Advocacy nelle migrazioni – seminario organizzato dalla SIMI e UISG
L’advocacy in difesa dei migranti è oggi uno degli argomenti messi nella platea pubblica, un terreno dove si intrecciano diritti umani, politiche globali, responsabilità etiche e dinamiche sociali complesse. Il webinar organizzato dal Instituto Migrações e Direitos Humanos – IMDH e la rete Internazionale Migranti e Rifugiati (UISG) ha proposto un vero e proprio viaggio a ritroso dai confini immaginari, giuridici, dalle narrazioni dominanti, invitando a sguarciare a scoprire il fondamento umano e politico dei flussi migratori attuali.
Nei ragionamenti di suor Rosita Milesi, spiega nl suo discorso il vasto contesto globale segnato da 281 milioni di migranti internazionali e da oltre 120 milioni di persone costrette alla fuga per conflitti, disastri climatici e violazioni sistematiche dei diritti umani. Una delle frasi con qui ci mette in questo complesso contesto è “el desplazamiento forzoso es la caracteristica principali del mundo actual”, una frase forte che lascia segno il che mette in dialogo con il rapporto pubblicato nel 2025 da Amnesty International Advocacy Briefing for Defending the Rights of Refugees, Asylum Seekers, and Migrants in The Digital Age . Si denuncia il deterioro globale delle politiche delle garanzie di protezioni e un gran aumento delle politiche deterrente.
Un mondo in movimento, tra percezioni distorte e realtà complesse
Nel seminario viene specificato che il 78% della popolazione mondiale individua un’invasione di migranti, solo il 20% lo intende con un impatto positivo, sono cifre statisticamente distanti non solo, rispecchia la posizione politica, culturale ed emotiva. Le percezioni non coincidono con i dati, e questo alimenta paure, semplifica e crea discorsi ostili. Le linee guida dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani sottolinea che “la dignità umana dallo status migratorio” e che gli stati sono tenuti a garantire protezione senza discriminazioni. Questa affermazione trova voce nel seminario, dove si ricorda che la violazione di un solo diritto “afecta a la persona en su totalidad”, questa frase è un richiamo alla natura indivisibile dei diritti umani.
Le cause del movimento, tra conflitti, clima e disuguaglianze
Le cause di un movimento possono essere diverse (guerre, persecuzioni politiche, violenza etnica, criminalità organizzata, povertà estrema e crisi climatiche si sovrappongono, creando traiettorie di fuga che sfidano le categorie tradizionali. Il rischio di oggi con il Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo approvato nel 2024 e che entrerà in vigore in giugno del 2026, riconosce la necessita di un approccio olistico che tenga conto delle cause profonde della mobilità umana. Tuttavia, come viene osservato da ASGI nell’analisi del 2025, le politiche europee ad oggi continuano a privilegiare meccanismi di controllo e contenimento, lasciando problemi di questioni strutturali. Il seminario del SIMI UISG è un richiamo forzato alla necessità di riconoscere i rifugiati climatici, ancora oggi esclusi dal panorama politico e delle definizioni giuridiche tradizionali, nonostante milioni di persone sono state costrette a spostarsi nel 2022 a causa di disastri ambientali.
Advocacy come responsabilità etica e politica
L’advocacy, come ricorda suor Rosita Milesi, non è una opzione… è una responsabilità. L’appello cerca di trasformare le politiche pubbliche solidarie mirate in azioni che portino a veri cambiamenti. In questo senso l’advocacy si intende come una dimensione profetica fondamentale, un’espressione che richiama alla capacità della società civile di anticipare, denunciare, proporre. Non si tratta di parla a nome di altri, ma di potenziare e dare voce, questo principio è pienamente allineato con le direttrici della ONU e con le pratiche partecipative promosse da molte organizzazioni.
Conclusione
L’advocacy nelle migrazioni non è solo un insieme di tecniche. È una postura etica, un modo di stare nel mondo, un impegno verso la dignità umana. Il seminario SIMI UISG a offerto strumenti, dati, prospettive, ma soprattutto una visione. In un tempo segnato da confini rigidi, discorsi polarizzati e crisi sovrapposte, l’advocacy diventa un atto di cura sociale, un gesto politico, una forma di memoria collettiva. Le migrazioni non sono un’emergenza, sono una realtà strutturale del nostro tempo. E la difesa dei diritti umani non può essere delegata, ma condivisa.

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