Confronti- gennaio-2026 Migrazioni. Storie di madri e figli perduti
Oltre il muro del silenzio: il coraggio di guardare dove non splende la luce
Il 2026 si apre sotto il segno di una domanda che non possiamo più eludere: cosa resta della nostra umanità quando le crisi smettono di fare notizia? Il numero di questo mese di Confronti non vuole essere un semplice resoconto di cronaca, ma un atto di resistenza civile contro l’indifferenza che sta anestetizzando il nostro tempo. Il numero di gennaio di Confronti ci mette di fronte a specchi scomodi: dai tavoli della diplomazia internazionale alle celle sovraffollate delle nostre carceri, passando per la polvere del Sahel.
Temi centrali: Clima, migrazioni, diritti umani. Tre temi apparentemente distanti, ma uniti da una radice comune: l’assenza di una visione che metta al centro la dignità della persona e della terra.
COP 30: Un accordo spuntato
di Andrea Mulas
Dieci anni dopo l’accordo di Parigi, il summit in Amazzonia si chiude con impegni finanziari fragili e l’assenza di una roadmap vincolante per l’addio ai combustibili fossili. Mentre la politica esita, la storia ci ricorda che il costo del progresso è un’umanità in bilico.
l’autore analizza l’eredità della COP 30 di Belém, chiusasi con un bilancio che lascia l’amaro in bocca. Nonostante le aspettative per una svolta amazzonica, l’accordo finale appare “spuntato”: mancano la leadership politica necessaria e, soprattutto, un impegno finanziario reale capace di sostenere la transizione ecologica globale. I dati sono impietosi: tra il 2001 e il 2024, la regione ha perso 73 milioni di ettari di copertura arborea.
In questo contesto, a fornire una chiave di lettura culturale alla crisi è lo storico Sunil Amrith nel suo libro La terra in fiamme (Laterza, 2025). Amrith intreccia passato e presente, collegando l’estrattivismo feroce delle miniere di Potosì ai reportage di inizio Novecento, fino al grido d’allarme di Rachel Carson. Il suo lavoro ci ricorda che la crisi climatica non è solo un problema tecnico, ma il risultato di secoli di politiche imperiali e tecnologiche che hanno modellato il pianeta a caro prezzo.
Mali: Il dolore delle madri africane per i figli mai tornati
Dall’ambiente ai volti della migrazione. Attraverso il progetto giornalistico Mums, la rivista dà voce a una sofferenza spesso ignorata: quella delle madri in Mali che attendono figli mai tornati. È l’altra faccia delle migrazioni, fatta di un’attesa logorante e di un dolore che non trova spazio nelle cronache occidentali, dove i giovani partiti per una vita migliore diventano ombre senza nome.
Il lutto sospeso: A differenza dei naufragi che occupano i nostri telegiornali, qui si parla di chi resta. Molte madri non sanno se i figli siano detenuti nelle carceri libiche, dispersi nel deserto o annegati nel Mediterraneo. Questo “lutto sospeso” impedisce la ricostruzione sociale delle comunità.
L’impatto economico: Il Mali soffre la perdita della forza lavoro più giovane, ma il costo emotivo è ancora più alto. Il progetto Mums, sostenuto da Confronti, documenta queste testimonianze per restituire dignità a chi vive nell’ombra della statistica.
Per approfondire: Le dinamiche delle rotte migratorie nel Sahel sono monitorate costantemente dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).
Carceri: Una minoranza che non fa notizia
Infine, l’inchiesta di Francesca Polizzi squarcia il velo sul sistema carcerario italiano. Il 2025 si è chiuso con un numero record di suicidi tra le detenute, una tragedia che evidenzia come il carcere sia un sistema pensato “a misura d’uomo”. Le donne restano una minoranza invisibile, privata di servizi specifici e schiacciata da solitudine e fragilità pregresse, in un contesto dove il rischio estremo diventa l’unica via d’uscita rimasta. Il record di suicidi registrato nel 2025 non è una fatalità, ma il sintomo di un sistema che ha rinunciato alla rieducazione per limitarsi alla custodia, spesso punitiva. Quando una società smette di curarsi della sofferenza di chi è privato della libertà, smette di essere pienamente democratica.
L’inchiesta di Polizzi ci costringe a guardare nell’abisso di una minoranza doppiamente invisibile:
L’invisibilità del genere: Le donne rappresentano circa il 4% della popolazione carceraria. Essendo una minoranza, i regolamenti e le strutture sono tarati sul modello maschile, trascurando necessità sanitarie, affettive e genitoriali specifiche.
La spirale dei suicidi: Il 2025 ha segnato un picco drammatico. Polizzi analizza come la mancanza di percorsi riabilitativi e l’abuso di psicofarmaci creino una “bomba a orologeria” psichica. Molte detenute arrivano al gesto estremo proprio quando sentono di aver perso ogni legame con l’esterno.
Dati e diritti: Per un quadro completo sulla situazione delle carceri in Italia, è essenziale consultare i rapporti dell’Associazione Antigone, che monitora costantemente le condizioni di detenzione.
In conclusione: In questo numero di gennaio 2026, vi invitiamo a non voltare pagina troppo in fretta. Perché ogni articolo, ogni testimonianza raccolta, è un mattone rimosso da quel muro di silenzio che ci impedisce di vedere la realtà per quella che è: complessa, dolorosa, ma ancora aperta al cambiamento.
Madaì Bonilla

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