San Giovanni Battista Scalabrini, il 1° giugno il ricordo del santo dei migranti e l’impegno di andare “Oltre i confini”
Il 1° giugno la Chiesa celebra San Giovanni Battista Scalabrini, una figura che continua a parlare con sorprendente attualità a un mondo attraversato da mobilità umane, conflitti, disuguaglianze e nuove frontiere da superare. Canonizzato da Papa Francesco nel 2022 e riconosciuto come patrono dei migranti, Scalabrini dedicò la propria vita alla difesa della dignità delle persone costrette a lasciare la propria terra, trasformando la compassione in azione concreta e costruendo strumenti pastorali e sociali capaci di accompagnare gli emigranti lungo i loro percorsi di vita.
A oltre un secolo dalla sua morte, avvenuta il 1° giugno 1905, il suo messaggio conserva una straordinaria forza profetica. Scalabrini comprese prima di molti altri che la migrazione non rappresentava soltanto un fenomeno economico o sociale, ma una questione profondamente umana, capace di interrogare le coscienze, le istituzioni e le comunità cristiane. Per questo promosse una rete di assistenza e accompagnamento che coinvolse religiosi, laici e autorità civili, offrendo sostegno materiale e spirituale a migliaia di emigranti italiani.
Il suo insegnamento continua a essere custodito e approfondito dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione (CSER), che ogni anno rinnova la riflessione sul carisma scalabriniano e sul significato delle migrazioni contemporanee. In occasione della ricorrenza del 1° giugno, il CSER invita a guardare a Scalabrini come a un “faro” capace di illuminare le sfide del presente, ricordando come la difesa della dignità dei migranti debba tradursi in scelte concrete di accoglienza, inclusione e tutela dei diritti.
Questa eredità trova oggi una significativa espressione nell’iniziativa “Oltre i confini”, attraverso la quale il CSER promuove percorsi di approfondimento, ricerca e sensibilizzazione sulle migrazioni contemporanee. Il progetto nasce dalla convinzione che le frontiere non siano soltanto linee geografiche, ma luoghi in cui si misurano il rispetto dei diritti umani, la solidarietà internazionale e la capacità delle società di costruire convivenza. In un contesto globale segnato da crescenti restrizioni alla mobilità e da nuove forme di vulnerabilità, “Oltre i confini” richiama l’urgenza di uno sguardo capace di andare oltre le paure e le semplificazioni, mettendo al centro le persone e le loro storie.
Particolarmente significativo è il contributo offerto dal presidente del CSER, Lorenzo Prencipe, che in diverse occasioni ha sottolineato l’attualità del messaggio scalabriniano. Prencipe ha ricordato come Scalabrini abbia saputo leggere la realtà migratoria del suo tempo con uno sguardo aperto e concreto, coinvolgendo Chiesa, società e istituzioni nella ricerca di risposte condivise. Un approccio che conserva ancora oggi una forte valenza sociale e culturale, soprattutto in un’epoca in cui le migrazioni sono spesso al centro del dibattito pubblico e politico.
Nell’ultimo webinar del SIMI, p. Lorenzo Prencipe è intervenuto su l’azione di advocacy di San Giovanni Battista Scalabrini, ha ricordato come il santo piacentino abbia incarnato uno stile autenticamente “sinodale”: un cammino compiuto accanto ai migranti, attraverso l’ascolto delle loro necessità e la costruzione di strumenti concreti per rispondere ai bisogni emergenti. Un metodo che continua a ispirare l’azione dei Missionari Scalabriniani e delle realtà che operano nel campo delle migrazioni.
Celebrando San Giovanni Battista Scalabrini, il 1° giugno non rappresenta soltanto una ricorrenza religiosa, ma anche un’occasione per interrogarsi sul significato dell’accoglienza e della fraternità in un mondo attraversato da profonde trasformazioni. Il progetto “Oltre i confini” raccoglie questa eredità e la rilancia nel presente, invitando a superare muri culturali e politici per costruire una società capace di riconoscere nella mobilità umana non una minaccia, ma una dimensione fondamentale della storia e della dignità di ogni persona.
Nel ricordo del santo patrono dei migranti, il messaggio che giunge dal CSER è chiaro: andare oltre i confini significa prima di tutto imparare a guardare l’altro con rispetto, riconoscendo nei percorsi migratori non soltanto una sfida, ma anche una possibilità di incontro, crescita e umanità condivisa.
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