Recensione del XIII Rapporto Carta di Roma
Nell’articolo del rapporto, non stato scelto in modo casuale il titolo, Notizie senza volto, con dati precisi i chiari mostra come la voce dei migranti rimane al margine: solo una piccola percentuale delle notizie include testimonianze dirette, creando delle categorie distante sul migrante. Appaiono come figure anonime, spesso ridotte a numeri, flussi, categorie astratte. In alcuni passaggi, la rappresentazione mediatica arriva a «invisibilizzare le persone, chiamandoli dei corpi che non parla delle persone o loro in sé ma soltanto perché fa comodo, specialmente anche da morti». È una frase che colpisce per la sua crudezza, ma che descrive con precisione la dinamica evidenziata dal Rapporto: la trasformazione delle vite in oggetti narrativi, funzionali a un discorso che raramente restituisce dignità e complessità. Questa invisibilità non è solo un problema etico, ma anche sociale. Quando le persone migranti non hanno voce, quando non vengono riconosciute come soggetti, diventa più facile costruire attorno a loro narrazioni di paura, sospetto o minaccia.
Alterità e distanza: come si costruisce lo straniero
Il Rapporto dedica ampio spazio al tema dell’alterità, mostrando come i media contribuiscano a definire lo straniero attraverso categorie che generano distanza. L’identità collettiva si costruisce spesso in opposizione a ciò che viene percepito come diverso: «la alterità posizione centrale sulla antropologia culturale e nelle scienze sociali, come si costruisce la identità in base a ciò che si percepisce come quello che è diverso».
Questa dinamica produce confini simbolici che separano “noi” da “loro”, rafforzando la percezione dello straniero come elemento destabilizzante. Il Rapporto evidenzia come questa costruzione mediatica dell’alterità sia alimentata da un uso selettivo delle immagini e delle parole, che tende a «creare dei limiti, i confini e delle barriere simboliche con l’altro, collocando allo straniero con una distanza estraneità».
È un processo che non solo descrive la realtà, ma la modella: la distanza narrativa diventa distanza sociale.
Prime pagine, lessico e telegiornali: tre modi di raccontare la stessa distanza
Il Rapporto analizza tre aree fondamentali della comunicazione giornalistica:
- le prime pagine dei quotidiani,
- il lessico utilizzato per parlare di migrazioni,
- i telegiornali di prima serata.
In tutte e tre emerge un quadro coerente: la migrazione è raccontata come problema, come pressione, come minaccia. Le prime pagine privilegiano titoli allarmistici; il lessico insiste su parole che evocano instabilità; i telegiornali danno spazio quasi esclusivamente a fonti istituzionali, lasciando fuori le persone direttamente coinvolte.
Il risultato è una narrazione che orienta l’opinione pubblica «verso una corrente, idea o altro», contribuendo a un clima sociale in cui la paura prevale sulla comprensione.
Media, identità e coesione sociale
Il Rapporto invita a riflettere su come le categorie attraverso cui interpretiamo la realtà influenzino la coesione sociale. Le narrazioni mediatiche non sono semplici descrizioni: sono strumenti che plasmano percezioni, relazioni, possibilità di integrazione. Comprendere come queste categorie si formano significa interrogarsi sul ruolo dei media, ma anche sulla responsabilità collettiva nel riconoscere l’altro come parte della comunità.
È un invito a «decostruirsi e capire come si creano queste categorie cognitive come le stesse influenzano il rapporto e la coesione sociale», un passaggio che sintetizza perfettamente la direzione critica del Rapporto.
Restituire i volti
Notizie senza volto è un Rapporto che ci chiede di guardare oltre i titoli, oltre i numeri, oltre le narrazioni emergenziali. Ci chiede di restituire volto e voce alle persone migranti, di riconoscere la loro presenza non come minaccia, ma come parte integrante della nostra realtà sociale.
In un tempo in cui la comunicazione rischia di appiattire la complessità, questo Rapporto ci ricorda che ogni numero ha un volto, ogni flusso ha una storia, ogni migrazione ha una voce. E che una società capace di ascoltare è una società più giusta, più consapevole, più umana.
Vanessa Klinger

Comunità ecuadoriana in Italia – Rapporto annuale 2025
La comunità ecuadoriana una delle più stabile in Italia della collettività latinoamericane più strutturate e stabile nel panorama migratorio nazionale. Secondo il Rapporto annuale 2025 “La comunità ecuadoriana in Italia” e il Quaderno di confronto – Comunità a confronto, Rapporto annuale 2025” mostrano un quadro empirico molto ampio, che permette

Comunità indiana in Italia – Rapporto annuale 2025
Secondo il Rapporto Annuale – Comunità a confronto (Sviluppo Lavoro Italia su dati ISTAT, 2025), al 31 dicembre 2024 i cittadini indiani regolarmente soggiornanti sono 159.618 (p. 5 del documento La comunità indiana in Italia 2025). La comunità rappresenta il 4,2% dei non comunitari (p. 5) e si colloca stabilmente

Comunità marocchina in Italia – Rapporto annuale 2025
La storia della comunità marocchina in Italia è una storia che attraversa generazioni. Non è una presenza episodica: è un percorso che ha visto uomini arrivare da soli negli anni Ottanta, famiglie ricongiungersi negli anni Duemila, figli e nipoti crescere nelle scuole italiane. Oggi, secondo il Rapporto annuale 2025 del

Leave a Comment