Confronti – maggio 2026- Fondata sul lavoro che non c’è
Il numero di maggio 2026 di Confronti, si apre con un’illustrazione concettuale forte e simbolica: un cantiere in costruzione, impalcature che si stagliano verso l’alto, operai al lavoro e una grande stella che evoca i simboli istituzionali e storici del nostro Paese. Ma a fare da contraltare a questa immagine di operosità e costruzione è il titolo principale, che suona come una provocazione amara ma necessaria: “Fondata sul lavoro (che non c’è)”. Il numero mette a nudo il paradosso di un’Italia che celebra la sua Costituzione mentre affronta una crisi strutturale dell’occupazione, tra precariato, disoccupazione giovanile e tutele in declino
Il paradosso del lavoro nel sistema-Italia
Maurizio Ambrosini Professore di Sociologia delle migrazioni. Dell’Università degli Studi di Milano, analizza la distanza siderale tra il dettato costituzionale dell’Articolo 1 e la realtà quotidiana di milioni di cittadini.
L’Italia, secondo Ambrosini registra livelli di occupazione e attività stabilmente inferiore alla media dell’Unione Europea. 67% contro quasi 76% di media Europea. Nonostante un aumento del lavoro femminile extra-domestico a fine 2025, il tasso di occupazione delle donne nel nostro Paese resta penultimo tra i 27 Paesi UE. Il problema principale è la carenza di personale 45,3% dei casi, specie in edilizia, metallurgia, trasporti e sanità.
In questo contesto la manodopera immigrata è sempre più richiesta a causa del declino demografico e del rifiuto dei lavoratori italiani verso i lavori manuali. Gli immigrati vengono cercati soprattutto per impieghi pesanti, pericolosi, precari, poco pagati e penalizzati socialmente. Questo tipo di inserimento però non getta le basi per una società più coesa.
Camminare insieme: il dialogo che abbate i confini
La risposta alle tensioni identitarie e all’esclusione sociale arriva dalle pagine dedicate all’attivismo. L’articolo di Michele Lipori racconta l’altra faccia dell’accoglienza. Il cammino interreligioso diventa uno spazio concreto di incontro tra rifugiati, migranti di prima e seconda generazione e comunità locali. È la dimostrazione che l’integrazione non si pianifica solo nei palazzi della politica o attraverso i contratti di lavoro, ma si costruisce passo dopo passo, creando spazi di ascolto e riconoscimento reciproco nelle nostre città.
Lo sguardo oltre i confini: L’Ungheria del post-Orbàn
Confronti non si ferma all’analisi domestica e allarga, come di consueto, l’orizzonte alla geopolitica internazionale. Di particolare rilievo è l’approfondimento firmato dal Giornalista Gjergji Kajana a Pagina 15: “Ungheria. Il ‘dopo Orbàn’ tra europeismo e pragmatismo”. L’analisi dell’articolo scava nel futuro di uno dei Paesi che ha fatto delle barriere e del rifiuto dei migranti una bandiera ideologica. La transizione verso una fase successiva costringe Budapest a fare i conti con il pragmatismo economico: la carenza di manodopera interna e la necessità di dialogare con Bruxelles aprono interrogativi cruciali. Il “dopo Orbàn” saprà superare la retorica dei muri per convergere verso una gestione comunitaria e umana delle migrazioni.
Temi che troverai in questo numero:
Articolo 2. Diritti inviolabili e doveri di solidarietà
Caregiver familiari: un lavoro invisibile
L’Italia dell’emergenza abitativa
Prevenire il suicidio ed eliminare lo stigma
Chiesa, migrazioni e diritti
In questo numero, Confronti non si limita a fotografare le crepe del nostro sistema economico, ma ci ricorda che il futuro dell’Europa si gioca sulla capacità di trasformare i cantieri del lavoro in cantieri di diritti e dignità per tutti, senza distinzione di cittadinanza.
Madaì Bonilla

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