La Comunità Pakistana in Italia
L’edizione del rapporto annuale 2025 curato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali delinea il profilo di una delle comunità più dinamiche e radicate nel tessuto socioeconomico italiano. La comunità pakistana si conferma un pilastro fondamentale della presenza non comunitaria in Italia, con tratti demografici e occupazionali distintivi.
Dinamiche demografiche e popolazione soggiornante
Stando al rapporto annuale, al 31 dicembre 2024, i cittadini pakistani regolarmente residenti in Italia sono 159.680. I dati confermano che negli ultimi vent’anni, questa comunità ha vissuto un’espansione eccezionale (+390,6%), passando dalle circa 32.000 unità del 2005 alle quasi 160.000 attuali. Solo nell’ultimo anno, la crescita del 13,2% ha superato nettamente la media degli altri cittadini non comunitari (+5,6%), spinta soprattutto dai nuovi ingressi.
All’interno di questo scenario, la comunità pakistana mantiene una posizione di rilievo tra le prime dieci nazionalità extra-UE per numero di regolarmente soggiornanti. La comunità presenta un marcato squilibrio di genere: Si osserva una netta prevalenza della componente maschile, con tassi di inattività femminile che rimangono tra i più alti il 77,2% è composto da uomini e solo il 22,8% da donne, collocandosi al primo posto tra le principali collettività per minore presenza femminile, seguita a breve distanza da quella bangladese. La comunità pakistana continua a mostrare una vitalità demografica sostenuta anche dalle acquisizioni di cittadinanza.
Distribuzione territoriale e modalità di soggiorno
Secondo i dati ISTAT, la distribuzione dei cittadini pakistani sul territorio nazionale non è omogenea, con una concentrazione prevalente nelle regioni del Nord e del Centro Italia, dove l’opportunità lavorative nei settori manifatturiero e agricola sono maggiori.
Nel 2024, i nuovi permessi di soggiorno per i cittadini pakistani sono stati 17.217. Sebbene si sia registrata una netta diminuzione rispetto all’anno precedente (-21%, un calo più marcato della media nazionale), la comunità rimane al quinto posto per numero di nuovi ingressi.
tipologia di permessi:
Asilo e protezione internazionale: Rappresentano la causa principale (circa i due terzi del totale), nonostante una flessione del 40,6%. Il Pakistan è al terzo posto per questa motivazione (dopo Ucraina e Bangladesh), a conferma del peso dei flussi migratori non programmati.
Motivi familiari: I motivi familiari rappresentano una delle principale ragione di ingresso e permanenza con una quota del 28,4%.
Lavoro: Riguarda solo il 7% dei nuovi titoli, segnando un crollo del 34% rispetto ai dati dell’anno scorso.
Mercato del Lavoro e Settori di Impiego
Il contributo economico della comunità pakistana è marcato sia dal lavoro dipendente che dall’imprenditorialità: i settori chiavi sono: l’industria, l’agricoltura e i servizi come la ristorazione e il commercio al dettaglio. I titolari di imprese individuali confermano una forte propensione all’autoimprenditorialità. i settori economici evidenzia una significativa concentrazione nel comparto industriale, dove è impiegato il 33% dei lavoratori della comunità. Seguono il settore dei Trasporti e dei servizi alle imprese, che assorbe il 20,8% degli occupati, e il Commercio, con una quota pari al 16,3%.
Minori non accompagnati (MSNA)
I dati ufficiali del rapporto 2025 evidenzia una sfida persistente, negli ultimi anni, la comunità ha visto crescere l’attenzione verso i minori stranieri non accompagnati (MSNA). I dati più recenti, aggiornati a giugno 2025, ci dicono che i ragazzi pakistani in questa situazione sono 410, un numero calato del 21% in un solo anno. L’identikit è molto preciso: si tratta quasi solo di ragazzi maschi (99,8%) e nella maggior parte dei casi sono diciassettenni (67%), ormai a un passo dall’età adulta.
In sintesi: L’edizione 2025 del rapporto restituisce l’immagine di una comunità pakistana che ha scelto l’Italia non solo come meta di passaggio, ma come nuova casa. Se da un lato l’imprenditorialità e il ricongiungimento familiare testimoniano un successo nel processo di integrazione, dall’altro restano nodi da sciogliere: la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro e la gestione dei flussi dei minori soli rappresentano le vere sfide per il futuro.
Madaì Bonilla

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