MIGRANTES – Ser Migrante con los MIGRANTES
Questo numero di Migrantes è, prima di tutto, un invito a spostare lo sguardo: dalle frontiere come linee di controllo alle frontiere come luoghi di relazione. La formula che attraversa il volume “ser migrante con los migrantes” es un camino de amor radical” non è solo uno slogan spirituale, ma una lente politica che legge ciò che sta accadendo oggi tra Canada, Stati Uniti, Messico, Centroamerica e, per riflesso, anche in Europa e in Italia.
“Ser migrante con los migrantes es un camino de amor radical… hacernos migrantes con los migrantes, crear una cultura de encuentro humana desde las distancias.”
Questa frase, riportata nella sezione “Essere un ponte di speranza per i migranti”, condensa il cuore del numero: non si tratta solo di parlare dei migranti, ma
Una rivista che tiene insieme cronaca, politica e vocazione
Il fascicolo è strutturato come un piccolo “atlante” del presente migratorio: Canada, Stati Uniti, Messico, Centroamerica, fino alla riflessione sulla vocazione scalabriniana, la spiritualità di san Giovanni Battista Scalabrini e le testimonianze di chi vive “essendo migrante con i migranti”.
- in Canada, l’attenzione si concentra sul rafforzamento del sistema di frontiera e di asilo;
- negli Stati Uniti, il focus è sulle operazioni di arresto di massa e sulla detenzione;
- in Messico e Centroamerica, la rivista entra nella fatica del ritorno e nella vulnerabilità dei corridoi migratori;
- nelle sezioni di vocazione, formazione e spiritualità, la mobilità umana diventa luogo teologico e pratica concreta di prossimità.
Questa composizione rende il numero particolarmente prezioso per chi, come il CSER, lavora da anni a tenere insieme analisi scientifica, memoria storica e narrazioni di vita—come già accade in contributi quali I migranti, vittime ignorate di ogni guerra, Iran inclusa o il Boletín Contexto Migratorio – Red Casas del Migrante Scalabrini, dove la guerra, le rotte e le vulnerabilità vengono lette in chiave comparativa e transnazionale.
Canada: il “super‑law” delle frontiere e la fragilità degli studenti e dei richiedenti asilo
La sezione dedicata al Canada riprende l’analisi di Douglas Todd e mostra come il Paese stia restringendo l’accesso ai nuovi arrivati attraverso il Bill C‑12, approvato nel dicembre 2025. La rivista ricorda che queste misure “affettano direttamente agli studenti, ai richiedenti asilo, ai genitori e ai nonni”, riducendo drasticamente i permessi rispetto a due anni fa. È un dato che dialoga con le tendenze globali: anche in Europa, come ricorda il CSER nel dossier Oltre i confini, la logica della “protezione” si traduce spesso in selezione e chiusura.
Stati Uniti: l’operazione “Blitz” e la normalizzazione della detenzione
La sezione successiva cita il Marshall Project e l’aumento degli arresti da parte dell’ICE in Illinois:
“1.600 persone trattenute… cifra maggiore di qualsiasi altro Stato”. La rivista non si limita al dato: lo inserisce in una riflessione più ampia sulla necessità di “essere un ponte di speranza”, soprattutto quando la detenzione amministrativa diventa routine. Le ricerche di MSF confermano questo quadro: migliaia di persone bloccate tra Messico e Centroamerica, esposte a violenze e privazioni, vittime di politiche “disumanizzanti”.
La vocazione scalabriniana: memoria e responsabilità
Il volume si chiude con una riflessione sulla vocazione scalabriniana e sulla figura di san Giovanni Battista Scalabrini, “il santo che ha fatto migrante con gli migranti”. Qui la spiritualità diventa lente sociologica: ricordare che anche gli italiani sono stati migranti significa interrogare le nostre paure attuali. È lo stesso approccio che ritroviamo nell’articolo CSER I migranti, vittime ignorate di ogni guerra, dove la memoria storica diventa strumento critico per leggere il presente.
Una breve riflessione finale: farsi toccare dalle frontiere
La forza di questo numero sta nel tenere insieme due livelli: da un lato, la durezza delle politiche (leggi, operazioni di polizia, numeri di arresti, riduzione dei permessi); dall’altro, un linguaggio che insiste sull’incontro, sull’incarnazione, sul “farsi migranti con i migranti”. Non è un linguaggio consolatorio: è una sfida.
Leggere Migrantes oggi significa accettare di essere spostati: capire che ciò che accade a un giovane studente straniero in Canada, a una madre fermata a Chicago, a una famiglia rimpatriata in Guatemala, parla anche di noi, della nostra idea di società, di sicurezza, di futuro. Per l’Italia, che continua a essere attraversata da arrivi, partenze e ritorni, questo numero è un promemoria potente: o impariamo a pensare la migrazione come spazio di responsabilità condivisa, o continueremo a subirla come “problema” da delegare a leggi sempre più dure e a confini sempre più lontani.

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