
Sognando la California
La maggior parte dei contributi sull’emigrazione italiana negli Stati Uniti ha in genere guardato alla cost est (in particolare il conglomerato urbano attorno a New York), a Chicago e New Orleans con poche annotazioni su quanto avvenuto lungo la costa occidentale. Recentemente questa è stata invece al centro di due studi che hanno approfondito realtà diverse dell’immigrazione italiana in California.
Pietro Pinna in La valle del vino. Un secolo di presenza italiana in California (1859-1950) (Roma, Viella, 2023) approfondisce il tema inaugurato da Simone Cinotto con Terra soffice uva nera: vitivinicoltori piemontesi in California prima e dopo il Proibizionismo (Torino, Otto editore, 2008; tr. ingl. Soft Soil, Black Grapes: The Birth of Italian Winemaking in California, New York, New York University Press, 2012). Il suo lavoro si focalizza non solo sulla strutturazione di un settore fondamentale dell’agribusiness californiano, ma anche sulla sua caratterizzazione immigrata, che tuttavia con il tempo diminuisce. Quando negli anni Quaranta del secolo scorso si raggiunge il trionfo della cultura del vino, questa è pubblicizzata come caratterizzante tutta la classe media locale, almeno dal punto di vista del consumo. Nei decenni successivi prosegue il successo dei produttori di vino di origine italiana, ma le nuove generazioni si americanizzano sempre di più e «i successi imprenditoriali assunsero una dimensione sempre meno identificata con i destini della comunità italiana».
Tommaso Caiazza in Italiani sulla «frontiera dell’uomo bianco». La costruzione della razza in California tra Otto e Novecento (Milano, Mondadori Education, 2025) affronta l’industria costiera, in particolare la pesca, e vede come gli italiani tra quei due secoli si integrino ponendosi in opposizione ai pescatori, ai marittimi e agli operai di origine cinese. Essi rivendicano dunque la propria “bianchezza” contro il colore “giallo” di chi proveniva dall’Asia. Ottengono così di situarsi ai gradini più bassi della società di origine europea e a sfuggire allo stigma di essere ritenuti parte di una “razza inferiore”. Proprio per questo nel tempo accentuano la discriminazione ideologica di un altro gruppo immigrato, nonostante siano a loro volta discriminati dalla società locale, per esempio sul piano scolastico (risultati scarsi) e su quello lavorativo (salari bassi).
Sono due libri da leggere per capire sia i tempi lunghi dell’integrazione degli immigrati, sia come questi ultimi possano assumere rigide posizioni contro altri gruppi, partecipando a una specie di “squid game” nel quale la morte degli altri concorrenti può divenire la propria occasione di avanziare.
(Matteo Sanfilippo)



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