La Fondazione del Centro Studi Emigrazione
In occasione della commemorazione della fondazione del Centro Studi Emigrazione di Roma (CSER), celebriamo una tappa fondamentale nella storia dello studio, della documentazione e della comprensione profonda dei flussi migratori. Nato dall’intuizione profetica dei Missionari Scalabriniani, il Centro ha saputo trasformare l’urgenza pastorale in rigore scientifico, diventando un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale. L’articolo che segue ripercorre le origini e la nascita di questa storica istituzione, ricordando l’importante dibattito ecclesiale e accademico che ne ha guidato i primi passi.
Custodi della memoria: I più di sessant’anni del CSER
Nel 1957 si apre il quarto Capitolo generale dell’Istituto scalabriniano, che da poco non è più sotto la supervisione della Sacra Congregazione Concistoriale, nella quale comunque gli scalabriniani proseguono a fungere da esperti delle migrazioni. Fra gli altri temi del Capitolo è discussa la possibilità di abbinare le tradizionali attività di stampa e propaganda, in particolare quelle per la “promozione vocazionale”, alla ricerca sulle migrazioni. A tal fine si propone di fondare un Centro Studi, che compili un trattato di missionologia scalabriniana e pubblichi una rivista “a carattere scientifico”. Nel corso del Capitolo il dibattito prende altre direzioni, in particolare si discute con veemenza se sia opportuno continuare a sostenere le parrocchie “nazionali”, cioè dedicate a un solo gruppo di migranti. Molti, soprattutto fra i più giovani, asseriscono che sia ora di tornare alle parrocchie “territoriali”, rivolgendosi a tutti gli abitanti di un quartiere, autoctoni e immigrati.
Questo tema domina i dibattiti degli anni successivi; però, nel quinto Capitolo generale (1963) si torna a discutere del Centro studi e si decide di aprirlo a Roma presso il Collegio per la formazione dei missionari per gli emigranti italiani di via della Scrofa, diretto dagli scalabriniani. Nell’ottobre del 1963 è il Centro quindi inaugurato e il suo Statuto è approvato il 29 di quel mese. Il Centro dipende dalla Direzione generale scalabriniana, che gli affida “lo studio scientifico dei fenomeni migratori nei loro molteplici aspetti”. Inoltre, lo incarica di “aiutare i Superiori responsabili nel settore specifico della formazione sociologica”. A tal fine deve preparare sussidi didattici, organizzare corsi di istruzione e specializzazione, curare la formazione di personale scelto.
Nel suo lavoro il Centro, composto in origine solo di scalabriniani, si dota di una biblioteca, organizza incontri scientifici, collabora con altri enti ecclesiastici (l’Università Gregoriana) e italiani (il Ministero degli Affari Esteri), pubblica riviste e periodici, tra cui l’allora quadrimestrale “Studi Emigrazione”, inaugurata l’ottobre dell’anno successivo. Il primo numero della rivista è aperto da un articolo del cardinale Carlo Confalonieri, segretario della Concistoriale, che approva ufficialmente l’iniziativa e la definisce utilissima per comprendere la crescente rilevanza mondiale dei fenomeni migratori.
Un’eredità viva nel panorama contemporaneo
A distanza di decenni da quella storica inaugurazione nell’ottobre del 1963, Il Centro Studi Emigrazione non ha soltanto documentato la storia della mobilità umana, ma ha fornito gli strumenti sociologici, statistici e culturali per comprenderla al di fuori degli stereotipi e delle emergenze del momento.
In un mondo contemporaneo in cui le migrazioni rimangono uno dei temi centrali e più complessi del dibattito globale, la ricchezza della biblioteca del Centro, la continuità scientifica della rivista “Studi Emigrazione” e la costante collaborazione con istituzioni accademiche e di governative rappresentano un patrimonio inestimabile. Commemorare la sua fondazione significa, oggi più che mai, riaffermare la necessità di un’analisi rigorosa, empatica e scientifica, capace di gettare ponti di conoscenza tra il passato della nostra emigrazione e le sfide dell’immigrazione presente.
Matteo Sanfilippo

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