Confronti – febbraio 2026 – Le nuove disuguaglianze al tempo della crisi climatica
Il numero di febbraio 2026 di Confronti, dedicato a “Le nuove disuguaglianze al tempo della crisi climatica”, ci invita a guardare il mondo con uno sguardo più ampio e più umano. La crisi climatica non è solo un fenomeno fisico: è una lente che amplifica fragilità, poteri, ingiustizie. Le storie che emergono da questo numero – dai rifugiati tibetani in Nepal al petrolio venezuelano, fino alla militarizzazione nel mondo arabo – mostrano come il clima sia ormai intrecciato con la geopolitica, la tecnologia e i diritti fondamentali.
Sorveglianza sui rifugiati tibetani: clima, tecnologia e diritti
Tra le pagine più incisive di questo numero, troviamo un’analisi della situazione dei rifugiati tibetani in Nepal, un contesto in cui la crisi climatica si intreccia con la geopolitica e le tecnologie di sorveglianza, nel documento allegato si legge che “hanno installato telecamere ovunque con riconoscimento facciale… utilizzano strumenti come i servizi cloud di Amazon, Hikvision, Dahua e Uniview”. Questa frase, che può sembrare tecnica, svela una realtà ben più complessa: un Nepal che rischia di diventa una “seconda Cina”, dove la sorveglianza non è solo un mezzo di sicurezza, ma un modo per anticipare e soffocare qualsiasi forma di dissenso. “Riuscirebbero a individuare eventuali proteste prima che scoppino”.
Per i tibetani, già privi di documenti e impossibilitati ad aprire un conto in banca o a lavorare in modo regolare, questo significa vivere in una condizione di totale precarietà. Non possono nemmeno celebrare alcune festività tradizionali – “non possono neanche festeggiare alcune manifestazioni culturali che sono storiche” – e la pressione cinese si unisce alla cooperazione delle istituzioni nepalesi, come sottoliena Religion News Service.
Si tratta di una forma di disuguaglianza climatica indiretta: comunità già vulnerabili, spesso coinvolte in migrazioni ambientali e politiche, diventano bersaglio di sistemi di controllo che limitano la loro autonomia, identità e possibilità di un futuro.
Il petrolio venezuelano e il peso del carbonio: una minaccia globale
Il numero di Confronti affronta un tema fondamentale per capire le disuguaglianze climatiche globali: il petrolio venezuelano. Nel documento si afferma che “il petrolio estratto dal Venezuela sarebbe il più inquinante al mondo… richiede un processo di raffinazione complesso… con un’alta intensità di carbonio”. La riattivazione dei pozzi venezuelani, sostenuta dagli Stati Uniti, potrebbe farci superare la soglia critica di +1,5°C, considerata dagli scienziati il limite per evitare i danni più gravi del cambiamento climatico. Climate Partner e The Guardian – confermano che il greggio venezuelano ha una delle impronte di carbonio più elevate a livello globale.
Estrarlo comporta un consumo energetico significativo; raffinato richiede ancora le scelte energetiche globali generino disuguaglianze, colpendo in particolare i Paesi più vulnerabili, quelli che hanno contribuito meno alle emissioni e che subiranno maggiormente gli effetti.
Espansionismo militare nel mondo arabo: clima, armi e instabilità
Il volume esplora la situazione del “Pakistan sta rafforzando la difesa militare… esportando aramamenti come il JF-17”, con accordi che coinvolgono il Sudan, già colpito da crisi idriche e conflitti.
Sullo sfondo c’è la crisi climatica: la scarsità di risorse, la desertificazione e l’insicurezza alimentare alimentano l’instabilità. Le armi non fanno altro che intensificare queste dinamiche, generano nuove migrazioni e vulnerabilità.
Come Confronti dialoga con le recensioni CSER
La forza del numero sta anche nella sua capacità di dialogare con le analisi pubblicate da CSER, mostrando come le disuguaglianze climatiche globali attraversino territori, popolazioni e sistemi politici. Il volume recensito da CSER analizza le migrazioni in quota – Migrazioni verticali – La montagna ci salverà? come risposta alle trasformazioni climatiche. Il caso dei tibetani in Nepal si inserisce in questo quadro: anche loro vivono in territori montani, ma la loro migrazione è resa più fragile dalla sorveglianza e dalla non-cittadinanza. Se nel volume CSER la montagna è un luogo di resilienza, in Confronti diventa un luogo di controllo. Entrambi i testi mostrano che la montagna è un territorio vulnerabile, esposto a pressioni climatiche e geopolitiche. La recensione CSER analizza i muri fisici e simbolici – Muri di paura e ponti di speranza del mondo contemporaneo. Confronti mostra come i muri possano essere anche digitali, come le telecamere in Nepal; energetici, come la dipendenza dal petrolio venezuelano; militari, come l’espansione degli armamenti nel mondo arabo. I muri invisibili descritti da CSER trovano qui una conferma concreta: barriere che non si vedono, ma che limitano mobilità, diritti e possibilità di futuro. La recensione CSER mostra come la crisi climatica stia ridisegnando popolazioni e confini. Confronti offre esempi concreti: tibetani senza documenti, migrazioni forzate da conflitti aggravati dal clima, impatti globali del petrolio venezuelano. La Geodemografia non è solo numeri: è fatta di vite che si spostano, diritti che si perdono, territori che cambiano. Confronti fornisce le storie; CSER le cornici interpretative.
Perché questo numero è essenziale oggi
Le tre storie raccontate da Confronti mostrano che la crisi climatica non è un fenomeno naturale, ma un processo politico che amplifica disuguaglianze già esistenti. Sorveglianza, energia e militarizzazione non sono temi separati: sono tre facce della stessa struttura globale. Leggere questo numero significa comprendere che il clima non è solo CO₂, ma potere, diritti, libertà.
Vanessa Klinger

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