MIGRANTES – Hacer visibile lo que hemos vuelto invisible
La sanación en el reencuentro familiar de personas deportadas emerge come una delle realtà più urgenti dell’attuale contesto migratorio. Il volume Migrantes – revista de información y pastoral migratoria Fondazione Migrantes (set–dic 2025) dedica ampio spazio a questo tema, in particolare attraverso l’articolo di P. Percy Cervera, C.S., che analizza come il ritorno forzato riveli ferite profonde ma apra anche percorsi di speranza.
Un contesto migratorio segnato da paure e invisibilità
L’argomento della sanazione nel reencuentro familiare dei deportati rappresenta oggi una delle tante sfide urgenti della pastorale migratoria. Nel volume Migrantes – revista de información y pastoral migratoria (set-dic 2025), la sezione Acontecer migratorio dedica ampio spazio a questa realtà, offrendo una riflessione profonda e radicata nell’esperienza scalabriniana. L’articolo di P. Percy Cervera, C.S., si inserisce in una narrativa globale in cui le migrazioni vengono raccontate come un problema, dove migranti sono percepiti come una minaccia più che come persone portatrici di speranza.
Hacer visible lo que hemos vuelto invisible
Il volume sottolinea come, nel dibattito pubblico contemporaneo, “hemos vuelto invisibile lo que deberìa ser visible”, una frase che ci invita rifflettere invitandoci a recuperare lo sguardo sulle migrazioni, spesso ridotte a cifre o a emergenze. Cervera parte proprio da questo i migranti spesso vengono rappresentati come una minaccia. Ma dietro ogni storia ci sono famiglie, ferite e speranze.
Vanessa Klinger
Il caso dei bambini guatemaltechi: quando la sanazione inizia nell’attesa
Uno degli episodi più toccanti raccontati da Cervera riguarda un gruppo di bambini guatemaltechi che, nell’agoston2025, rischiava la deportazione. La decisone di un giudice a sospeso il provvedimento, ma le ore di attesa per i famigliari sono state piene di angoscia. Molte madri in lacrime sospese tra paure e speranza: è in questo spazio secondo l’autore, “inicia el proceso de sanacion y del reecuentro familiar”.
La sanazione, infatti, non è un evento improvviso. È un cammino che nasce nell’attesa, nella vulnerabilità condivisa, nella comunità che si stringe attorno a chi soffre. Presentata come un processo di spiritualità, perché la fede permette di trasformare la ferita in possibilità di ricominciare.
Effetti sistemici sulle comunità e sui migranti
L’articolo del CSER dedicato alla testimonianza di Francisco Pellizzari scritto da P. Lorenzo Prencipe. Apre con una descrizione molto concreta della gestione delle deportazioni dagli Stati Uniti verso il Guatemala: voli militari, arrivi improvvisi, mancanza di coordinamento istituzionale. Questo quadro iniziale non è solo un contesto operativo, ma rappresenta la chiave interpretativa dell’intero fenomeno.
Proprio da questa immagine iniziale — i migranti che scendono dagli aerei, spesso di notte, spaesati e senza alcun supporto — si sviluppa una riflessione più ampia sulle conseguenze sociali, psicologiche e politiche delle deportazioni. Il racconto di Pellizzari, infatti, non si limita a denunciare la durezza delle procedure, ma invita a interrogarsi su ciò che accade dopo l’atterraggio, quando la vita dei migranti deve ricominciare in un Paese che molti di loro non riconoscono più. La deportazione come dispositivo di potere. L’atto di rimandare indietro migliaia di persone senza preavviso non è solo una misura amministrativa, ma un gesto politico che produce effetti profondi sulle comunità di origine, ma l’inizio di una nuova fase di vulnerabilità. Un altro scenario molto importante da tenere conto de cui poco se ne parla, molti deportati sono cresciuti negli Stati Uniti, parlano poco lo spagnolo, non hanno reti familiari in Guatemala. Il ritorno forzato li colloca in una terra che è formalmente la loro patria, ma che non riconoscono più. Le ricerche del Migration Policy Institute mostrano che oltre il 30% dei deportati tenta nuovamente il viaggio entro due anni. La deportazione, quindi, non interrompe il flusso: lo ricicla, lo rende più rischioso e più costoso.
Forse la vera sfida, oggi, è proprio questa: trasformare la migrazione da problema da contenere a realtà da comprendere, da affrontare con politiche lungimiranti, coordinate e soprattutto umane. Solo così sarà possibile spezzare il ciclo delle espulsioni e costruire percorsi di mobilità che non siano segnati dalla paura, ma dalla possibilità.
Perché leggerlo?…
La rivista offre un approccio unico perché intreccia analisi sociale, testimonianze pastorali e riflessioni spirituali. Ogni numero permette di comprendere non solo le dinamiche geopolitiche, ma anche i processi interiori che attraversano i migranti: paura, speranza, resilienza, fede.

MIGRANTES “Il mondo avanza, la Chiesa non può rimanere in dietro”
“Il mondo avanza, la Chiesa non può rimanere in dietro” Di Madaì Bonilla Il nuovo numero di MIGRANTES (maggio-agosto-2025) si apre con le parole di San Giovanni Battista Scalabrini, che sono ancora oggi valide più che mai. Di fronte alla politica che dà priorità agli interessi economici e giustifica guerre per

Migranti Press numero 10 di ottobre 2025
Il numero 10/2025 di Migranti Press, il periodico mensile della Fondazione Migrantes Anno XLVI, porta all’attenzione dei lettori l’ultimo rapporto pubblicato: “Giovani protagonisti silenziosi”, XXXIV Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025 Una panoramica completa sulle sfide e le speranze legate all’immigrazione in Italia. Il Dossier analizza come la mobilità giovanile stia ridefinendo

Visto dal Guatemala. Parla Francisco Pellizzari
Deportazioni show, «ma il bullismo non fermerà mai le migrazioni» (Articolo da Il Manifesto, di Simona Carnino) «Qui lo show delle deportazioni di Trump è iniziato in un clima di terrore che non risparmia nessuno, nemmeno noi delle organizzazioni locali». Francisco Pellizzari, padre scalabriniano e direttore della Casa del Migrante

Leave a Comment