
Antitratta in Veneto: prendersi cura delle vittime, degli operatori e dei sistemi
Un recente studio pubblicato su Studi Emigrazione (LXII, n. 238/2025) da Franca Zadra (Libera Università di Bolzano), Cinzia Bragagnolo e Sabrina Scarone (Regione Veneto) analizza il programma regionale antitratta, mettendo in luce le sue logiche, i punti di forza e le sfide emergenti.
Attraverso un approccio partecipativo, basato su analisi documentaria e su 12 casi di persone sfruttate, le autrici evidenziano come il modello Veneto si fondi su un orientamento ai diritti umani, emancipatorio, sistemico, intersezionale, multiagenzia e sensibile al genere e alle differenze culturali.
Il programma non solo tutela le vittime, ma si rivolge anche a persone a rischio e ai sistemi di welfare, promuovendo accessibilità, inclusione e innovazione sociale. Centrale è anche la cura degli operatori sociali, chiamati a lavorare in condizioni sicure, con formazione adeguata e riconoscimento professionale, per evitare burnout e turnover.
Tra i limiti individuati vi sono la frammentazione dei servizi territoriali, la scarsità di risorse, l’incertezza dovuta ai bandi temporanei e le difficoltà legate alle vulnerabilità multiple delle persone assistite. Per superare queste criticità, lo studio propone di rafforzare la collaborazione interistituzionale, sviluppare indicatori comuni di efficacia e consolidare una cultura condivisa di prevenzione e contrasto allo sfruttamento.
Come scrivono le autrici, “prendersi cura” significa non solo proteggere le persone sfruttate, ma anche investire negli operatori e nei sistemi, in una prospettiva trasformativa di educazione e giustizia sociale.
Fonte: F. Zadra, C. Bragagnolo, S. Scarone, Prendersi cura delle persone sfruttate, degli operatori sociali e delle fragilità dei sistemi. Contributi teorico-pratici della rete antitratta in Veneto, in Studi Emigrazione, LXII, n. 238/2025.
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(Carola Perillo)

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