
La comunità pratese di Ragusa (1414-1434) Di Francesco Bettarini
Di Vanessa Klinger
Matrimonio e famiglie allargate nella comunità pratese di Ragusa
Tra il 1414 e il 1434, la città di Ragusa (oggi Dubrovnik) accolse una vivace comunità di mercanti e artigiani provenienti da Prato.
Francesco Bettarini, racconta questa esperienza di migrazione collettiva con un approccio storico, ma profondamente umano. Nel capitolo dedicato al matrimonio e alle famiglie allargate, l’autore ci porta dentro la vita quotidiana di uomini e donne che cercavano stabilità in un mondo in movimento.
La famiglia come rete di sopravvivenza
Nel tardo medioevo il matrimonio non era una scelta sentimentale. Era una strategia di adattamento e integrazione. Molti uomini pratesi, giunti a Ragusa per motivi di lavoro, sposavano donne locali.
Da queste unioni nascevano famiglie miste, dove si incontravano lingue, tradizioni e valori diversi. La casa diventava così il primo laboratorio di convivenza interculturale.
Le famiglie allargate comprendevano non solo genitori e figli, ma anche parenti, apprendisti e collaboratori.
Erano vere proprie reti di sostegno, capaci di garantire sicurezza economica e aiuto reciproco. In un’epoca priva di istituzioni sociali, la famiglia era il centro della vita comunitaria.
Un passato che parla al presente
Le pagine di Bettarini ci ricordano che la migrazione è un fenomeno moderno. Allora come oggi, chi si spostava un futuro migliore e un senso di appartenenza. Oggi le famiglie migranti vivono sfide simili: ricominciare, costruire fiducia, integrarsi in un contesto nuovo. La differenza è che oggi le distanze si accorciano grazie alla tecnologia e alle reti digitali.
Le famiglie si tengono unite con videochiamate e chat, reinventando ogni giorno la vicinanza.
Il matrimonio come legame sociale
Nel Medioevo il matrimonio aveva anche una funzione politica e comunitaria. Ogni unione rafforzava alleanze, consolidava rapporti economici e creava fiducia tra gruppi diversi. Era un modo per stabilizzare una comunità in continuo movimento.
In questo senso, il matrimonio era vera istituzione sociale, capace di collegare privato e collettivo.
Perché leggerlo?
Questo libro merita di essere letto perché unisce storia sociologia e umanità. Non parla solo di una città del passato, ma di un tema universale: come le persone costruiscono comunità lontano da casa.
Bettarini ci mostra che la migrazione non è solo movimento economico, ma anche un’esperienza affettiva e culturale.
Leggere questo testo significa riscoprire le radici di fenomeni come l’integrazione, la famiglia multiculturale e la resilienza sociale.
È una lettura che parla ai migranti di ieri e di oggi, e chiunque creda nel valore dei legami umani come motore di convivenza.
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