1° maggio giornata dei lavoratori anche dei lavoratori migranti
La commemorazione di questa giornata nasce come ricorrenza internazionale dedicata alla dignità del lavoro, inclusi i lavoratori migranti, e affonda le sue radici nelle lotte operaie di fine Ottocento, come raccontato nella ricostruzione storica pubblicata dalla CGIL Forlì Cesana nel 2024. Tale ricorrenza mantiene una profonda rilevanza nell’attuale contesto italiano, che fatica ancora ad oggi a gestire le tensioni economiche, sociali e le nuove dinamiche di mobilità umana. Oggi questa ricorrenza non è solo memoria, è uno specchio del presente, in cui il lavoratore italiano e il lavoratore migrante occupano un ruolo centrale – spesso invisibile – ma strutturale.
Il lavoro migrante in Italia, dati aggiornati 2025–2026
Secondo i dati ISTAT 2025, pubblicati nel Rapporto Annuale 2025, i lavoratori stranieri rappresentano il 10,8% degli occupati in Italia, con una presenza particolarmente significativa nei settori agricolo, domestico, logistico e manifatturiero.
La CGIL, nelle sue analisi sul lavoro migrante, evidenzia da anni come i lavoratori stranieri siano concentrati nei settori essenziali e spesso penalizzati da condizioni salariali e contrattuali meno favorevoli rispetto alla media nazionale.
Il contesto attuale, tra guerre, instabilità e nuove vulnerabilità
Il 2026 è un anno segnato da conflitti aperti, tensioni geopolitiche e crisi economiche che attraversano l’Europa e il Mediterraneo per arrivare al mondo. Il messaggio della CEI (si veda l’articolo di Stefano Leszczynski, Vatican News 22 marzo 2026) che richiama la necessità di un lavoro che non sia mai complice delle logiche di guerra, un lavoro che costruisca pace, non che la distrugga.
In questo scenario, il lavoratore migrante vive una doppia vulnerabilità. Da un lato la precarietà economica, dall’altro la fragilità geopolitica che spesso la ha spinto a lasciare il proprio Paese.
Il Primo Maggio, in questo senso, diventa un luogo simbolico dove queste fragilità emergono, si intrecciano, si rendono visibili.
La dimensione di genere, e lavoro minorile tra invisibilità e doppia vulnerabilità
Secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, pubblicato il 12 giugno 2025, le donne migranti sono sovrarappresentate nei settori meno tutelati, con un divario salariale che supera il 28 % rispetto agli uomini migranti.
UN Women, nel rapporto Women on the Move 2025 pubblicato il 18 novembre 2025, parla di una “tripla vulnerabilità”:
- come donne
- come lavoratrici
- come migranti.
Una voce particolarmente significativa è quella di Phumzile Mlambo-Ngcuka, già direttrice esecutiva di UN Women, che nel suo intervento del 3 ottobre 2025 ha affermato: “Le donne migranti sono la spina dorsale invisibile delle economie globali… ma la loro invisibilità è ciò che le espone maggiormente allo sfruttamento.”
Questa frase diventa principalmente di importanza nel contesto italiano, dove le donne migranti sostengono interi settori, ma raramente vengono riconosciute come protagoniste del tessuto produttivo.
Lavoro minorile
Un altro argomento di grande rilevanza che ancora oggi nel panorama globale preoccupa riguarda al lavoro minorile come fenomeno sociale. Secondo l’ILO, nel rapporto Child Labour Global Estimates 2025 pubblicato il 20 settembre 2025, nel mondo ci sono oltre 160 milioni di minori coinvolti nel lavoro minorile, con un aumento di 8,4 milioni rispetto al 2020.
L’UNICEF, nel suo aggiornamento del 14 marzo 2026, segnala che i conflitti in Ucraina, Medio Oriente e Sahel hanno aggravato la situazione, spingendo migliaia di minori verso forme di lavoro forzato o pericoloso. Il lavoro minorile, allora, non è un fenomeno distante è una conseguenza diretta delle stesse dinamiche che spingono gli adulti a migrare. E ci ricorda che la vulnerabilità non è mai individuale è familiare, comunitaria, generazionale.
Le rivendicazioni sindacali 2026, tra dignità e sicurezza
Il 28 marzo 2026 ANSA ha pubblicato un articolo dedicato al Primo Maggio in cui i segretari generali di CGIL, CISL e UIL hanno annunciato una mobilitazione nazionale per un “lavoro dignitoso”, con particolare attenzione alla sicurezza sul lavoro e alla lotta al lavoro povero.
Nel 2025, secondo INAIL, gli infortuni mortali sono aumentati del 3,2 per cento rispetto al 2024, con una percentuale significativa che coinvolge lavoratori stranieri.
Questi numeri non sono solo statistiche sono vite, storie, famiglie. E raccontano un’Italia che ancora fatica a garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose per tutti. La sicurezza non è solo una questione tecnica… è un indicatore del valore che una società attribuisce alla vita di chi lavora. E quando a morire sono soprattutto i più vulnerabili, la domanda diventa inevitabile: quali vite consideriamo sacrificabili?
Il Decreto Primo Maggio 2026, tra promesse e criticità
Euroborsa, nel suo approfondimento del 5 aprile 2026, esamina in dettaglio il nuovo decreto che entrerà in vigore il primo maggio emanato dal Governo nel quale si inseriranno misure relative al salario minimo, agli incentivi all’assicurazione e agli interventi in materia di sicurezza. Questo decreto si collega direttamente alle rivendicazioni sindacali e ai dati sugli infortuni. Sembra che ogni aspetto del dibatto pubblico sul lavoro conduca a un’unica domanda urgente: come garantire dignità e sicurezza in un mercato del lavoro sempre più frammentato?
Eppure, il decreto mostra alcuni limiti, in particolare per quanto riguarda alla tutela dei lavoratori migranti e la lotta al lavoro irregolare. Il divario tra le intenzioni politiche e la realtà sociale è ancora palesemente evidente.
Gli italiani migranti che vivono e lavorano all’estero, un’altra faccia del Primo Maggio
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 Fondazione Migrantes, sono oltre 6 milioni gli italiani iscritti all’AIRE.
Questa mobilità si collega direttamente alla presenza dei lavoratori migranti in Italia. Sono due movimenti che si rispecchiano, due forme di ricerca di opportunità, di stabilità, di futuro. Da un punto di vista antropologico, italiani all’estero e migranti in Italia condividono una condizione simile, vivere tra mondi, negoziare identità, ricostruire appartenenze. Il Primo Maggio allora diventa un ponte simbolico che unisce queste esperienze.
Conclusione, una riflessione aperta
In un mondo attraversato da guerre, crisi economiche e nuove forme di disuguaglianza, il Primo Maggio giornata dei lavoratori anche dei lavoratori migranti ci invita a osservare, a riconoscere ciò che spesso rimane invisibile.
Il lavoro è ancora oggi uno dei principali luoghi in cui si costruisce la nostra convivenza. E allora la domanda che rimane aperta è semplice ma profonda. Che tipo di società vogliamo costruire attraverso il lavoro che scegliamo di riconoscere, proteggere, valorizzare?

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