Migranti e Missionari al porto di Genova.
Il volume Migranti e Missionari al porto di Genova. Carteggio Maldotti-Scalabrini (1892-1905)”, curato da Veronica De Sanctis e Giovanni Terragni e pubblicato dall’Istituto Storico Scalabriniano nel 2026, è molto più di una semplice raccolta di lettere. Si tratta di un documento storico cruciale per comprendere come sia nata la tutela sociale dei migranti italiani e il ruolo fondamentale che figure come Giovanni Battista Scalabrini e Pietro Maldotti hanno avuto nella creazione di una coscienza collettiva attorno al fenomeno migratorio.
Il libro raccoglie la corrispondenza conservata nell’Archivio Generale Scalabriniano, offrendo al lettore un quadro straordinariamente ricco delle sfide religiose, sociali, legislative e umane legate all’emigrazione italiana tra il 1892 e il 1905. Le lettere trattano temi che vanno dall’assistenza agli emigranti alla riforma della legislazione migratoria, dalla mancanza di personale missionario ai viaggi di Maldotti in Brasile per verificare di persona le condizioni degli italiani emigrati.
Perché leggere questo volume
Questo libro è un’opera che merita attenzione non solo di storici e studiosi delle migrazioni, il suo valore risiede nella capacità di trasformare documenti d’archivio in strumenti di riflessione civile. Le lettere pubblicate dimostrano come la tutela delle persone migranti fosse già una questione centrale alla fine dell’Ottocento e come la cooperazione tra società civile e istituzioni possa portare a cambiamenti significativi.
Il porto di Genova, una frontiera della modernità
Alla fine dell’Ottocento il porto di Genova era uno dei principali punti di partenza dell’emigrazione italiana verso le Americhe. Miglia di uomini, donne e bambini attraversano la città lasciandosi alle spalle povertà, crisi agricole, disoccupazione e assenza di prospettive.
Nell’Introduzione al volume, Veronica De Sanctis ricorda come il 2 agosto 1894 Scalabrini inviasse il giovane sacerdote parmense Pietro Maldotti a Genova con un incarico apparentemente semplice, “fare del bene ai poveri emigranti”. Maldotti arriva quasi senza mezzi, “con due lire in tasca”, e si trova immediatamente immerso in una realtà complessa e spesso drammatica.
Pietro Maldotti, oltre la figura del missionario
Uno degli aspetti più affascinanti del volume è senza dubbio la figura di Pietro Maldotti. Non si tratta solo di missionario, ma di un vero e proprio osservatore sociale. Si impegna a documentare i problemi, a denunciare gli abusi, a collaborare con le istituzioni e a cercare soluzioni concrete per gli emigranti più vulnerabili.
La sua esperienza dimostra chiaramente che l’assistenza ai migranti non può limitarsi a una semplice accoglienza, ma deve includere ascolto, protezione e interventi strutturali.
Riflessione finale
La vera forza di questo libro è nel dare un volto umano alle migrazioni. Dietro ogni partenza raccontata da Maldotti, non ci sono solo numeri, ma storie di persone, famiglie e sogni di vita.
In un momento in cui il dibattito pubblico sulle migrazioni tende a dimenticare questa dimensione umana, “Migranti e missionari al porto di Genova” ci invita a riscoprire la memoria come un mezzo per comprendere e assumere responsabilità collettive.
Forse la domanda che attraversa tutto il volume è semplice, ma fondamentale…
Se ricordiamo con rispetto gli italiani che partirono in cerca di un futuro migliore, cosa possiamo imparare oggi.

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