ha un grande valore informativo e rappresenta una base su cui costruire i diversi percorsi di integrazione culturale e sociale. Tali percorsi coinvolgono attivamente i comuni, le scuole, le realtà educative, il mondo del lavoro, i sindacati, il Terzo Settore e chiunque abbia un ruolo di responsabilità pubblica.
A dire il vero, la prima cosa che ci ha colpito è stata l’energia dei presenti: il teatro era pieno di giovani studenti delle superiori e dell’università. Un segnale bellissimo, che dimostra come i ragazzi abbiano voglia di informarsi in modo preciso, scientifico e senza ascoltare i soliti slogan della tv o dei social su un tema che riguarda il loro futuro.
I dati più importanti: cosa dice la ricerca
Entrando nel vivo dello studio, i numeri reali ci mostrano una realtà molto chiara dell’Italia. L’immigrazione non è un’emergenza dell’ultimo minuto, ma un elemento strutturale e quotidiano. Secondo i dati elaborati dal dossier, gli stranieri residenti in Italia sono 5,5 milioni (circa il 9% di tutte le persone che vivono nel Paese). (Fonte Istat). Stando ai dati riportati, anche le famiglie straniere fanno meno figli. Per la prima volta i nuovi nati stranieri sono scesi sotto i 50.000 in un anno. Questo accade perché il modello riproduttivo italiano sta influenzando quello delle famiglie immigrate. Inoltre, secondo i dati riportati tra il 2021 e il 2025 quasi 1 milione di cittadini stranieri ha preso la cittadinanza ed è diventato italiano a tutti gli effetti. Mentre sul tema di asilo, secondo le cifre in Europa, l’Italia è uno dei Paesi con più domande d’asilo in attesa (234.000).
Questo significa che gli uffici dello Stato sono lenti a dare risposte a chi scappa da guerre e povertà. In nmerito ai Decreti Flussi: defimiti come un “fallimento del sistema”, il Dossier rileva che nel 2024 solo il 17% delle quote d’ingresso si è tradotto in un permesso di soggiorno, e nel 2025 il dato si ferma a circa l’8%. Mentre nell’economia e Lavoro: secondo il dossier, si contano quasi 2.600.000 occupati stranieri (circa l’11% del totale) e 260.000 disoccupati. Stando ai dati, Il 30% degli stranieri svolge un lavoro non qualificato e solo il 9% una professione altamente qualificata. Più della metà dei laureati stranieri svolge un lavoro per cui è sovraistruita. Inoltre, nonostante le retribuzioni inferiori di un terzo rispetto alla media, tasse e contributi degli immigrati generano un saldo positivo di 4,8 miliardi di euro a favore del fisco italiano.
Le voci dei relatori
Il momento più importante della mattinata è stato l’intervento degli sperti sul palco guidati da Claudio Paravati, direttore di Confronti.
L’intervento di Luca Di Sciullo (Presidente IDOS) si è concentrato sulla criticità politica e strutturale della gestione migratoria in Italia ed Europa. Il presidente di IDOS ha ribadito che in un Paese come l’Italia, che si trova ad affrontare un inverno demografico e come evidenziato dal dossier, già oggi 1 italiano su 4 ha più di 65 anni e tra 24 anni sarà 1 su 3. Questo raddoppierà il fabbisogno di colf e badanti e farà crollare quello di babysitter. Inoltre, ha evidenziato che il saldo demografico dei soli italiani è negativo per 385.000 unità. Nell’ultimo anno 109.000 italiani hanno lasciato il paese, di cui la metà tra i 18 e i 35 anni (un terzo diplomati e un terzo laureati). Di Sciullo, ha rimarcato come le imprese guidate da immigrati continuino a volare, offrendo lavoro anche ai cittadini italiani, a fronte di una stagnazione delle imprese autoctone.
Molto interessante è stato anche l’intervento di Grazia Naletto (Presidente di Lunaria APS), che ha analizzato il legame profondo tra razzismo sistemico e la rappresentazione mediatica dello straniero. Naletto ha citato il dato del Dossier che attesta al 47,2% il rischio di povertà o esclusione sociale tra i giovani non comunitari tra i 19 e i 25 anni. Basandosi sui dati dell’associazione Carta di Roma, ha denunciato che nei telegiornali di prima serata 1 notizia su 3 dà voce a esponenti politici o istituzionali, mentre le voci dei migranti e dei rifugiati compaiono solo nel 7% dei casi. Inoltre, ha evidenziato la stigmatizzazione legata all’uso distorto di parole come “maranza” (usata per associare i giovani con background migratorio alla criminalità) e “remigrazione” (normalizzata dai media ma spesso confusa con i rimpatri coatti).
Poi è stata la volta del dottor Nicola Cocco (Medico della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni). Cocco, ha proposto un’analisi clinica e basata sui “determinanti sociali della salute” nei luoghi di detenzione amministrativa (CPR). Dai dati raccolti nei suoi monitoraggi ufficiali, il 32% dei trattenuti nei CPR presenta almeno tre patologie concomitanti. Analizzando i dati terapeutici dei centri, è emerso che 70 persone su 100 all’interno dei CPR assumono almeno uno psicofarmaco, evidenziando una pratica finalizzata al controllo e alla sedazione piuttosto che alla cura. Inoltre, ha citato studi internazionali secondo cui il 20% dei trattenuti sviluppa gravi problemi di salute mentale già nei primi mesi, percentuale che sale esponenzialmente per trattenimenti oltre i 6 mesi.
Infine, il dibattito si è arricchito con le parole di Liliana Nechita, una scrittrice che ha portato la testimonianza diretta e “il punto di dolore” del milione di donne impiegate nel settore di cura e servizi in Italia. Nechita ha denunciato il forte divario tra i diritti formali e la realtà, riportando una stima statistica basata sull’esperienza diretta: su 10 lavoratrici domestiche/badanti solo 3 hanno un contratto regolare, mentre la maggior parte lavora in nero a causa delle condizioni capestro imposte dalle cooperative. Inoltre, ha evidenziato come la forma più pesante di discriminazione sia l’impossibilità strutturale di veder riconosciuti i propri titoli di studio e le proprie qualifiche professionali una volta arrivati in Occidente.
Paolo De Nardis (Presidente Istituto di Studi Politici “S. Pio V”), nelle conclusioni ha riassunto l’evento sotto il profilo sociologico ed etico. De Nardis, ha elogiato il Dossier come un’impresa intellettuale che smonta la “narrazione funzionalistica” della società e le ideologie securitarie. Inoltre, ha ricordato che l’immigrazione non va trattata come un “problema” ma come un evento strutturale della nostra epoca, esortando ricercatori e studenti a rinnovare la propria “cassetta degli attrezzi” critica per contrastare le disuguaglianze.
Riflessioni finali
Nonostante il ruolo vitale dei lavoratori e delle imprese straniere il sistema italiano risponde ancora con logiche securitarie, razzismo mediatico e gravi violazioni dei diritti, come nel caso della gestione della salute mentale nei CPR. Per superare queste profonde disuguaglianze è necessario e indispensabile un radicale cambio di paradigma etico e sociologico. Solo abbandonando la propaganda e rinnovando la nostra “cassetta degli attrezzi”, l’Italia potrà trasformare questa realtà in un’autentica opportunità di giustizia sociale e crescita comune.
La versione cartacea del Dossier Statistico Immigrazione 2026, può essere consultarla presso la nostra Biblioteca.
Madaì Bonilla

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