8 febbraio giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone
Ogni 8 febbraio, la memoria di Santa Giuseppina Bakhita ci ricorda che la schiavitù non è un capitolo chiuso della storia. La Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di Persone nasce nel 2015, come iniziativa di Papa Francesco, per dare voce a chi oggi vive situazioni di sfruttamento. Proprio per questo: riportare al centro le vittime, dare loro voce e ricordare che questo crimine continua a crescere in tutto il mondo.
Perché questa giornata è importante
Secondo l’UNODC, le vittime identificate sono aumentate del 25% tra il 2019 e il 2022, e quasi un terzo sono minori. Lo sfruttamento sessuale resta la forma più diffusa, ma cresce anche il lavoro forzato. L’UNHCR avverte che chi fugge da guerre e povertà è particolarmente esposto: “la vulnerabilità dei rifugiati è terreno fertile per trafficanti e sfruttatori”.
Anche in Italia la situazione e seria. Ogni anno circa 2.000 persone entrano nei programmi di protezione del Dipartimento per le Pari Opportunità. Mentre il GRETA (Consiglio d’Europa) segnala un calo delle indagini e delle condanne, segno che molte vittime restano invisibile.
Perché succede?… Una possibile spiegazione
La tratta prospera dove ci sono fragilità: povertà, migrazioni forzate, discriminazioni, mancanza di opportunità. I trafficanti non usano solo la violenza fisica: spesso manipolano, ingannano, creano debiti, controllano attraverso i social.
È una vera e propria economia dello sfruttamento, alimentata da una domanda costante di manodopera a basso costo e di servizi sessuali. Come ricordano i Missionari Scalabriniani:
“La tratta prospera dove la dignità umana viene negata e dove le persone diventano invisibili”.
La preghiera in questo contesto non è un gesto astratto. È un modo per mantenere viva la attenzione su un fenomeno che resta tal volte nascosto, riconosce la dignità delle vittime che vengono ridotte a cifre, creare comunità e coscienza è trasformare la senilità in impegno sociale.
Chi aiuta davvero
La lotta alla tratta non è portata avanti solo dalle istituzioni: esiste una rete ampia, concreta e spesso silenziosa di persone, associazioni e organismi che ogni giorno intercettano, proteggono e accompagnano le vittime verso una vita nuova. È un lavoro che unisce competenze sociali, legali, psicologiche, spirituali e comunitarie.
In Italia il presidio nazionale è garantito dal Dipartimento delle Pari Opportunità con il proggeto “Osservatorio interventi tratta”
è attivo anche un numero verde per le vittime:
È il primo punto di contatto per chi è in pericolo o per chi vuole segnalare una situazione sospetta.
Funziona 24 ore su 24 e mette in collegamento immediato con
Sono spesso loro i primi a intercettare le vittime e offrire protezione.
A livello internazionale
- UNODC – dati e coordinamento globale
- IOM – protezione e rimpatrio volontario
- UNHCR – tutela di rifugiati e richiedenti asilo
Una responsabilità che riguarda tutti
La tratta non è un fenomeno lontano: attraversa le nostre città, le nostre economie, le nostre relazioni sociali. L’8 febbraio ci ricorda che combatterla significa. riconoscere le vulnerabilità e sostenere le vittime, rafforzando le politiche pubbliche, per educare alla umanità verso la dignità e il rispetto. La storia di Santa Giuseppina Bakhita ci invita a non distogliere lo sguardo e a trasformare la consapevolezza in impegno concreto.
Vanessa Klinger

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