13 ottobre, Giornata Internazionale per la riduzione dei Disastri Naturali
Un’alluvione, un terremoto, un incendio o una tempesta possono costringere intere comunità a lasciare le proprie case. Tuttavia, un disastro non implica automaticamente una migrazione. Dietro ogni spostamento ci sono fattori sociali, economici e ambientali che influenzano chi ha la possibilità di partire, chi può tornare e chi, purtroppo, non ha la possibilità di muoversi.
In occasione della Giornata Internazionale per la riduzione del rischio di disastri del 13 ottobre, riflettere sul legame tra disastri e migrazioni significa non solo contare quante persone si spostano per cause climatiche e ambientali, ma anche comprendere chi è più vulnerabile e chi non ha la libertà di scegliere.
Quando un disastro diventa anche una questione migratoria
Quando un evento estremo colpisce un territorio, la prima reazione è spesso quella di evacuare. Le persone cercano rifugio altrove, che sia da parenti, in strutture temporanee o nei centri allestiti dalle autorità.
Tuttavia, non tutti questi spostamenti si traducono in migrazione. Molti di essi sono temporanei e avvengono all’interno della stessa area.
Il Global Report on Internal Displacement 2026 dell’IDMC mette in luce l’entità del fenomeno: nel 2025 sono stati registrati circa 29,9 milioni di movimenti di sfollamento interno legati ai disastri naturali, in 140 Paesi e territori. Sebbene il numero sia diminuito rispetto al 2024, rimane comunque superiore alla media del periodo 2016-2024.
Si rivela fondamentale interpretare correttamente questi dati: parlare di movimenti di sfollamento non significa affermare che 29,9 milioni di persone abbiano emigrato per questi motivi e in modo definitivo. Infatti, una stessa persona può trovarsi a doversi spostare più volte, e molti di questi movimenti possono essere solo temporanei.
La vulnerabilità non è uguale per tutti
Non tutte le persone subiscono le stesse conseguenze quando si verifica un disastro. Una famiglia con risparmi, una casa sicura, un’auto e una rete di supporto familiare ha molte più possibilità di evacuare e di affrontare il periodo successivo all’emergenza. Al contrario, una persona con un reddito basso, una residenza instabile, un lavoro precario o una rete sociale limitata può trovarsi a fronteggiare conseguenze traumatiche.
Tuttavia, questo non implica che i migranti siano automaticamente più vulnerabili. La vulnerabilità è il risultato di un mix di fattori economici, abitativi, lavorativi, legali e sociali.
È proprio su questo aspetto che il tema scelto dall’UNDRR per il 2026 ci invita a riflettere: la casa può essere un rifugio sicuro, ma può anche diventare un luogo di rischio se si trova in aree pericolose, se è costruita senza i giusti standard di sicurezza o se le persone non hanno le risorse necessarie per proteggerla. UNDRR – La resilenza inizi a casa.
Il doppio rischio
C’è una situazione ancora più complessa: quella delle persone che si trovano a dover affrontare più forme di vulnerabilità contemporaneamente. Un disastro può colpire una popolazione già in difficoltà, segnata da povertà, precarietà abitativa, conflitti o sfollamenti.
Il rapporto IDMC 2026 rivela che nel 2025 ben 42 Paesi e territori hanno visto movimenti legati sia ai conflitti che ai disastri. In questi scenari, le persone già sfollate possono trovarsi costrette a spostarsi nuovamente, in condizioni di ancora maggiore fragilità. IDMC – Global Report 2026.
Nel Global Report on Internal Displacement 2026 dell’IDMC, il Myanmar emerge come uno dei casi più significativi di sovrapposizione tra conflitto armato e disastri naturali.
Alla fine del 2025, nel Paese risultavano 3.639 milioni di persone sfollate internamente a causa di conflitti e violenze e altre 281.000 a causa di disastri. Nel solo 2025 sono stati registrati 573.000 nuovi spostamenti interni legati al conflitto e 406.000 legati a disastri. Attenzione: questi ultimi dati indicano il numero di movimenti, non necessariamente persone diverse, perché una stessa persona può essere costretta a spostarsi più volte.
Il rapporto segnala che nel 2025 i nuovi spostamenti causati dal conflitto in Myanmar sono diminuiti sensibilmente rispetto all’anno precedente. Nel 2024 erano stati infatti circa 1,23 milioni, contro i 573.000 del 2025. Ciò non significa però che la crisi si sia risolta: il numero complessivo di persone che continuano a vivere lontano dalle proprie case a causa delle violenze è salito da circa 3,52 milioni alla fine del 2024 a 3,64 milioni alla fine del 2025.
Particolarmente importante è l’intreccio tra conflitto e rischio ambientale. Il terremoto del 28 marzo 2025, che ha colpito soprattutto l’area di Mandalay, ha provocato da solo oltre 200.000 spostamenti interni. Il sisma ha colpito una popolazione già duramente provata dal conflitto e dalle restrizioni all’accesso agli aiuti umanitari, aggravando vulnerabilità preesistenti.
Un’alluvione, un terremoto, un ciclone non provocano soltanto distruzione: possono trasformare in poche ore una casa in un luogo nel quale non è più possibile vivere. Per milioni di persone nel mondo un disastro segna così l’inizio di uno spostamento, temporaneo o prolungato, spesso in contesti nei quali povertà, conflitti e disuguaglianze avevano già ridotto la possibilità di scegliere se restare o partire.
È da questa relazione tra rischio, vulnerabilità e mobilità umana che la Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri del 13 ottobre invita a ripensare il significato stesso della prevenzione.

13 ottobre, Giornata Internazionale per la riduzione dei Disastri Naturali
Vanessa Klinger Un’alluvione, un terremoto, un incendio o una tempesta possono costringere intere comunità a lasciare le proprie case. Tuttavia, un disastro non implica automaticamente una migrazione. Dietro ogni spostamento ci sono fattori sociali, economici e ambientali che influenzano chi ha la possibilità di partire, chi può tornare e chi,

Dimensione e struttura per età della popolazione residente in Italia
Vi suggeriamo la lettura di questo interessante articolo pubblicato su Neodemos. L’analisi, curata da Salvatore Strozza, offre una importante chiave di lettura statistica per comprendere la reale portata dell’apporto migratorio nel contrasto al declino demografico nazionale. Utilizzando il modello coorti-componenti di previsione della popolazione e l’approccio retrospettivo “what if”, che

Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze 2026
L’11 ottobre si celebra la Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze, un’istituzione nata dalla Risoluzione 66/170 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di riconoscere i diritti delle minori e promuovere l’uguaglianza di genere. A distanza di oltre dieci anni dalla sua nascita, questa data continua a rappresentare non

Leave a Comment