Scalabriniani 4/2026
Il nuovo volume della Rivista Scalabriniani n.4/2026 ci invita a guardare oltre i numeri e i confini, un mosaico di esperienze e riflessioni sul Mediterraneo, sulle migrazioni e sulle civiltà che si incontrano e si trasformano. Il filo conduttore è chiaro: “Farsi prossimo è una scelta”. Ogni articolo, dall’editoriale di Gabriele Beltrami “Il Mediterraneo, mare di civiltà e coscienze”. In questo contesto, l’analisi di Luca Marin, direttore del CIEMI – Centre d’Information et d’ Études sur les Migrations Internationales, intitolato “L’altra metà della politica migratori”, analizza con chiarezza come la Francia abbia progressivamente smesso di considerare l’integrazione come una vera politica pubblica. Questa riflessione non riguarda solo la Francia, ma l’intero continente, dove l’integrazione sembra essersi trasformata da progetto politico a esercizio burocratico.
Il cuore dell’analisi
Marin afferma che “una politica migratoria, nel senso pieno del termine, include quattro aree di azione”: l’immigrazione, l’asilo, l’emigrazione e la diaspora. Tuttavia, in Francia, sottolinea l’autore, l’integrazione si è ridotta a una serie di misure disgiunte, senza un piano globale.
Il “contratto d’integrazione”, negli anni Duemila, è diventato un simbolo di questa evoluzione: un documento che promette inclusione ma spesso genera esclusione. L’idea di una politica pubblica di integrazione ambiziosa e ben strutturata è rimasta solo su carta, mentre la realtà quotidiana si è concentrata sulla gestione amministrativa del migrante, anziché sulla costruzione di una cittadinanza condivisa.
Riflessione Finale
In un tempo in cui le frontiere si moltiplicano e le parole si svuotano, la domanda che resta aperta è semplice e radicale: si può ancora parlare di integrazione come progetto di civiltà, o è diventata solo una strategia di gestione?
Connessioni con la realtà globale
Questa analisi si collega alle riflessioni già pubblicare dallo CSER, come “La Francia mi ha dato il pane e la libertà”, in cui l’esperienza di chi emigra diventa una storia di liberazione e gratitudine, o “Gli algerini in Francia”: una storia di generazioni immigrate” che mostra come la memoria collettiva si sviluppi nel tempo e attraverso la fatica dell’integrazione. Nello stesso tempo, “Migranti e rifugiati: le parole che usiamo e abusiamo non bastano più” ci fa capire che il linguaggio è una parte importante della politica migratoria: le parole decidono chi entra nel discorso e chi rimane fuori.
Il fatto che la Francia stia abbandonando piano piano un vero piano per l’integrazione mostra un problema che riguarda tutta l’Europa: ormai sembra quasi normale che i migranti vivano in una situazione di costante incertezza. Secondo i dati dell’OCSE (2025), più del 40% dei migranti in Europa vive in condizioni di difficoltà economica o sociale. La mancanza di politiche per l’integrazione fa solo aumentare il distacco tra i cittadini e i nuovi arrivati. In Italia, proprio come in Francia, si parla di integrazione solo quando c’è un’emergenza, dimenticando quasi sempre l’aspetto culturale e il senso di comunità. È proprio qui che il pensiero di Scalabrini diventa fondamentale: dobbiamo ricordare che l’integrazione non è solo una questione di leggi o politica, ma l’integrazione è soprattutto un gesto umano e un impegno verso la comunità.

Migrations Societè n. 204/2026
Migrations Société n. 204/2026: i curdi in Francia tra radicamento e spazio transnazionale “Les Kurdes en France : ancrages et dynamiques transnationales”, Migrations Société, 2026/2, n. 204 Il numero 204 di Migrations Société (CIEMI) dedica il dossier centrale alla presenza curda in Francia, analizzandola attraverso una prospettiva che supera la tradizionale

Confronti – settembre 2026
Il numero di settembre 2026 di Confronti si concentra sul tema del nucleare sostenibile, esplorando il legame tra progresso tecnologico, etica e responsabilità a livello globale. Tuttavia, in questa recensione, non ci soffermeremo sull’articolo tecnico riguardante la sostenibilità energetica; piuttosto, vogliamo mettere in luce un altro aspetto fondamentale del volume:

Giornata europea delle lingue: l’Europa che parla molte storie
Vanessa Klinger Ci sono parole che conosciamo bene e altre parole che impariamo quando la vita ci porta in un Paese nuovo. Ci sono parole che appartengono alla scuola, al lavoro, alla famiglia; altre parole che arrivano con i nonni, con gli amici, con la televisione o oggi, sempre più

Leave a Comment