Chi arriva, chi parte – Un Italia in movimento (Report ISTAT, 2024-2025)
Migrazioni, nel 2025 cresce il saldo con l’estero: 440mila ingressi e 144mila uscite (Report ISTAT, 2024-2025)
Nel 2025 l’Italia registra 440mila immigrazioni dall’estero e 144mila emigrazioni, con un saldo migratorio complessivo positivo di 296mila persone. Il nuovo report Istat sulle migrazioni interne e internazionali mostra un saldo in crescita rispetto alle +263mila unità del 2024, determinato soprattutto dalla forte riduzione delle partenze verso l’estero.
Più ingressi, meno partenze: saldo estero in crescita
Gli ingressi dall’estero diminuiscono leggermente rispetto all’anno precedente, del 2,6%. La componente largamente prevalente è costituita dai cittadini stranieri: 383mila, oltre l’87% del totale, mentre sono circa 56mila gli italiani che rientrano nel Paese.
Sta cambiando anche la geografia dell’immigrazione. Gli arrivi dall’Asia aumentano del 18,6%, mentre diminuiscono quelli dall’America latina e dall’Europa. Il Bangladesh, con circa 37mila ingressi, è il primo Paese di provenienza, seguito dal Marocco, con 36mila arrivi e un incremento del 48,4%. Crescono inoltre gli ingressi da Pakistan, India e Perù; diminuiscono invece sensibilmente quelli dall’Ucraina e dalla Romania.
Sul versante opposto, le emigrazioni verso l’estero scendono dalle 189mila del 2024 alle 144mila del 2025, con una riduzione del 23,7%. Gli espatri dei cittadini italiani passano da 141mila a 109mila, ma continuano a costituire circa tre quarti di tutte le uscite. Il saldo migratorio dei cittadini italiani resta negativo, anche se migliora nettamente: -53mila, contro -83mila nel 2024. Per gli stranieri il saldo raggiunge invece +348mila.
Cambia la geografia delle provenienze
Il 2025 non segna però una riduzione generalizzata della mobilità. Mentre rallentano sensibilmente le partenze verso l’estero, tornano a crescere gli spostamenti all’interno dell’Italia. I trasferimenti di residenza tra Comuni passano da 1 milione 385mila del 2024 a 1 milione 455mila, oltre 70mila movimenti in più, pari al +5,1%. La crescita riguarda sia gli italiani, con 34mila trasferimenti aggiuntivi (+3,0%), sia gli stranieri, con 36mila movimenti in più e un incremento molto più marcato in termini relativi, pari al +14,8%. Il peso dei cittadini stranieri sulla mobilità interna sale così dal 17,9% al 19,5%.
Questa ripresa continua, tuttavia, a seguire una geografia fortemente diseguale. Il Centro-Nord mantiene una maggiore capacità attrattiva, mentre il Mezzogiorno continua a perdere popolazione. Nel 2025 circa 112mila persone si trasferiscono dal Mezzogiorno al Centro-Nord, contro 67mila nella direzione opposta: il saldo è quindi negativo per circa 45mila residenti.
Il quadro migratorio italiano del 2025 è dunque caratterizzato da tre dinamiche concomitanti: aumentano gli spostamenti interni, diminuiscono sensibilmente le partenze verso l’estero e gli ingressi internazionali, pur in lieve flessione, rimangono sostenuti soprattutto dalla componente straniera. È all’interno di questo sistema di movimenti che va valutato l’impatto delle migrazioni sulla struttura demografica della popolazione.
Entrate e uscite: un impatto diverso sulla struttura demografica
Il saldo positivo di 296mila persone non esaurisce infatti la lettura del fenomeno. Chi entra e chi esce dall’Italia presenta caratteristiche demografiche differenti, e proprio questa differenza aiuta a comprendere il ruolo delle migrazioni nella trasformazione della popolazione residente.
Nel 2025 circa la metà degli stranieri che immigrano in Italia, il 50,6%, ha tra 15 e 34 anni. Tra gli italiani che rientrano dall’estero, la stessa fascia d’età rappresenta invece il 34,9%. All’opposto, le persone di 45 anni e più costituiscono soltanto il 17,5% degli immigrati stranieri, ma raggiungono il 31,9% tra gli italiani rimpatriati.
Gli ingressi stranieri presentano dunque un profilo sensibilmente più giovane. In un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione, questo significa che l’immigrazione non contribuisce soltanto ad aumentare il numero dei residenti, ma tende anche a rafforzare le fasce giovani e giovani-adulte della popolazione. Non è sufficiente, da sola, a invertire l’invecchiamento demografico, ma contribuisce a contenerne gli effetti.
