Politiche della famiglia e politiche migratorie
Nell’articolo “Politiche della famiglia e politiche migratorie” (Neodemos, 24 Aprile 2026), Michele Bruni analizza l’inefficacia delle sole politiche familiari nel contrastare l’inverno demografico e la carenza di forza lavoro.
polarizzazione demografica
L’articolo analizza le problematiche di come la polarizzazione demografica stia creando una carenza strutturale di lavoro nei paesi ricchi e un eccesso nei paesi poveri, rendendo inefficaci le attuali politiche familiari per il mercato di lavoro.
Secondo Bruni (2022), quando una popolazione attraversa la transizione demografica, ogni sua fascia d’età segue un percorso analogo a quello dell’intera popolazione, articolato in tre fasi: una crescita accelerata, una crescita rallentata e un successivo declino.
La popolazione in età lavorativa, che rappresenta il segmento più consistente e centrale della struttura demografica, è influenzata dai flussi di ingresso e uscita determinati dalle nascite avvenute 15 e 65 anni prima.
Numeri chiari
Stando alle fonti, la popolazione in età lavorativa (PEL) costituisce la risorsa primaria dell’offerta di lavoro e le sue variazioni stabiliscono la quantità di occupazione che l’economia deve generare per accogliere i nuovi lavoratori. Il fabbisogno annuo di posti di lavoro necessario a mantenere costante il tasso di occupazione mondiale al 65% ha subito un forte incremento tra il 1950 e il 2005, salendo da 15 a 46 milioni in corrispondenza del picco di crescita della PEL. Da quel momento, la richiesta di nuovi impieghi è scesa agli attuali 32 milioni, con una previsione di ulteriore calo sotto i 10 milioni entro il 2050, fino a raggiungere valori negativi dal 2070.
Nello specifico, si stima che nei prossimi venticinque anni la PEL globale aumenterà di soli 739 milioni di unità, contro i 1.637 milioni del periodo precedente. Pertanto, il numero di nuovi posti necessari per stabilizzare l’occupazione al 65% è destinato a ridursi drasticamente, passando da una media di 42,6 milioni a 19,2 milioni l’anno.
Secondo l’autore queste cifre potrebbero portarci a concludere che il futuro demografico sia favorevole per la situazione occupazionale del pianeta. Purtroppo, così non sarà dato che, a causa della Polarizzazione demografica in corso, il fabbisogno globale medio annuo di 19,2 milioni di posti di lavoro sarà la somma algebrica di 30,9 milioni da creare nei paesi più poveri del Pianeta e di 11,7 milioni da distruggere in quelli ricchi. Inoltre, ben 17,7 milioni di posti di lavoro dovrebbero essere creati in Africa, un traguardo ovviamente al di fuori della portata dei paesi di quel continente.
Bruni sostiene che, in un contesto di “rivoluzione demografica”, è indispensabile integrare politiche con una gestione strutturale e razionale dei flussi migratori per colmare il divario occupazionale. Se gestiste in modo razionale e umano, i flussi migratori rappresenterebbero un vantaggio sia per i paesi sviluppati che per quelli d’origine. Le politiche per la famiglia, seppur socialmente valide, sono giudicate inefficaci nel breve periodo: anche se funzionassero, servirebbero vent’anni prima di vedere nuovi lavoratori sul mercato.
Si rimanda alla lettura completa dell’articolo per approfondire.
Madaì Bonilla

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