Comunità Migranti a Bari – Rapporto annuale 2025
Parlare di migranti a Bari nel 2025 significa vedere la città non solo come un luogo, ma come un organismo vivente, ricco di mobilità, desideri, vulnerabilità e nuove forme di appartenenza. Il nuovo rapporto La presenza dei migranti nelle Città metropolitane (2025). Ci offre un’immagine preziosa e complessa: una Bari che cresce, cambia e si apre, ma che allo stesso tempo mostra fragilità strutturali e sfide ancora da affrontare. Il documento sottolinea che «i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti nella Città metropolitana di Bari, al 31 dicembre 2024, sono 39.090», che corrispondono all’1% del totale nazionale. Inoltre, evidenzia che Bari «è seconda, tra le Città metropolitane, per incremento percentuale delle presenze extra UE», con un sorprendente +17% in un solo anno. Questi numeri non sono solo statistiche: rappresentano vite, storie, famiglie e percorsi di ricerca e radicamento. Sono il tessuto quotidiano di una città in trasformazione.
Perché questo rapporto è fondamentale per Bari
Il rapporto non è solo un semplice documento pieno di statistiche: è un vero e proprio strumento per comprendere la società. Ci invita a osservare Bari con occhi diversi. Grazie ai dati forniti dall’ISTAT e dal Ministero dell’Interno, possiamo scoprire chi sono i migranti che vivono a Bari, da dove provengono, come si distribuiscono sul territorio e quali percorsi familiari e lavorativi intraprendono. La comunità più numerosa e quella albanese (23%), seguita da quella georgiana e cinese. Questi dati non sono neutrali, raccontano storie di legami storici, reti familiari e rotte migratorie consolidate:
- Mostra le fragilità del mercato del lavoro: Inoltre, il rapporto mete in luce la situazione sul mercato del lavoro, con una certa fragilità. Il tasso di occupazione trai non comunitari è il più basso tra le 14 città metropolitane, «50% rispetto al 61,3% nazionale». D’altra parte, il tasso di occupazione è molto elevato «20,7%». Questi numeri parlano di precarietà, di lavori stagionali e contratti brevi, ma anche di un sistema economico che fatica a valorizzare le competenze e le potenzialità.
- Indica le traiettorie future dell’integrazione: in fine ci indica le traiettorie future dell’integrazione. Il calo dei lungosoggiornanti /dal 60,8% al 49,3%) e l’aumento dei permessi per protezione internazionale (38,8%, il valore più alto d’Italia) dimostrano che Bari è oggi un punto di arrivo, più che un luogo di stabilizzazione. È una città che accoglie, ma che deve ancora costruire percorsi di radicamento duraturi.
Uno sguardo di Bari come città di soglia
Da un punto di vista antropologico, Bari si presenta come una città “di soglia” un luogo dove si entra, si attraversa e si cerca di rimanere. È una città che vive di movimento e si definisce attraverso le relazioni che si instaurano nei suoi quartieri, nelle scuole, nei mercati e nei lughi di lavoro. Il rapporto evidenzia che «tra i cittadini di Paesi terzi nel territorio in esame, il genere maschile prevale (53,6%)», un chiaro segnale di una migrazione ancora legata a modelli individuali e lavorativi. Tuttavia, la presenza di «8.276 alunni non comunitari» nelle scuole di Bari racconta un’altra storia, quella delle seconde generazioni che stanno già trasformando la città dall’interno, portando con sé nuove lingue, nuove abitudini e nuove forme di appartenenza che arricchiscono la Bari odierna.
Il mercato del lavoro: tra agricoltura e servizi
Il rapporto mette in luce una forte polarizzazione in quanto al mercato contadino «22,6% degli occupati non comunitari», servizi diversi dal commercio «43,6%». Le assunzioni nel 2024 si sono concentrate soprattutto nel settore agricolo «50,7%». E la precarietà è davvero allarmante «l’86,5% dei contratti di lavoro attivati è a tempo determinato».
Questi dati raccontano di un’integrazione ancora fragile, spesso legata a lavori faticosi e poco tutelati, che non garantiscono una vera stabilità. Ma evidenziano anche una presenza fondamentale per interi settori dell’economia locale.
Imprenditorialità migrante: un potenziale da valorizzare
Le aziende a conduzione non comunitaria ammontano a 3.826, il che corrisponde al 2,8% del totale. Questo numero è inferiore alla media nazionale del 9%, ma rappresenta un potenziale enorme, un capitale umano e culturale che, se supportato adeguatamente, potrebbe davvero contribuire allo sviluppo economico della città.
Bari e il Global Compact ONU: il lavoro dignitoso come chiave di sviluppo
Il rapporto si allenai in quanto emerso al Sesto SDG Forum del Global Compact ONU, che si è tenuto a Bari nel 2024.
Nel comunicato ufficiale si sottolinea che l’incontro ha posto al centro «migranti, aziende e lavoro dignitoso», evidenziando l’importanza di costruire filiere inclusive. Sia il rapporto che il Forum concordano su un punto di vista fondamentale: l’inclusione lavorativa dei migranti non è solo una questione sociale, ma rappresenta un pilastro dello sviluppo sostenibile.
Riflessione finale CSER
La presenza dei migranti nelle Città metropolitane 2025 ci ricorda che Bari non è solo un punto di passaggio, ma un vero e proprio laboratorio sociale dove si sperimentano nuove forme di convivenza, lavoro e cittadinanza. Analizzare questi dati significa riconoscere la complessità dei percorsi migratori e, al contempo, la loro capacità di generare valore, innovazione e futuro.
Per il Centro Studio Emigrazione leggere il rapporto è un invito a riflettere sulle storie e ai processi che stanno trasformando il nostro Paese. Parlare di migranti a Bari nel 2025 significa parlare di un’Italia in evoluzione – e del modo in cui scegliamo di viverla insieme.
La presenza dei migranti nelle Città metropolitane: pubblicato il rapporto annuale

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