12 agosto: Giornata Internazionale della Gioventù
In occasione della Giornata Internazionale della Gioventù, istituita dalle Nazioni Unite il 12 agosto di ogni anno, lo CSER riflette sul tema di questo 2026: “Contesti diversi, aspirazioni comuni”. La riflessione mette al centro i dati e le realtà dei Paesi Meno Sviluppati, degli Stati Insulari e dei giovani in movimento.
Come ogni anno, la celebrazione offre un’occasione di analisi critica sulla condizione delle nuove generazioni su scala globale. Il tema di questa edizione spinge a superare una visione omogeneizzata dei giovani, invitando a riflettere su come disuguaglianze di partenza profonde plasmino le traiettorie di vita, mantenendo tuttavia immutata la ricerca di dignità, autonomia e diritti.
Oltre le barriere, oltre i confini
A livello globale, la popolazione giovanile rappresenta una forza demografica senza precedenti. Secondo i dati del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN DESA), oggi nel mondo vivono oltre 1,2 miliardi di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, pari a circa il 16% della popolazione mondiale. Di questi, circa il 90% risiede nei Paesi in via di sviluppo, rendendo evidente come la “questione giovanile” sia intrinsecamente legata alle dinamiche di sviluppo del Sud del mondo.
Inoltre, il tema 2026 pone un’attenzione prioritaria, particolarmente emblematica è la condizione dei giovani che crescono nei Paesi Meno Sviluppati (PMS), nei Paesi in Via di Sviluppo Senza Litorale (LLDC) e nei Piccoli Stati Insulari in Via di Sviluppo (SIDS). Questo focus rispecchia l’impegno del WPAY nell’affrontare le disparità strutturali tra aree geografiche diverse e nel supportare i giovani più vulnerabili. Nonostante la diversità dei contesti, l’ONU evidenzia che i giovani condividono le stesse aspirazioni fondamentali: dignità, istruzione di qualità, lavoro dignitoso e salute. Queste coincidono esattamente con le storiche aree di intervento delineate dal WPAY (come Education, Employment e Health). I sotto-temi del 2026 – come la Solidarietà Globale e l’Innovazione Giovanile – si collegano direttamente alla sezione del WPAY dedicata alla piena e formale partecipazione dei giovani ai processi decisionali e sociali.
La sfida della vulnerabilità strutturale nei PMS, LLDC e SIDS
I contesti socio-economici e ambientali dei Paesi a basso reddito pongono ostacoli sistemici alla realizzazione dei giovani: I dati più recenti dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro provengono dal rapporto di punta Employment and Social Trends 2026 (pubblicato a gennaio 2026) e dall’edizione celebrativa del Global Employment Trends for Youth 2024.
Nuovo parametro monetario: La vecchia soglia di povertà estrema (pari a 1,90/2 dollari al giorno utilizzata nel 2016) è stata aggiornata internazionalmente dall’ILO a 3 dollari al giorno. Secondo il Rapporto, a livello mondiale 284 milioni di lavoratori vivono in condizioni di povertà estrema (meno di 3 dollari al giorno). La stragrande maggioranza si concentra nei paesi a basso reddito e nel settore informale. I giovani continuano a essere sproporzionatamente colpiti. Più di due giovani su cinque (oltre il 40%) all’interno della forza lavoro globale sono disoccupati oppure lavorano ma rimangono intrappolati nella povertà.
Nelle piccole isole, dove la crisi climatica minaccia infrastrutture e territorio, l’innalzamento dei mari riduce la stabilità economica dei settori tradizionali (pesca, turismo), comprimendo le prospettive di futuro per le nuove generazioni.
Disoccupazione giovanile globale
I dati dell’ILO dimostrano che: Il tasso di disoccupazione giovanile globale si attesta al 12,4%. Sebbene la ripresa post-pandemica abbia riportato il dato vicino ai livelli storici pre-crisi, la disoccupazione tra i giovani rimane circa tre volte superiore rispetto a quella degli adulti: Circa 65 milioni di giovani nel mondo risultano ufficialmente disoccupati e alla ricerca attiva di un impiego. Per l’ILO Il problema principale non è solo la disoccupazione, ma l’esclusione totale. Il 20,4% dei giovani a livello globale rientra nella categoria NEET (non inseriti in percorsi di istruzione, lavoro o formazione). Si tratta di circa 260 milioni di ragazzi. Inoltre, Il fenomeno colpisce maggiormente le giovani donne. Il tasso NEET femminile globale (28,1%) è più del doppio rispetto a quello maschile (13,1%). L’ILO evidenzia che avere un lavoro nei paesi in via di sviluppo non garantisce l’uscita dalla povertà. Circa 2,1 miliardi di persone lavorano nell’economia informale, privi di contratti regolari, tutele sociali o salari dignitosi. I giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro affrontano una crescente “casualizzazione” (contratti a brevissimo termine e lavoretti precari).
I giovani come agenti di cambiamento
I dati ufficiali dimostrano come, anche nei contesti più svantaggiati, la gioventù non sia un soggetto meramente passivo. Tra le dinamiche rilevate dall’ONU e dagli enti internazionali spiccano:
- Innovazione climatica ed ecologica: Nelle regioni insulari (SIDS), i movimenti giovanili guidano oltre il 60% delle iniziative comunitarie per il ripristino degli ecosistemi costieri e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
- Micro-imprenditorialità e resilienza: Nei PMS, di fronte alla carenza di posti di lavoro formali, i giovani mostrano tassi di auto-impiego e di iniziativa comunitaria (cooperative informali, micro-finanza locale) doppi rispetto alle economie avanzate.
