L’Africa mediata 2025 – Quando il racconto diventa la realtà
Questa edizione cerca di analizzare come viene rappresentata africa in Italia, allo stesso tempo esplora la percezione degli italiani sulla africa, hanno anche la consapevolezza della influenza che possono avere sul pensiero del collettivo, anche sulla politica ed economia.
Narrazioni sull’Africa nei media italiani: una recensione critica e umanizzata tra dati, voci e memorie
Le narrazioni sull’Africa nei media italiani continuano a influenzare profondamente il modo in cui il continente viene percepito. Il dossier Africa Mediata 2025 lo afferma con una chiarezza che invita alla responsabilità: «Il modo in cui si racconta un continente può alimentare pregiudizi, distanza, paura. Oppure può costruire ponti di conoscenza» (Premessa, Africa Mediata 2025). È una frase che apre il rapporto come un monito e, allo stesso tempo, come un invito a ripensare il nostro sguardo.
Un continente quasi invisibile nei media italiani
Il quadro delineato dal dossier è netto: nel 2024 le notizie sull’Africa nelle prime pagine dei quotidiani italiani sono diminuite del 50% rispetto al 2023. Non solo poche, ma anche ripetitive. Il 77,3% riguarda l’“Africa qui”, cioè migrazioni, cronaca, emergenze; solo il 22,7% parla dell’“Africa là”, e quasi sempre in relazione a «guerra, terrorismo, crisi».
Le persone africane e afrodiscendenti compaiono in TV solo nell’1,2% dei casi, spesso «interpellate esclusivamente in quanto migranti o musulmane».
Il rapporto lo sintetizza così: «Una rappresentazione monocromatica e ripetitiva». Un’Africa che non parla, ma viene parlata. Un’Africa che non racconta, ma viene raccontata.
Le voci che resistono: Nafissatou Diallo e il CSER
In questo panorama, le narrazioni del CSER diventano fondamentali perché restituiscono voce, complessità e soggettività. Il racconto autobiografico I colori di una vita. Figlia di Dakar di Nafissatou Diallo rompe la linearità del discorso mediatico. Diallo scrive: «La mia vita non è iniziata con il viaggio, ma molto prima, tra le mani di mia madre e le strade di Dakar» (CSER).
È una frase semplice, ma profondamente politica: ricorda che la migrazione non è l’inizio di una vita, ma un capitolo di una storia più lunga, che i media raramente raccontano.
Il podcast CSER A casa loro aggiunge un altro strato: quello della memoria storica. Il titolo stesso ribalta la retorica del “tornate a casa vostra”. Gli autori ricordano che «prima di chiedere a qualcuno di tornare a casa, bisognerebbe conoscere la storia che ha portato quella persona fin qui» (CSER, A casa loro).
E questa storia, spesso, passa per il colonialismo. Non come evento lontano, ma come struttura che continua a modellare sguardi e narrazioni. È ciò che Africa Mediata descrive come «linee e confini che danneggiano coloro che sono destinati a essere visti».
Le narrazioni SIHMA: la migrazione raccontata in prima persona
Le testimonianze raccolte da SIHMA nella serie Narratives of Migration in Africa aggiungono un tassello ulteriore: la migrazione come esperienza umana, non come emergenza.
- Glodine, dallo Zambia, parla di «sfide inattese con documentazione, lavoro e integrazione», superate grazie a «resilienza e determinazione» (SIHMA).
- Naomi, dallo Zimbabwe, afferma: «Migration brings hardships, but determination can lead to new opportunities» (SIHMA).
- Sandrina Samba Bulimba, dalla RDC, racconta un’infanzia «in una zona di guerra» e un viaggio «pericoloso, con persone che soffrivano e morivano lungo il percorso» (SIHMA).
- Moffo Christian Foo, dal Camerun, dice di aver dovuto «flee for his life» (SIHMA).
Sono storie che restituiscono complessità, agency, vulnerabilità e forza. Storie che mostrano ciò che i media italiani raramente raccontano: la migrazione come scelta, rischio, speranza, non come minaccia.
Perché serve una nuova narrazione
Il sondaggio Ipsos citato nel dossier conferma quanto questo cambiamento sia necessario: l’82% degli italiani (88% tra i giovani Gen Z) chiede un’informazione più equilibrata (Africa Mediata 2025). Eppure, le parole più associate all’Africa restano «povertà, malattie, migrazione» (Indagine Ipsos).
Le voci del CSER e di SIHMA mostrano invece un’Africa fatta di creatività, resilienza, memoria, futuro. Un’Africa che non è solo luogo di partenze, ma anche di radici, di ritorni, di possibilità.
Conclusione: restituire dignità al racconto
Mettere insieme Africa Mediata, Figlia di Dakar, A casa loro e le Narratives di SIHMA significa cambiare prospettiva. Significa passare dall’Africa raccontata per gli italiani all’Africa raccontata con e dalle persone africane.
Come scrive Amref: «Serve un giornalismo che ascolti» (Premessa). Come afferma Diallo: «Io sono qui per raccontare la mia storia, non per essere raccontata» (CSER). Come ricorda Naomi (SIHMA): «Never give up».
È forse da qui che può partire una nuova narrazione: dall’ascolto, dalla complessità, dalla dignità delle storie.
Vanessa Klinger

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