Giornata Internazionale per l’abolizione della schiavitù – 2 dicembre
Di Madai Bonilla
La Giornata internazionale contro ogni forma di schiavitù è stata istituita dall’ Assemblea delle Nazioni Unite il 2 dicembre del 1949 per ricordare l’approvazione della convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui.
La giornata mondiale per l’abolizione della schiavitù è nata per ribadire quanto sancito nel 1948 nell’articolo 4 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:
Articolo 4. Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Eredità del passato, realtà contemporanea
Molti considerano la schiavitù un tema legato al passato, un problema già superato, a causa della sua lunga storia e della abolizione formale in molti paesi, ma la realtà contemporanea e ben diversa: nonostante ciò, la schiavitù moderna continua a esistere in varie forme, come traffico di essere umani in tutte le sue forme, sfruttamento del lavoro, sfruttamento sessuale e lavori minorili.
Per ricordare questo problema e il ruolo di ognuno nel combatterlo, il 2 dicembre si celebra la Giornata Internazionale per l’abolizione della schiavitù.
Catene moderne della schiavitù
Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), il lavoro forzato e i matrimoni forzati sono aumentati considerevolmente negli ultimi cinque anni. Nel 2021, le persone in situazioni di schiavitù moderna erano 10 milioni in più rispetto al 2016, portando il totale a 50 milioni in tutto il mondo.
Il termine “schiavitù moderna”, pur non avendo una definizione legale formale, funge da espressione ombrello per includere diverse forme di sfruttamento, come il lavoro e il matrimonio forzato. Descrive condizioni in cui le persone sono intrappolate in situazioni di abuso e non possono fuggire a causa di violenza, minacce, coercizione, inganno o abuso di potere. Questo fenomeno è diffuso a livello globale, presente in quasi tutte le nazioni e trasversale a etnie, culture e religioni. In particolare, oltre la metà (52%) dei casi di lavoro forzato e un quarto dei matrimoni forzati si verificano in paesi con reddito medio-alto o alto. L’OIL ha adottato un nuovo Protocollo giuridicamente vincolante , entrato in vigore nel novembre 2016, volto a rafforzare la lotta contro il lavoro forzato in tutto il mondo .
I migranti e la Schiavitù moderna in Italia
I migranti rappresentano una delle categorie più vulnerabili a rischio di sfruttamento. La mancanza di canali di ingressi legali e sicuri spinge molte persone ad affidarsi a trafficanti di essere umani, sponendole a gravi violazioni dei propri diritti sfocando nella riduzione di schiavitù.
La schiavitù moderna, dunque, si basa sulla dipendenza e la vulnerabilità delle vittime. Per i migranti i principali fattori di rischio includono:
- Irregolarità del soggiorno: la mancanza di documenti validi o il loro sequestro da parte degli sfruttatori rendono le vittime legalmente “invisibili” e ricattabile.
- debito contratto con i trafficanti: i costi elevati del viaggio e i debiti successivi creano una dipendenza economica che facilita lo sfruttamento.
- isolamento sociale e linguistico: la difficoltà di comunicazione e la mancanza di reti sociali aumentano l’isolamento delle vittime.
- povertà e necessità economica: la ricerca disperata di lavoro per sostenere sé stesse e la famiglia nel paese di origine.
Le vittime di schiavitù moderna in Italia, spesso migranti, sono coinvolte in diverse forme di sfruttamento ad esempio:
- lavori forzati: prevalentemente in lavori come l’agricoltura (caporalato), l’edilizia e il lavoro domestico dove è diffuso il lavoro informale.
- sfruttamento sessuale: prevalentemente donne e ragazze, spesso vittime di tratta gestite da reti di organizzazioni criminali.
- attività criminali forzate: forma in cui le vittime sono costrette a compiere azioni sotto minacce.

Alcuni Dati Rilevanti
Secondo le stime globali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e THE GLOBAL SLAVERY INDEX
- 50 milioni di persone vivevano in condizioni di schiavitù moderna, di cui 27,6 milioni erano costrette al lavoro forzato e 22 milioni a matrimoni forzati.
- Dei 27,6 milioni di persone in situazioni di lavoro forzato, 17,3 milioni sono sfruttate nel settore privato; 6,3 milioni sono in situazioni di sfruttamento sessuale commerciale forzato e 3,9 milioni sono in situazioni di lavoro forzato imposto dallo Stato.
- Le donne e le ragazze rappresentano 4,9 milioni di persone sottoposte a sfruttamento sessuale commerciale forzato e 6 milioni di persone sottoposte a lavoro forzato in altri settori dell’economia.
- Il 12 % delle persone costrette al lavoro forzato sono bambini. Più della metà di questi bambini sono vittime di sfruttamento sessuale a fini commerciali.
- La regione Asia-Pacifico ha il numero più alto di persone costrette al lavoro forzato ( 15,1 milioni ) e gli Stati arabi hanno la prevalenza più alta ( 5,3 ogni mille persone).
- Affrontare la carenza di lavoro dignitoso nell’economia informale, come parte di più ampi sforzi di formalizzazione economica, è una priorità per far progredire la lotta contro il lavoro forzato.

Impegnarsi per combattere la schiavitù moderna:
La Giornata Internazionale per l’Abolizione della Schiavitù evidenzia come la schiavitù persista in forme moderne, spesso difficile da individuare.
In Italia, il contesto migratorio accresce la vulnerabilità dei migranti, rendendole prede facile per lo sfruttamento in particolare nel settore agricolo.
L’Italia e le organizzazioni Internazionali lavorano per contrastare il crimine, identificare e proteggere le vittime, ma la complessità del fenomeno richiede una maggiore collaborazione Internazionale.
Ricordare la Giornata internazionale contro ogni forma di schiavitù, significa assumersi la responsabilità di agire in prima persona, con l’obiettivo di contribuire all’abolizione della schiavitù moderna.
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