La mobilità giovanile
La migrazione rappresenta una delle risposte più incisive alla divergenza tra le opportunità locali e le aspirazioni individuali. I dati ufficiali dimostrano che i giovani costituiscono la fascia sociale più mobile, rappresentando la maggior parte dei flussi migratori annuali.
A livello europeo, secondo i dati ufficiali di Eurostat, i giovani nati all’estero o di cittadinanza non UE (nella fascia 15-29 anni) costituiscono circa il 14,1% della popolazione giovanile residente.
Per quanto riguarda l’Italia, le rilevazioni più recenti dell’ISTAT e del CNEL mostrano che l’immigrazione dei giovani stranieri verso il nostro Paese è stabile e continuativa, sebbene controbilanciata da un forte flusso di emigrazione dei giovani italiani verso l’estero.
In questo panorama, il XXXIV Rapporto Immigrazione 2025. Giovani, testimoni di speranza curato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes analizza come la mobilità giovanile stia ridefinendo identità, diritti e prospettive di sviluppo in Italia. Attraverso ricerche, dati e storie di vita, il Rapporto evidenzia questioni ancora aperte come la partecipazione formativa e lavorativa, nuove forme di autorappresentazione oltre il dualismo “nativi/stranieri”, gli impatti economici e culturali della mobilità, il ruolo spesso trascurato della fede, e le politiche necessarie per valorizzare i talenti in circolazione. Tra i giovani immigrati stranieri con titolo universitario che scelgono l’Italia, il 33,3% proviene dall’Asia, il 17,8% dal Sud America, il 15,8% dal resto d’Europa e il 13,6% da paesi dell’Unione Europea.
Le cause profonde dell’immigrazione giovanile
La decisione di emigrare risponde a complessi fattori di spinta (push) e di attrazione (pull), documentati dalle analisi di ILO e Nazioni Unite:
- Divari occupazionali e differenze di reddito: I rapporti internazionali evidenziano come nei Paesi di origine il tasso di disoccupazione e sotto-occupazione giovanile superi nettamente la media nazionale. L’assenza di lavoro dignitoso (decent work) trasforma la migrazione nell’unica via per raggiungere l’autonomia economica ed evitare il blocco della mobilità sociale.
- Il nodo dell’istruzione e dell’integrazione: Nei contesti d’arrivo, i giovani migranti incontrano sfide strutturali. In Europa, secondo Eurostat, il tasso di abbandono scolastico precoce per i giovani cittadini non UE è del 25,3% (rispetto all’8,2% degli autoctoni). Inoltre, la quota di NEET (giovani che non studiano e non lavorano) raggiunge il 21,5% tra i cittadini stranieri, a fronte del 10,4% dei nazionali.
- Fattori demografici e fuga di competenze: Mentre i Paesi meno sviluppati vivono un boom demografico che i mercati locali non riescono ad assorbire, le società avanzate affrontano un rapido invecchiamento. In Italia, i dati ISTAT confermano che al calo strutturale delle nascite corrisponde la necessità di flussi d’ingresso dall’estero per riequilibrare la piramide delle età e la popolazione in età lavorativa.
Il valore transnazionale dei giovani migranti
Nonostante le barriere d’inserimento, i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e della Banca Mondiale confermano che i giovani migranti alimentano in modo decisivo il flusso globale delle rimesse economiche, che superano i 685 miliardi di dollari annui diretti verso i Paesi a basso e medio reddito. Oltre al capitale economico, essi trasferiscono importanti “rimesse sociali” — intese come competenze, idee e reti relazionali — fondamentali per lo sviluppo transnazionale.
Riflessioni finali:
Il tema della Giornata Internazionale della Gioventù 2026 richiede di tradurre le evidenze statistiche in azioni concrete. In questo contesto è necessario investire in istruzione di qualità e transizione ecologica nei territori di origine, abbattendo al contempo lo svantaggio e la vulnerabilità lavorativa che spesso colpiscono i giovani stranieri nelle società d’arrivo. Questi dati sono un richiamo importante: I giovani non sono semplicemente un target da quantificare o assistere, ma la risorsa fondamentale per la sostenibilità demografica, sociale ed economica del pianeta. I giovani chiedono spazi reali dove possano riconoscersi, incidere e sentirsi parte di un progetto comune.
Madaì Bonilla

La mia vita a fumetti: raccontare la migrazione con immagini e parole
La migrazione a tappe La migrazione a fumetti è un modo innovativo per raccontare storie di viaggio e integrazione. Quando mi hanno proposto di raccontare la mia storia in una graphic novel, ho provato un misto di emozione e timore. Emozione, perché era l’occasione di dare forma e colore a

La narrazione sulle migrazioni: questioni, opportunità, advocacy
Il 12 febbraio 2026, la FOCSIV ha organizzato per i suoi aderenti un webinar su: “La narrazione sulle migrazioni: questioni, opportunità, advocacy” In merito alla questione: quali spazi e processi sono agibili per una narrazione (e una politica) positiva sulla mobilità umana? Prima del dibattito tra i partecipanti al webinar,

Migrazioni in Africa: le nuove frontiere della ricerca da SE239
di Carola Perillo Migrazioni in Africa: le nuove frontiere della ricerca Autore: Rachel Chinyakata – SIHMA Cape Town Cletus Muluh Momasoh – SIHMA Cape Town Fonte: Studi Emigrazione, LXII, n. 239, 2025. La mobilità umana è parte integrante della storia africana. Oggi il continente è tra gli spazi più dinamici

Leave a Comment