
Presentazione del libro “Libere da, libere di”
Di Carola Perillo
C’è un filo rosso che lega le vite delle venti giovani donne raccolte nel volume “Libere da, libere di” (Vita e Pensiero, 2025): la ricerca ostinata di una vita degna, oltre la violenza, oltre la paura, oltre i confini che le hanno volute respingere. Curato da Cristina Pasqualini e Fabio Introini, sociologi dell’Università Cattolica, il volume raccoglie esperienze concrete di chi ha raggiunto l’Italia grazie ai corridoi umanitari, una via di salvezza che unisce legalità, sicurezza e solidarietà.
Quando annega un migrante, annega l’umanità
La prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, pubblicata in anteprima su Avvenire, ha la forza di un manifesto civile: «Quando annega un migrante, annega l’umanità». È un richiamo a non dimenticare che dietro le cifre delle rotte e dei respingimenti ci sono volti, nomi, vite spezzate o salvate.
Il pregio del libro “Libere da, libere di” sta nell’aver ribaltato la prospettiva: non solo statistiche e analisi, ma narrazioni in prima persona. Le donne protagoniste non sono oggetti di studio, bensì soggetti che raccontano, con parole spesso nude e dolorose, il coraggio di attraversare deserti e mari, la resilienza contro sfruttamenti e guerre, la sorpresa di trovare mani tese in Italia.
L’intento degli autori è quello di dimostrare come l’accoglienza non sia un’utopia, ma una pratica possibile: reti di parrocchie, associazioni, famiglie hanno reso concreto un umanesimo che Papa Francesco definisce “legge del mare”: “salvare chi rischia di morire di speranza”.
Presentazione
Il volume sarà presentato il 29 settembre all’Università Cattolica di Milano, alla presenza di monsignor Gian Carlo Perego, autore della postfazione, insieme ai curatori e ad alcuni degli autori dei contributi.
“Libere da, libere di” è un libro che interroga: libere da cosa? Da guerre, violenze, traffici. Libere di cosa? Di studiare, lavorare, amare, crescere i propri figli in pace.
È un volume che parla alla comunità, ricordando che i corridoi umanitari non sono un privilegio per pochi, ma un modello da ampliare, se non vogliamo che insieme ai migranti continui ad annegare anche la nostra umanità.

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