Recensioni del libro “L’Italia nel mondo attraverso la sua lingua”
La diffusione della lingua italiana nel mondo non è un fenomeno lineare, né un semplice indicatore culturale. È un prisma che riflette mobilità, appartenenze, economie, memorie, desideri. Il volume L’Italia nel mondo attraverso la sua lingua, curato da Benedetto Coccia, Karolina Peric e Franco Pittau, Edizioni Apes, Roma, 2025, si colloca esattamente in questo spazio complesso, uno spazio che non è geografico, ma relazionale.
La presentazione al CNEL del volume, ha restituito con chiarezza questa visione. Non una celebrazione estetizzante dell’italiano, ma un’analisi corale, plurale, radicata nelle esperienze di chi la lingua la vive.
“La lingua italiana non è la più bella del mondo in astratto, ma diventa veicolo per fare relazione e intercultura…”
Con questa frase racchiude l’intero spirito del progetto. La lingua non come monumento, ma come movimento. Non come identità chiusa, ma come possibilità aperta.
Il quadro istituzionale, CNEL, MAECI e la diplomazia culturale
L’incontro al CNEL ha mostrato come la diffusione dell’italiano sia oggi un tema politico, sociale e istituzionale. Il CNEL, con il suo ruolo costituzionale e la sua storia di analisi dei fenomeni migratori, ha ricordato il mandato dell’ONC, organismo nazionale di coordinamento per l’integrazione degli stranieri, recentemente riattivato.
Il MAECI ha delineato un quadro globale: più di 1,5 milioni di studenti in oltre 110 paesi, 80 milioni di italofoni, l’italiano come sesta lingua più studiata al mondo.
“In Oceania è tra le prime quattro lingue studiate, anche grazie alla diaspora.”
Questi dati non sono solo numeri, sono indicatori di una presenza culturale che si muove insieme alle persone, alle imprese, alle reti diasporiche.
La diplomazia culturale, come ricordato dal Ministero, non è un accessorio, ma una leva strategica. La Settimana della Lingua Italiana, con i suoi 900 eventi in 80 paesi, mostra come la lingua sia un ponte di comprensione e un dispositivo di relazione internazionale.
Lo “spazio linguistico italiano”, un ecosistema vivo
Gli autori parlano di “spazio linguistico italiano”, riprendendo Tullio De Mauro. È un concetto che invita a guardare alla lingua come a un ecosistema, non come a un oggetto.
“L’italiano non è solo oggetto d’insegnamento formale, ma ecosistema in cui lingua, cultura ed economia si intrecciano…”
È un’immagine potente. La lingua come luogo, come tessuto, come relazione. E questo approccio dialoga con gli studi antropologici sul linguaggio come pratica sociale, come costruzione quotidiana di senso.
Lo “spazio linguistico italiano”, un ecosistema vivo
Gli autori parlano di “spazio linguistico italiano”, riprendendo Tullio De Mauro. È un concetto che invita a guardare alla lingua come a un ecosistema, non come a un oggetto.
“L’italiano non è solo oggetto d’insegnamento formale, ma ecosistema in cui lingua, cultura ed economia si intrecciano…”
È un’immagine potente. La lingua come luogo, come tessuto, come relazione. E questo approccio dialoga con gli studi antropologici sul linguaggio come pratica sociale, come costruzione quotidiana di senso.
Il quadro istituzionale, CNEL, MAECI e la diplomazia culturale
L’incontro al CNEL ha mostrato come la diffusione dell’italiano sia oggi un tema politico, sociale e istituzionale. Il CNEL, con il suo ruolo costituzionale e la sua storia di analisi dei fenomeni migratori, ha ricordato il mandato dell’ONC, organismo nazionale di coordinamento per l’integrazione degli stranieri, recentemente riattivato.
Il MAECI ha delineato un quadro globale: più di 1,5 milioni di studenti in oltre 110 paesi, 80 milioni di italofoni, l’italiano come sesta lingua più studiata al mondo.
“In Oceania è tra le prime quattro lingue studiate, anche grazie alla diaspora.”
Questi dati non sono solo numeri, sono indicatori di una presenza culturale che si muove insieme alle persone, alle imprese, alle reti diasporiche.
La diplomazia culturale, come ricordato dal Ministero, non è un accessorio, ma una leva strategica. La Settimana della Lingua Italiana, con i suoi 900 eventi in 80 paesi, mostra come la lingua sia un ponte di comprensione e un dispositivo di relazione internazionale.
Le testimonianze, la lingua come esperienza vissuta
La parte più viva del libro, e della presentazione, sono le voci. Una mediatrice di origine cinese racconta come la sua competenza biculturale le permetta di accompagnare imprese italiane in Cina. Un partecipante dal Camerun ricorda che conoscere più lingue significa conoscere più persone. Una giovane imprenditrice bengalese, cresciuta a Milano, ha aperto caffetterie a Londra dove l’italiano è diventato un marchio identitario. Queste sono storie che mostrano come la lingua non sia un codice, ma un modo di stare nel mondo.
Le criticità dei dati e la necessità di una governance linguistica
Il secondo volume affronta un nodo cruciale: la mancanza di dati aggiornati. Dopo la stima del 2010 di 8 milioni di studenti, il MAECI nel 2013 ha certificato “poco meno di 2 milioni”. E oggi? Mancano aggiornamenti sistematici. Senza dati, non si costruiscono politiche. E questo libro lo ricorda con forza.
Perché questo volume è importante oggi
Questo libro è importante perché restituisce una visione complessa, non retorica, non celebrativa. Mostra che la lingua italiana vive nelle persone, nei movimenti, nelle pratiche quotidiane. È un testo che parla all’Italia di oggi, un’Italia che è insieme paese di arrivo e di partenza, di radici e di rotte.
Riflessione personale e domanda aperta
Leggere questo volume significa attraversare storie, dati, politiche, memorie. Significa riconoscere che la lingua non è mai neutra, è un gesto di cura, un ponte, un luogo di incontro. È un modo per stare nel mondo, per riconoscersi e per riconoscere l’altro.
E allora mi chiedo… in una società che cambia così rapidamente, siamo davvero pronti a vedere la lingua come uno spazio condiviso, aperto, capace di accogliere e trasformare?
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