Il mortaio di Gaspare – storie di una famiglia italiana di Tunisi (1893-1973)
Il volume di Maria Bianca Pinco è molto più di un racconto famigliare: è uno step importantissimo della storia degli italiani di Tunisia, una comunità spesso dimenticata ma centrale nella storia delle migrazioni italiane nel Mediterraneo.
La prefazione di Silvia Finzi coglie perfettamente il senso del libro: «Per chi è figlio dell’emigrazione, la memoria fa le veci dell’identità.»
Ed è proprio questa memoria – viva, affettiva, talvolta disordinata, “alla baballa” come dice l’autrice, a guidare il lettore in un viaggio pieno di immagini e racconti che attraversa ottant’anni di storia familiare e collettiva.
Casa Editrice: ATS Italia Editrice
Una bambina nel protettorato di Tunisi
Pinco apre il racconto della sua infanzia: la scuola, gli amici, le lingue che si intrecciano in casa l’italiano, siciliano dei nonni trapanesi, il francese della vita pubblica.
È un mondo multiculturale, stratificato, dove gli italiani di Tunisia costruiscono una quotidianità fatta di lavoro, sacrifici e crescita. Mantenendo con sé anche le tradizioni porate dall’altra sponda del mare.
Il libro tramanda con delicatezza la complessità di crescere in una terra che è casa, ma che non smette mai di ricordarti che sei “altro”.
I ragazzi italiani di Tunisia: amicizie, regole e matrimonio combinati
Uno dei capitoli più vividi è dedicato ai giovani italiani di Tunisia. L’autrice racconta la scuola, le dinamiche tra coetanei, le prime emozioni, ma anche le rigide aspettative familiari.
Colpiscono i racconti dei matrimoni combinati, delle madri severe, delle regole non scritte che governano la vita dei ragazzi. È un affresco sociale prezioso, che permette di comprendere come la comunità italiana cercasse di mantenere coesione e identità in un contesto coloniale complesso.
Perché leggerlo?…
Racconta una migrazione italiana poco conosciuta, ma fondamentale per capire la storia mediterranea, mostrando come le identità diasporiche si costruiscono attraverso la memoria familiare. Il potere della testimonianza diretta, sincera e non filtrata da retoriche nostalgiche, restituisce dignità e voce agli italiani di Tunisia spesso dimenticati dai manuali di storia. Permette di riflettere sul valore della memoria come strumento di trasmissione culturale.
È un testo che parla non solo agli studiosi, ma a chiunque abbia radici altrove o voglia comprendere cosa significhi vivere tra due mondi.
Vanessa Klinger

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