Le parole della migrazione – Anna Carfora, Annalisa Guida
Il volume curato da Anna Carfora e Annalisa Guida (Il Pozzo di Giacobbe, collana Sponde) è un dizionario che affronta, voce per voce, i nodi più delicati del linguaggio migratorio. Ogni capitolo è affidato a studiosi che intrecciano sociologia, storia, diritto, pedagogia e teologia, mostrando come le parole non siano semplici strumenti descrittivi, ma dispositivi sociali che producono effetti concreti. Il passaggio che riassume questa affermazione stata sposta dalle autrici «Le parole della migrazione non sono mai innocenti». Una frase breve, ma sufficiente a spiegare l’urgenza di questo libro.
Accoglienza e centri: tra norme e vite reali
L’area dedicata alla accoglienza ricostruisce l’evoluzione dei centri in Italia, mostrando come il sistema sia oscillato tra modelli virtuosi (SPRAR/SIPROIMI) e fasi di forte istituzionalizzazione emergenziale. I dati confermano questa lettura: secondo ISPI 2024, oltre il 70% dei posti disponibili negli ultimi anni è stato collocato in CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), strutture nate per l’emergenza ma diventate permanenti.
Il volume invita a guardare oltre la burocrazia: ogni centro è un luogo dove si gioca la possibilità di ricostruire una vita.
Asilo: un istituto antichissimo, oggi sotto pressione
Il capitolo sull’asilo ci ricorda che questo è un diritto che esiste fin dai tempi della civiltà mediterranea. Tuttavia, in Europa, questo diritto oggi è caratterizzato da numerose tensioni: secondo i dati di Eurostat 2024, l’Italia riceve meno richieste dia silo rispetto alla Germania, alla Francia e alla Spagna, ma il dibattito pubblico continua a vedere l’asilo come un “problema”.
Il volume dimostra come questa visione distorta sia il risultato di un linguaggio che trasforma un diritto fondamentale in un sospetto.
Europa e Italia: tra slanci e arretramenti
La parte sull’Europa come luogo di rifugio mostra una situazione contraddittoria. L’Unione Europea è stata creata per proteggere i diritti delle persone, ma ultimamente ha aumentato i controlli e le procedure per gestire l’immigrazione.
In Italia, ci sono stati momenti di apertura, come la riforma del 2017, ma anche passi indietro che hanno ridotto le protezioni e i percorsi di integrazione per gli immigrati.
Questo studio si alla recensione fatta dallo CSER intitolato “Africa mediata 2025 – quando il racconto diventa la realtà“, che dimostra come le parole e le storie che i politici raccontano possano cambiare la nostra percezione delle politiche sull’immigrazione.
Clandestino/irregolare – Maurizio Ambrosini
Ambrosini affronta la parola più tossica del dibattito pubblico: clandestino. Mostra come non sia una categoria giuridica stabile, ma un’etichetta stigmatizzante.
Secondo il Ministero dell’Interno 2024 , la maggior parte delle persone “irregolari” lo diventa per scadenza del permesso, non per ingresso irregolare. Il linguaggio crea un nemico che non esiste.
Migrazione – Matteo San Filippo
San Filippo offre una lettura storica: l’Italia è stata, prima di tutto, un Paese di emigranti. Oltre 30 milioni di italiani sono partiti tra Ottocento e Novecento ( fonte: Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ). La migrazione è una costante della storia umana.
Perché leggere questo libro?
Perché ci obbliga a guardare le parole come specchi: mostrano ciò che vediamo, ma anche ciò che non vogliamo vedere. Perché restituisce complessità a un dibattito schiacciato su slogan. Perché offre strumenti scientifici, storici e pedagogici per leggere la migrazione come fenomeno umano, non come emergenza. È un libro che non si limita a spiegare: trasforma.

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