17 ottobre Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà
La povertà estrema non è solo un numero, ma una realtà dura che stravolge la vita di milioni di persone. Speso e proprio la miseria a costringere intere famiglie a lasciare la propria terra per cercare la salvezza altrove. In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Povertà, nata nel 1992 grazie alla Risoluzione 47/196 delle Nazioni Unite, dobbiamo guardare in faccia questo problema. Infatti, questa giornata ci ricorda che essere poveri non significa soltanto avere pochi soldi in tasca. Al contrario, si tratta di una totale privazione dei diritti più elementari. Questa giornata è un richiamo potente al primo Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, quello di “porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo” (Obiettivo 1).
Per quanto riguarda l’impegno dell’ONU in questo periodo, il lavoro si concentra su un’idea molto semplice: “Uniti per la Pace e i diritti umani”. Nello specifico, quest’anno l’attenzione è tutta sul diritto a una “casa sicura per tutti” (Safe Homes for All). In questo contesto, l’alloggio non viene visto come un semplice lusso, ma come la base fondamentale per dare dignità, sicurezza e un futuro a ogni essere umano.
La vita di chi non ha nulla
I dati ufficiali del Dipartimento per gli affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (DESA) ci mostrano una situazione globale che non possiamo far finta di non vedere. A questo proposito, i numeri mostrano una realtà difficile:
Piu di 2,8 miliardi di persone nel mondo non hanno una casa dignitosa o sicura. Pertanto, senza un alloggio stabile diventa quasi impossibile curarsi, studiare o trovare un lavoro normale. Questo vuoto, inoltre, è uno dei motivi principali che spinge le persone a scappare del proprio Paese.
Secondo UN-DESA, Con l’aumento dei prezzi in tutto il mondo, oggi circa 826 milioni di persone vivono in povertà estrema. Significa andare avanti con meno di 3,00 dollari al giorno.
Tuttavia, oggi nemmeno avere un lavoro basta a stare tranquilli. Secondo i dati, circa 284 milioni di lavoratori nel mondo restano comunque poverissimi, e tra i giovani questo dramma colpisce il doppio delle persone.
In aggiunta a ciò, oltre 3,8 miliardi di persone non hanno alcun tipo di aiuto sociale o sussidio pubblico. Significa trovarsi completamente soli e indifesi davanti a una crisi economica, a una guerra o a un disastro climatico.
Se la povertà toglie il diritto di restare a casa propria
In questa realtà, come spiegano i rapporti del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), la miseria non arriva mai da sola. Si porta sempre dietro l’isolamento e i danni del clima. Da un lato, quasi l’80% di chi è povero vive in zone colpite da gravi rischi ambientali; dall’altro lato, le guerre e le forti tensioni politiche finiscono sempre per colpire i più deboli, obbligandoli a fuggire.
Lo scenario in Italia: la povertà a casa nostra
Guardare alla situazione globale è indispensabile, ma per comprendere a fondo le dinamiche della vulnerabilità sociale ed economica non possiamo ignorare quello che accade vicino a noi. I dati ufficiali rilasciati dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) offrono una panoramica chiara e ravvicinata delle difficoltà nel nostro Paese, dimostrando come le crisi dell’ultimo periodo abbiano lasciato un segno profondo sul tessuto sociale italiano.
Secondo l’ultimo Report Istat sulla povertà in Italia, la situazione si presenta complessa e strutturale: Nel nostro paese si stimano poco più di 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, stabili rispetto al periodo precedente. Questo dato si traduce concretamente in otre 5,4 milioni di individui che non riescono ad accedere a quel paniere di beni e servizi essenziali per assicurarsi uno standard di vita dignitoso. In termini percentuali, parliamo del 9,3% dell’intera popolazione residente.
Secondo i dati Istat, la povertà assoluta colpisce infatti ben 1 milione e 136 mila minori, per le famiglie composte solo da italiani la povertà assoluta si attesta al 5,9%, la percentuale sale drasticamente al 26,7% per le famiglie con almeno un componente straniero e raggiunge il 29,4% tra i nuclei familiari interamente stranieri. Inoltre, in Italia, circa il 10,2% dei lavoratori si trova comunque a rischio indigenza, una realtà che l’ultimo Report di Caritas italiana definisce come una cronica “povertà di lavoro”. In aggiunta a ciò, oltre alla povertà assoluta, l’Istat rileva che la povertà relativa coinvolge più di 2,8 milioni di famiglie, pari quasi 8,7 milioni di persone.
I dati globali dell’ONU e la realtà descritta dall’ISTAT in Italia dimostrano chiaramente che la povertà non è un fenomeno lontano, ma una crisi strutturale che bussa alle nostre porte. Che si tratti di miliardi di persone senza un alloggio sicuro nel mondo o di oltre 5 milioni di individui in povertà assoluta nel nostro Paese, emerge una verità innegabile: la mancanza di una casa dignitosa e la precarietà lavorativa sono le prime barriere che sottraggono dignità e futuro alle persone. Solo rimettendo i diritti umani, il lavoro dignitoso e l’inclusione sociale al centro delle agende globali e locali potremo finalmente spezzare le catene dell’indigenza e offrire a ogni essere umano la libertà di scegliere il proprio futuro, senza essere costretto a fuggire.
Madaì Bonilla

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