“Siciliani in viaggio verso la Louisiana”: intervista alla dottoressa Alice Gussoni sul progetto SAIL
Quando si parla di emigrazione italiana, pensiamo subito a Ellis Island, alle grandi città della East Coast, ai quartieri italiani di New York. Molto meno nota — e proprio per questo affascinante — è invece la migrazione Sicilia-Louisiana, una rotta che tra il 1865 e il 1901 portò migliaia di siciliani dalle campagne palermitane fino alle piantagioni di canna da zucchero della Louisiana.
Il 28 maggio, il Centro Studi Emigrazione Roma ospiterà un incontro dedicato a questa storia, in forma di dialogo e lettura pubblica, con la dottoressa Alice Gussoni, Marie Skłodowska‑Curie Fellow presso l’Università di Padova. Il suo progetto, SAIL – Sicilians Dreaming Louisiana, finanziato dal programma MSCA Postdoctoral Fellowship, sta riportando alla luce una pagina sorprendente della nostra memoria migratoria.
Un progetto per rileggere una rotta dimenticata
SAIL si concentra su un periodo preciso: dalla fine della Guerra civile americana (1865) all’approvazione della legge italiana del 1901 sull’emigrazione. Sono anni in cui la Sicilia vive una profonda crisi agraria, mentre negli Stati Uniti il Sud post‑schiavista cerca nuova manodopera. È in questo spazio di tensioni e opportunità che nasce la migrazione Sicilia – Louisiana.
Il progetto ricostruisce, con un lavoro d’archivio minuzioso, il ruolo degli agenti d’emigrazione attivi a Palermo: figure controverse, spesso raccontate in modo distorto. Nel discorso pubblico dell’epoca venivano definiti “trafficanti di carne umana”, accusati di spingere i contadini a partire e di alimentare un’emigrazione “artificiale”.
Agenti d’emigrazione: tra mito e realtà
Uno degli obiettivi di SAIL è riconsiderare il ruolo degli agenti d’emigrazione.
«Questa retorica – spiega Gussoni – serviva a semplificare un fenomeno complesso, attribuendo colpe individuali a dinamiche strutturali».
Il CSER ha recentemente pubblicato un articolo sul mito del grande complotto, mostrando come le società tendano a spiegare fenomeni complessi attraverso narrazioni semplificate. La demonizzazione degli agenti nell’Ottocento funziona allo stesso modo: una scorciatoia retorica che oscura la realtà storica.
Allo stesso tempo, la recensione CSER del volume Italiani d’America, di Avagliano e Palmieri, ricorda quanto le narrazioni migratorie siano spesso costruite su miti identitari, oscillando tra eroizzazione e vittimismo. SAIL si inserisce in questo dibattito, mostrando come anche gli agenti siano stati vittime di una narrazione polarizzata.
Palermo come nodo transnazionale
Il lavoro di Gussoni ricostruisce mappe, contratti, lettere, annunci, testimonianze. Palermo emerge come un vero hub migratorio mediterraneo, dove gli agenti d’emigrazione intrattenevano rapporti diretti con i labour recruiters della Louisiana. New Orleans, dall’altra parte, appare come una città in trasformazione, alla ricerca di nuova manodopera dopo l’abolizione della schiavitù.
Durante l’evento del 28 maggio, verranno letti e commentati materiali d’archivio che raramente sono stati mostrati insieme: documenti italiani e statunitensi, mappe della presenza degli agenti, contratti di reclutamento, lettere che raccontano come l’America veniva immaginata nei paesi siciliani.
Perché questa storia parla al presente
La migrazione Sicilia – Louisiana non è solo un capitolo del passato. È una lente attraverso cui guardare le migrazioni di oggi. Come scrive Mezzadra (Diritto di fuga, 2006), le migrazioni sono il risultato di tensioni globali, non di manipolazioni individuali. Raccontare questa storia significa imparare a riconoscere la complessità dei movimenti umani, evitando scorciatoie narrative e semplificazioni.

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