Questo apporto va però letto insieme alla persistente uscita di giovani italiani. Tra il 2019 e il 2024 sono espatriati 247mila cittadini italiani tra 25 e 34 anni, mentre i rientri sono stati 86mila: il risultato è una perdita netta di 161mila giovani italiani. Nello stesso periodo il saldo dei giovani stranieri della medesima fascia d’età è stato invece di +454mila, portando il saldo migratorio complessivo dei 25-34enni a +293mila.
Si delinea così un fenomeno demograficamente significativo: l’Italia guadagna popolazione giovane attraverso l’immigrazione, mentre contemporaneamente continua a perdere una parte dei propri giovani verso l’estero. Il saldo positivo nasconde quindi due movimenti di segno opposto che modificano progressivamente la composizione della popolazione.
Il nodo del capitale umano
La stessa dinamica emerge osservando i giovani più qualificati. Tra i 25 e i 34 anni con almeno una laurea triennale, nel periodo 2019-2024 il saldo migratorio degli italiani è pari a -78mila, mentre quello dei laureati stranieri raggiunge +88mila. Nel complesso si determina così un saldo positivo di poco meno di 10mila giovani laureati.
Si tratta di una compensazione importante sul piano quantitativo, che tuttavia non può essere interpretata automaticamente come una piena equivalenza del capitale umano in entrata e in uscita. I dati Istat misurano età e livello di istruzione, ma non consentono di stabilire se professionalità, specializzazioni e opportunità di valorizzazione dei laureati stranieri che arrivano corrispondano a quelle dei giovani italiani che partono. Certamente, però, il giovane capitale umano in arrivo dall’estero rappresenta un’importante iniezione di forza lavoro per un Paese strutturalmente sempre più anziano.
La mobilità interna accentua inoltre le differenze territoriali. Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno perde circa 150mila giovani laureati italiani di 25-34 anni: 122mila a favore del Centro-Nord e 28mila nel saldo con l’estero. Nel Nord, al contrario, gli arrivi dalle regioni meridionali compensano le partenze internazionali e producono un saldo complessivo positivo di circa 59mila giovani laureati.
Anche per questo la questione migratoria si intreccia con quella della capacità del Paese non soltanto di attrarre, ma anche di trattenere e valorizzare popolazione giovane e qualificata, italiana o straniera, evitando che le differenze territoriali si traducano in una progressiva concentrazione del capitale umano in alcune aree del Paese.
Cambia anche il profilo dell’emigrazione italiana
Un ulteriore dato invita a superare una lettura troppo rigida della distinzione tra immigrazione straniera ed emigrazione italiana. Nel 2025 il 33,9% dei cittadini italiani che espatriano è nato all’estero: circa 37mila persone su 109mila.
L’emigrazione dei cittadini italiani comprende quindi sempre più anche persone con percorsi migratori precedenti, cittadinanza acquisita o legami transnazionali. È una componente che, come sottolinea l’Istat, modifica il profilo tradizionale dell’emigrazione italiana.
Nel 2025 la Spagna diventa la prima destinazione degli espatri italiani, con il 12,2% delle partenze. Seguono Germania, Svizzera e Regno Unito. Rispetto al 2024 diminuiscono in particolare le partenze verso il Regno Unito (-38,5%) e la Germania (-36,8%).
Nel complesso, il rapporto Istat restituisce quindi l’immagine di un’Italia che è contemporaneamente Paese di immigrazione e Paese di emigrazione, ma anche attraversato da una forte mobilità interna. Nel 2025 il saldo migratorio con l’estero sale a +296mila, rispetto a +263mila nel 2024. L’aumento deriva quasi interamente dalla riduzione delle emigrazioni dei cittadini italiani: il loro saldo resta negativo, ma migliora da -83mila a -53mila. Per gli stranieri, invece, il saldo rimane ampiamente positivo e cresce lievemente, da +345mila a +348mila.
Più che il solo numero di chi entra e di chi esce, diventa perciò centrale osservare come l’insieme dei movimenti migratori, internazionali e interni, stia modificando il profilo demografico e la distribuzione territoriale della popolazione. L’Italia attrae nuova popolazione, soprattutto giovane, ma continua contemporaneamente a perdere cittadini italiani verso l’estero e a redistribuire giovani e capitale umano dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord.
La sfida è quindi duplice: trasformare l’immigrazione in presenza stabile, inclusione e partecipazione e, al tempo stesso, creare condizioni che permettano alla mobilità – interna o internazionale – di essere sempre più una scelta e sempre meno una necessità.
Fonte: Istat, Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente – Anni 2024-2025, 3 agosto 2026.
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