Superiore generale dei Missionari di S. Carlo (scalabriniani) dal 1919 al 1924
Il volume dedicato da p. Giovanni Terragni al ruolo di P. Pacifico Chenuil, superiore generale dei Missionari di San Carlo (Scalabriniani) dal 1919 al 1924, rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la storia istituzionale della congregazione e, più in generale, la genealogia dell’assistenza ai migranti italiani tra Ottocento e Novecento. Pubblicato da Olisternoeditore, il libro offre un’analisi rigorosa e documentata, con particolare attenzione al capitolo V, dedicato alla Visita apostolica di Cimino e alle relazioni dei missionari.
Un viaggio dentro la missione scalabriniana
Il libro ci racconta come la missione scalabriniani si organizza negli anni successivi alla Prima guerra mondiale per aiutare agli migranti, specialmente l’emigrazione italiana arrivando su tantissimi territori.
Pacifico Chenuil, realizzo un ruolo importante e delicato, sostenere alla comunità italiana è affrontare le difficoltà interne, con la scarsità di risorse, con la necessità di dare una forma più stabile alla missione.
La visita apostolica di mons. Cimino, al centro del capitolo V, diventa così un momento di verità. Le relazioni dei missionari non nascondono nulla: raccontano viaggi interminabili, parrocchie improvvisate, famiglie che arrivano con poche valigie e molte paure, giovani che cercano lavoro e finiscono spesso in condizioni durissime.
È una storia fatta di mani tese, di tentativi, di errori e di coraggio. Una storia profondamente umana.
Perché questo libro ci riguarda ancora
Leggere oggi questo volume significa riconoscere un parallelismo che non può lasciarci indifferenti.
Un secolo fa, gli italiani erano i migranti. Erano loro a essere guardati con sospetto, a essere accusati di non integrarsi, a vivere ai margini. Le pagine del libro mostrano famiglie spaesate, lavoratori sfruttati, comunità che cercavano di non perdere la propria identità.
Oggi, l’Italia è diventata terra di arrivo. E spesso dimentichiamo che ciò che vivono oggi molti migranti è ciò che abbiamo vissuto noi.
Il libro ci ricorda che:
- la migrazione è una condizione umana, non un problema;
- chi arriva porta con sé fragilità, ma anche forza e desiderio di futuro;
- l’accompagnamento – allora come oggi – richiede ascolto, presenza, capacità di costruire ponti;
- la memoria storica è uno strumento di responsabilità collettiva.
È un testo che ci invita a guardare il presente con occhi più attenti e più giusti.
Vanessa Klinger

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