
Migrazione in Brasile: storia e prospettive future
Migrazione in Brasile: storia, sviluppi recenti e prospettive future
Di Carola Perillo
Autore:
Helion Póvoa-Neto
– Universidade Federal do Rio de Janeiro
Una lunga storia di migrazioni in Brasile
Il Brasile è un Paese costruito da migrazioni. Dalla colonizzazione portoghese alla tratta degli schiavi africani, fino all’arrivo di milioni di europei tra XIX e XX secolo, la questione migratoria ha plasmato società, economia e identità nazionale.
Gli studi accademici, inizialmente eurocentrici, hanno privilegiato l’analisi degli immigrati europei, trascurando l’impatto demografico e sociale delle popolazioni indigene e africane. Dominava l’idea che l’immigrazione potesse contribuire a un “sbiancamento” della popolazione brasiliana, concezione oggi superata.

Dal dopoguerra al boom delle migrazioni interne
Dopo la Seconda guerra mondiale, l’immigrazione internazionale rallentò, mentre crebbero le migrazioni interne in Brasile, soprattutto dal Nordest verso le metropoli industriali del Sudest. Questo flusso segnò profondamente l’urbanizzazione e spinse nuove ricerche sociologiche ed economiche, oltre a iniziative sociali e religiose come quelle dei missionari scalabriniani, che passarono dall’assistenza agli italiani a quella dei migranti brasiliani.
Nuove discontinuità dagli anni ’80: emigrazione, immigrazione e demetropolizzazione
- Demetropolizzazione: San Paolo e Rio de Janeiro persero centralità, a vantaggio di città medie e aree amazzoniche e del Centro-Ovest.
- Emigrazione brasiliana all’estero: per la prima volta il Brasile si scoprì Paese di emigranti. Crisi economica, reti diasporiche e insicurezza urbana spinsero milioni di brasiliani verso Stati Uniti, Europa, Giappone e Paesi limitrofi.
- Nuovi immigrati in Brasile: con il calo dei flussi europei, arrivarono contingenti dal Sud America (boliviani, paraguayani, argentini), dall’Asia (cinesi, coreani), dall’Africa e, più recentemente, da Haiti e Venezuela.
Politiche migratorie brasiliane: tra accoglienza e securitarismo
Le politiche migratorie in Brasile hanno oscillato tra aperture e restrizioni. Da un lato, regolarizzazioni periodiche e l’accordo di residenza del Mercosur (2002) hanno favorito l’integrazione dei cittadini sudamericani. Dall’altro, ha pesato l’eredità dello Statuto degli stranieri del 1980, improntato alla sicurezza nazionale.
La nuova Legge sull’immigrazione del 2017 ha segnato un passo avanti, ma in un contesto politico polarizzato, con veti presidenziali e retorica anti-immigrazione. Il governo Bolsonaro (2019-2022) ha adottato un discorso ostile verso i rifugiati, in particolare venezuelani, pur mantenendo l’“Operazione Acolhida” a Roraima, con il supporto di ONU e società civile.
Ricerca accademica e centri studi sulle migrazioni in Brasile
Il Brasile dispone oggi di una rete ampia e articolata di centri di ricerca:
- Religiosi: Missão Paz e il Centro Scalabriniano (riviste Travessia e REMHU).
- Statali: IBGE e l’Osservatorio ObMigra.
- Universitari: NEPO/Unicamp, Cedeplar/UFMG, UFRJ, ENCE.
Nel 2024 erano registrati 220 gruppi di ricerca attivi sulle migrazioni (CNPq), con temi che spaziano dalla diaspora brasiliana ai nuovi arrivi di rifugiati (haitiani, venezuelani, siriani). Emergono inoltre studi su migrazioni climatiche e sfollamenti interni, aggravati dalle recenti inondazioni nel Rio Grande do Sul.

Il ruolo pionieristico dei centri scalabriniani
Un’attenzione particolare merita la Missão Paz di San Paolo, che da decenni unisce ricerca, advocacy e azione sociale. La rivista Travessia continua a essere un punto di riferimento per aggiornare il dibattito accademico e sociale sulle migrazioni in Brasile, garantendo una prospettiva critica e inclusiva.
Prospettive future per la migrazione in Brasile
Oggi il Brasile vive una condizione inedita:
- Paese di immigrazione, soprattutto sudamericana e africana;
- Paese di emigrazione, con milioni di brasiliani all’estero;
- Paese di migrazioni interne, spesso legate a crisi economiche, sociali e climatiche.
Il futuro dipenderà dalla capacità di conciliare politiche inclusive con le nuove sfide globali: rifugiati, cambiamenti climatici, vulnerabilità urbana e xenofobia. In questo scenario, università, istituzioni religiose e centri di ricerca continueranno a svolgere un ruolo essenziale per informare politiche pubbliche e promuovere i diritti dei migranti.


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