
Giornata Internazionale della Tolleranza
Di Madaì Bonilla e Carola Perillo
Artigiani della Tolleranza
Ogni giorno siamo testimoni di guerre contro l’uomo, contro l’umanità. Siamo testimoni di intolleranze appena mettiamo piede in strada.
Intolleranti verso il diverso da noi, verso un’altra lingua, verso il colore della pelle.
In Italia la Giornata Internazionale della Tolleranza assume un significato particolarmente rilevante nel contesto migratorio, che presenta sfide complesse e dibattiti accesi sull’integrazione e la convivenza.

Dichiarazione della Giornata Internazionale
La Giornata Internazionale della Tolleranza è stata istituita dalla UNESCO il 16 novembre 1995 in occasione del 50° anniversario delle Nazioni Unite.
La Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza definisce la tolleranza non come “concessione, coincidenza o indulgenza”, ma come “il rispetto, l’accettazione e l’apprezzamento della ricca varietà delle culture del nostro mondo, delle nostre forme di espressione e dei modi di esprimere la nostra natura umana”.
In particolare l’art. 1 della Dichiarazione recita:
“La tolleranza è dunque qualcosa di diverso dalla mera indulgenza, dalla concessione o dalla coincidenza. Essa è l’apertura, il rispetto, la solidarietà e l’accettazione della ricchezza della diversità degli esseri umani.”
L’art. 5 chiarisce l’impegno ad azioni concrete:
“We commit ourselves to promoting tolerance and non-violence through programmes and institutions in the fields of education, science, culture and communication.”

Tolleranza e immigrazione in Italia
Il contesto contemporaneo e la situazione migratoria in Italia offrono un campo di analisi privilegiato per esplorare la pertinenza e le sfide di questo concetto di tolleranza.
Alcuni dati rilevanti
- Tra il 2019 e il 2022 l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ha registrato 5.277 istruttorie per casi segnalati di discriminazione, di cui 559 erano basati su razza o origine etnica.
- Secondo il Censis (58° Rapporto Sicurezza e Cittadinanza), il 62,4% degli stranieri intervistati ha dichiarato di aver subito discriminazioni; il 26% ne è ancora vittima; il 23,4% è stato rifutato per un impiego a causa della provenienza e il 29,4% non ha ottenuto un alloggio per il fatto di essere straniero.
- Secondo il European Commission against Racism and Intolerance (ECRI) nell’ultimo rapporto sull’Italia si evidenzia che nel 2023 il 10,1 % degli studenti delle scuole secondarie italiani ha dichiarato di aver subito atti di bullismo per la propria origine etnica, l’8,1 % per motivi di orientamento sessuale (in crescita rispetto agli anni precedenti).
- Secondo il rapporto “Mappa dell’Intolleranza 7.0” (2023) tra i gruppi più frequentemente bersagliati risultano donne (43,70 %), musulmani/ islamici (19,57 %), persone con disabilità (16,43 %), ebrei (7,60 %).
- Il Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD) ha espresso preoccupazione perché l’Italia non fornisce dati aggiornati sul numero di denunce e casi adeguatamente investigati riguardo a discriminazione razziale, discorso d’odio e violenza razzista.
Tolleranza e convivenza interculturale
Il tema della tolleranza assume un rilievo cruciale in un contesto migratorio: la presenza di cittadini di origine straniera comporta anzitutto un incontro (e spesso uno scontro) culturale — di lingue, di forme di religiosità, di modi di abitare lo spazio pubblico.

La tolleranza, come definita dalla Dichiarazione UNESCO, significa rispetto e accettazione della diversità, ma anche valorizzazione della varietà culturale: non si tratta solo di «lasciare fare», ma di promuovere una convivenza attiva e inclusiva.
In una società che accoglie e convive con migranti, questo significa:
- riconoscere e garantire i diritti umani fondamentali di tutte le persone, indipendentemente dalla loro origine;
- promuovere l’educazione interculturale e linguistica, che rende la diversità una risorsa e non un ostacolo;
- attivare politiche che superino la mera tolleranza passiva e diventino strumenti di inclusione, partecipazione, cittadinanza attiva.
In Italia, dunque, la tolleranza collettiva ed istituzionale è chiamata a un salto di qualità: non basta che il migrante sia «tollerato», occorre che sia incluso nella comunità, che partecipi e che la società ospitante riconosca la sua presenza come parte della comunità. È fondamentale «accogliere e valorizzare la diversità».
L’occasione per ripartire dalla formazione e dall’educazione
La Dichiarazione UNESCO individua nell’educazione lo strumento primario per promuovere la tolleranza e prevenire conflitti:
“The function of education is to help young people and adults to learn to live together peacefully, to develop awareness of others and of the environment.” (Follow-up Plan of Action)
Per l’Italia, l’integrazione dei migranti passa necessariamente attraverso percorsi educativi e di dialogo interculturale. Le scuole e le università, in particolare, possono essere laboratori di cittadinanza attiva e inclusiva, dove la diversità culturale è percepita come una risorsa e non come un ostacolo.
Impegno ad agire
La situazione migratoria in Italia evidenzia la necessità di superare una prospettiva emergenziale, in favore di una visione di lungo periodo che promuova l’inclusione, il dialogo interculturale e la valorizzazione della diversità.
Il principio di tolleranza, come indicato dalla Dichiarazione UNESCO, non è solo morale ma anche «political and legal requirement».
In concreto, questo significa:
- politiche pubbliche che non trattino i migranti come «problema», ma come parte integrante della società;
- investimento in inclusione lavorativa, abitativa e sociale dei migranti;
- promozione di relazioni interculturali nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro;
- contrasto attivo alle discriminazioni razziali, etniche e culturali, che minano la coesione sociale.
Solo attraverso l’impegno collettivo e consapevole è possibile costruire una società che rispetti pienamente i principi di tolleranza e che riconosca la dignità di ogni persona, indipendentemente dall’origine, dalla lingua o dal credo.
Essere artigiani della tolleranza significa assumersi la responsabilità — individuale, comunitaria e istituzionale — di tessere relazioni di rispetto, di dialogo e di accoglienza.
In un’Italia che cambia demograficamente e culturalmente, questo compito diventa ancora più urgente e significativo.
L’incontro con i migranti non è solo una sfida: è un’opportunità per costruire una convivenza fondata non sulla semplice tolleranza passiva, ma su un’apprezzamento attivo della diversità e sulla costruzione di una società interculturale.
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