
Africa e migrazione. Un continente in cammino
Di Carola Perillo

Le nuove dinamiche migratorie in Africa
Oggi, a queste radici profonde si sovrappongono nuove e complesse dinamiche: instabilità politica, crisi economiche, cambiamenti climatici e pressione demografica. La popolazione cresce al ritmo del 2,5% annuo e il 60% ha meno di 25 anni. L’aspirazione a cercare opportunità altrove, come espresso dal termine nigeriano japa, è sempre più diffusa.
Migrazione interna e mobilità regionale
Un sondaggio condotto in Africa occidentale rivela che il 41% della popolazione considera l’emigrazione, con picchi oltre il 50% in Liberia, Sierra Leone, Gambia e Togo. Le destinazioni preferite sono:
- Europa – 31%
- Nord America – 30%
- Altri Paesi africani – 25%
Tuttavia, oltre il 64% dei migranti dell’Africa occidentale resta all’interno della regione. La CEDEAO, dal 1979, promuove la libera circolazione tra i 15 Paesi membri, con flussi significativi verso la Costa d’Avorio e la sua capitale Abidjan.
Pressioni economiche, climatiche e conflitti
Le cause strutturali della mobilità includono la scarsità di opportunità economiche e le pressioni ambientali. In Mali, Niger e Burkina Faso il 70% della popolazione lavora in agricoltura, oggi minacciata dalla desertificazione: nel Sahel la produttività agricola è calata del 34% dal 1961.
I conflitti legati all’accesso a terra e acqua aggravano la situazione: in Nigeria ci sono oltre 3 milioni di sfollati interni, in Burkina Faso 2 milioni, mentre Mali e Niger registrano centinaia di migliaia di casi.
Urbanizzazione e nuove marginalità
Le grandi metropoli africane – Lagos, Abidjan, Casablanca – crescono rapidamente senza adeguati servizi. In Niger, l’82% degli abitanti urbani vive in insediamenti informali, alimentando nuove disuguaglianze e marginalità.
Rotte migratorie verso l’Europa
I flussi extra-continentali restano numericamente inferiori, ma rilevanti: oltre 2 milioni di cittadini dell’Africa occidentale vivono in Europa, soprattutto in Francia, Italia e Spagna. Le principali rotte sono:
- Mediterraneo centrale: partenze da Libia e Tunisia verso l’Italia
- Atlantico: da Marocco, Mauritania e Senegal verso le Canarie
- Mediterraneo occidentale: via Algeria e Marocco verso la Spagna
Nel 2024 gli arrivi in Europa sono diminuiti del 50% rispetto all’anno precedente, grazie ad accordi UE con Paesi africani e al rafforzamento dei controlli Frontex. Tuttavia, crescono le denunce di respingimenti e abbandoni nel deserto.
Migrazioni climatiche e rimesse
Il cambiamento climatico è un acceleratore potente: nel 2022 oltre 3,2 milioni di africani hanno cambiato residenza per eventi climatici estremi. Le migrazioni urbane spesso si traducono in lavori informali, con scarso accesso a istruzione e sanità, generando anche fenomeni di migrazione inversa verso villaggi o città secondarie.
Le rimesse sono vitali: nel 2019 dall’Africa occidentale sono stati inviati 36 miliardi di dollari. In Gambia e Liberia superano il 10% del PIL, mentre in Nigeria ammontano a oltre 24 miliardi. Nel 2024 si prevede un aumento del 3,7% dei flussi di rimesse verso l’Africa subsahariana.

Governare la mobilità: opportunità e sfide
La gestione delle migrazioni non può ridursi al contenimento: programmi di formazione, accordi bilaterali e canali legali di lavoro possono trasformare la mobilità in leva di sviluppo. Paesi europei come la Germania hanno già avviato partenariati con Kenya, Marocco e Nigeria per attrarre lavoratori qualificati.
Agenda 2063 e il futuro della migrazione africana
L’Agenda 2063 dell’Unione Africana mira a un continente prospero, integrato e pacifico. La mobilità è centrale: dalla lotta alla povertà allo sviluppo urbano sostenibile. Strumenti come il Protocollo sulla libera circolazione (2018) e l’AfCFTA rappresentano passi verso un’Africa più interconnessa e capace di valorizzare i propri talenti.


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