8 aprile Giornata Internazionale del Popolo Rom, Sinti e Caminanti
Una storia da scoprire
L’8 aprile in tutto il mondo si celebra la Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Caminanti (Romano Dives), un appuntamento fondamentale per onorare la cultura della più grande minoranza etnica d’Europa e per non dimenticare le sfide che queste comunità affrontano ancora oggi.
Le radici di una ricorrenza
L’8 aprile del 1971 si tenne a Londra il primo Congresso Mondiale del Popolo Rom. Fu un momento storico di autodeterminazione in cui vennero stabiliti i simboli dell’identità di un popolo senza terra: Si scelse ufficialmente la denominazione “Rom” (che significa “uomo”), rifiutando termini spesso usati in modo dispregiativo. Si scelse la Bandiera: divisa orizzontalmente tra l’azzurro (il cielo) e il verde (la terra/natura), con al centro una ruota rossa a 16 raggi, simbolo del viaggio infinito. Venne anche adottato l’inno “Gelem, Gelem” (camminai, camminai), un brano che commemora le sofferenze del genocidio nazifascista, noto come Porrajmos o Samudaripen (In lingua romaní significa letteralmente “grande divoramento” o “distruzione”, lo sterminio e il genocidio delle popolazioni Rom e Sinti perpetrato dai regimi nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale).
Un popolo, mille identità
In Italia, questi popoli spesso raggruppati sotto un’unica etichetta, Rom, Sinti e Caminanti rappresentano in realtà un mosaico di tradizioni e storie differenti: I Rom, principalmente presenti nel centro e sud del paese. Mentre che i Sinti, sono storicamente radicati nel Nord Italia e in Europa centrale, con origini che riconducono alla regione del Sindh. I Caminanti, sono una comunità specifica, originaria della Sicilia, con una forte tradizione legata alla mobilità.
I dati statistici relativi alla popolazione Rom, Sinti e Caminanti (RSC) in Italia sono complessi da definire con precisione a causa dell’assenza di censimenti etnici ufficiali e della natura spesso itinerante o marginalizzata di alcuni gruppi. Le stime più recenti e accreditate provengono da rapporti di associazioni specializzate (come l’Associazione 21 Luglio) e monitoraggi governativi (UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).
Stime Numeriche Generali (2024-2025)
- Popolazione totale: Le stime variano, ma le fonti più recenti indicano una presenza di circa 11.100 persone in insediamenti monoetnici (dato Associazione 21 Luglio, 2024), mostrando una netta riduzione rispetto alle stime del decennio precedente.
- Percentuale sulla popolazione: La comunità Rom e Sinti rappresenta circa lo 0,02% – 0,2% della popolazione italiana, una delle percentuali più basse in Europa.
- Cittadinanza: La maggioranza dei Rom e Sinti presenti in Italia è cittadina italiana (circa il 60% secondo vecchie stime, con una parte consistente proveniente da paesi dell’ex Jugoslavia e dalla Romania)
Dati su Insediamenti e Condizioni Abitative
- Campi formalizzati: Il rapporto “Abitare in transizione” (UNAR) e altri monitoraggi evidenziano che una parte della popolazione vive ancora in insediamenti formali (campi nomadi) o informali, spesso caratterizzati da disagio sociale.
- Risiedenti in “campi”: Si registra una tendenza alla diminuzione del numero di persone che vivono in insediamenti forzati (riduzione del 53% rispetto al 2016 in alcuni monitoraggi).
- Distribuzione geografica: Le comunità più numerose sono storicamente stanziate nelle grandi aree metropolitane: Roma, Milano, Napoli, Bologna, Bari e Genova.
Dati Socio-Demografici
- Giovane età: La popolazione RSC è notevolmente più giovane rispetto alla media nazionale italiana, con un’alta percentuale di minori.
- Inclusione scolastica e lavorativa: I dati utilizzati nella “Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione” (2021-2030) evidenziano ancora forti divari nell’accesso all’istruzione superiore e al mercato del lavoro formale per le comunità RSC, specialmente per quelle stanziate negli insediamenti
Le sfide di oggi
Nonostante le strategie nazionali di inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, queste comunità lottano ancora oggi contro l’antiziganismo (forma specifica di razzismo e pregiudizio, strutturale e storico, rivolto contro Rom, Sinti e altre comunità stigmatizzate come “zingari”) e la discriminazione strutturale
In Italia, istituzioni come l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e diverse associazioni che lavorano quotidianamente per promuovere l’inclusione scolastica, abitativa e lavorativa di questi popoli come ci spiega Carlo Stasolla, presidente della “Associazione 21 luglio”, in una intervista di Simone Sereni pubblicata sul numero 2 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, “Migranti Press” .
La riflessione dello CSER
Come Centro Studi da sempre attento ai fenomeni migratori e alle dinamiche di inclusione, lo CSER coglie l’occasione di questa giornata per denunciare con forza il persistere dell’antiziganismo. Nonostante i dati mostrino un superamento graduale dei “campi” e una volontà di inserimento, queste comunità restano spesso intrappolate in una discriminazione strutturale che ne limita l’accesso al lavoro e all’istruzione. La discriminazione e l’esclusione non sono solo ferite inferte a queste minoranze, ma rappresentano un fallimento per l’intera società civile. Combattere il razzismo verso Rom, Sinti e Caminanti significa innanzitutto decolonizzare il nostro sguardo, sostituendo lo stigma della “devianza” o del “nomadismo forzato” con il riconoscimento di una ricchezza culturale millenaria. L’integrazione non si realizza con l’assimilazione, ma attraverso politiche abitative e scolastiche che garantiscano pari dignità e cittadinanza attiva, trasformando la diffidenza in dialogo e l’esclusione in appartenenza condivisa.
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