30 luglio: giornata mondiale contro la tratta di esseri umani
Ogni anno, milioni di persone nel mondo perdono i propri diritti fondamentali e vengono ridotte in schiavitù a causa dei trafficanti di esseri umani. In questo gruppo sono presenti donne e bambini, i quali costituiscono la fascia di popolazione maggiormente a rischio di subire forme di sfruttamento.
Nel 2013, l’Assemblea Generale ONU, con la Risoluzione A/RES/68/192, ha istituito la Giornata mondiale contro la tratta di persone il 30 luglio, con lo scopo di far conoscere a tutti la condizione di chi subisce questo crimine e di stimolare azioni concrete per tutelare i loro diritti fondamentali. Nel panorama geopolitico attuale, la tratta non è un fenomeno isolato, bensì un’economia sommersa strutturata che si alimenta sistematicamente delle fragilità insite nei flussi migratori globali.
I numeri dello sfruttamento e i fattori di vulnerabilità
Secondo l’ultimo rapporto di Global Slavery Index e le ultime stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), di Walk Free e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), Si stima che oltre 50 milioni di persone vivono in condizioni di schiavitù moderna. L’espressione “schiavitù moderna” racchiude in realtà molteplici realtà. Tra queste spiccano soprattutto il lavoro coatto e i matrimoni combinati contro la propria volontà. Vi rientrano però anche la servitù per debiti, la prostituzione forzata, il traffico di persone e il commercio o lo sfruttamento dei minori.
Le vittime più vulnerabili
Le donne e le ragazze rappresentano circa il 61% delle vittime identificate a livello globale, rimanendo il bersaglio principale dello sfruttamento sessuale e del lavoro forzato. Preoccupante è anche l’incremento del traffico di minori, con una vittima su tre che ha meno di 18 anni. Questi dati vengono confermati dal Rapporto globale sulla tratta di persone del 2024, pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), Il rapporto evidenzia una crescita del 25% delle persone identificate come vittime di tratta nel mondo nel 2022 se confrontate con lo scenario antecedente alla pandemia del 2019. Nello specifico, tra il 2019 e il 2022, i casi di sfruttamento tramite lavoro coatto sono cresciuti del 47% su scala planetaria. Nello stesso arco temporale (dal 2019 al 2022), il totale dei minori trafficati è salito del 31%, registrando un picco del 38% per quanto riguarda la componente femminile. Si è notata una presenza maggiore di vittime di sesso maschile nei territori caratterizzati da un incremento di minori soli o rimasti senza nucleo familiare. Il fenomeno del traffico di bambini e adolescenti è in crescita persino nelle nazioni con economie avanzate, dove colpisce frequentemente le giovani a fini di abuso sessuale.
Foto d'archivio della biblioteca digitale CSER
I numeri in Italia
In concomitanza con la giornata mondiale dedicata a questo tema, l’organizzazione Save the Children ha diffuso la nuova edizione del dossier “Piccoli Schiavi Invisibili”, un documento che fa il punto sulla diffusione della tratta e dell’abuso ai danni dei minori in Italia.
I dati del SIRIT (Sistema Informatizzato per la Raccolta di Informazioni sulla Tratta), gestito dal Numero Verde Antitratta, mostrano che nel 2024 sono state assistite 2.853 persone, registrando un aumento rispetto alle 2.628 dell’anno precedente. Tra queste, i minorenni erano 137 (il 4,8% del totale), una percentuale lievemente inferiore al 5,4% del 2023. Per quanto riguarda il genere dei minori, i ragazzi (78) superano numericamente le ragazze (59). L’analisi per età evidenzia che la maggior parte ha 17 anni (83 soggetti), seguiti da 32 sedicenni e 15 quindicenni; si registrano inoltre 5 vittime di 14 anni e 2 di appena 11 anni. Più del 50% dei minori presi in carico è originario di cinque nazioni specifiche: Tunisia (31), Bangladesh (14), Gambia (14) e Nigeria (14).
Secondo il rapporto, i primi cinque mesi del 2025, su un totale di 1.174 persone verificate, i minori sono stati 61 (il 5,2%), confermando la prevalenza maschile con 41 ragazzi e 20 ragazze. In questo arco di tempo si nota un forte incremento dei minori provenienti dal Bangladesh (23 casi), seguiti da quelli della Costa d’Avorio (7) e del Gambia (6). Anche all’inizio del 2025 si conferma una maggiore concentrazione tra gli adolescenti più grandi, con 33 giovani di 17 anni e 21 di 16 anni.
L’adescamento digitale
La tratta degli esseri umani oggi non avviene più soltanto lungo le strade fisiche, ma si sviluppa e si diffonde principalmente attraverso le connessioni invisibili di internet. Il processo di digitalizzazione ha cambiato profondamente anche il fenomeno della tratta di esseri umani, come evidenziato dall’esperto Gabriele Baratto, nella rivista Studi Emigrazione, numero 238/2025. Le organizzazioni criminali hanno ormai integrato le tecnologie digitali e i social network per l’adescamento, controllo a distanza e il riciclaggio dei proventi, trasformando la tratta in un business globale. Secondo gli esperti Jairo Meraz Flores e il P. Josè Juan Cervantes, c.s. del dossier n.11 del Bolletino Contexto Migratorio, Questi gruppi criminali cercano persone con caratteristiche ben precise per attirarle in trappole online. Per farlo, sfruttano i momenti in cui queste persone sono più fragili a causa di una cattiva gestione o della confusione nei loro spostamenti e nelle loro attività quotidiane.
Tra flussi migratori e reti criminali
Dalle analisi del fenomeno emerge chiaramente come non vi sia distinzione geografica netta: ogni Paese agisce contemporaneamente come luogo di origine, transito o destinazione. Secondo il rapporto più ricente del UNHCR, Sono 117,8 milioni le persone costrette alla fuga nel mondo, rispetto a 123 milioni alla fine del 2024. Il numero è in calo per la prima volta da un decennio. Chi fugge da guerre o povertà estrema è maggiormente esposto all’inganno di false promesse lavorative. Una volta varcati i confini, il ricatto del debito contratto per il viaggio e lo status di irregolarità diventano le catene invisibili che costringono le vittime alla totale sottomissione. Molte verità restano sepolte nel silenzio a causa di tre grandi vuoti: la mancanza di strumenti per diffonderli, l’assenza di sicurezza per chi si espone e il silenzio forzato dei testimoni.
Riflessione finale
La lotta alla tratta di esseri umani non può limitarsi al controllo delle frontiere. La priorità assoluta deve essere la protezione e il reinserimento delle vittime, come previsto dall’Articolo 18 del Testo Unico sull’Immigrazione italiano. Rivolgiamo un appello accorato alle istituzioni nazionali ed europee per superare la logica securitaria. Sradicare la tratta significa colpire la domanda di sfruttamento, attivare una vera cooperazione internazionale e garantire una governance globale delle migrazioni basata sulla centralità della persona. Nell’era della globalizzazione digitale, la mobilità umana non può essere criminalizzata, né gli esseri umani ridotti a merce.
Madaì Bonilla

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