
“Direttiva UE anti-tratta: criminalizzare la domanda” da SE 238
Criminalizzare la domanda: cosa cambia nella nuova direttiva UE anti-tratta da SE 238. La nuova normativa europea segna un passaggio decisivo nella lotta contro la tratta di esseri umani. Non si tratta solo di un aggiornamento tecnico, ma di un cambio di prospettiva: colpire chi alimenta il mercato dello sfruttamento. In questo articolo analizziamo cosa significa questa scelta, quali effetti può avere e come si inserisce nel più ampio quadro delle politiche europee.
Ma quanto questa scelta è condivisa? E con quali possibili effetti collaterali? Un’analisi di Isotta Rossoni (Leiden University) su Studi Emigrazione illumina le fratture del dibattito europeo e mette in guardia sui rischi di un approccio di criminalizzazione “della domanda” spinto troppo oltre.
Lo studio ricostruisce, con content analysis di documenti e due consultazioni pubbliche (2021 e 2022) della Commissione, le posizioni di società civile, governi e istituzioni UE. Dalle risposte emerge un fronte maggioritario favorevole a misure più stringenti — fino a chiedere la punibilità anche dell’uso “inconsapevole” — accanto a critiche nette: l’efficacia non è dimostrata e il pericolo è che la misura diventi di fatto repressione del lavoro sessuale, aumentando vulnerabilità e marginalizzazione.
Il Parlamento europeo ha spinto per un giro di vite, con emendamenti che, per i servizi sessuali, considerano irrilevante la consapevolezza dell’acquirente. Nella versione finale, però, prevale la linea della Commissione: è reato solo l’uso consapevole dei servizi frutto di tratta; restano esclusi i prodotti realizzati in condizioni di sfruttamento lungo la supply chain. Gli Stati membri potranno comunque adottare norme più severe.
Rossoni collega il dibattito all’orizzonte del “modello nordico”: criminalizzare i clienti e offrire “vie d’uscita” a chi si prostituisce. Ma una letteratura crescente segnala effetti controproducenti: calo dei redditi, maggior rischio e concentrazione della domanda in clienti più pericolosi (Smith e Mac, 2018); in sintesi, più vulnerabilità per le/i sex worker. Da qui l’appello finale: servono evidenze empiriche a livello UE e nazionale sugli impatti reali di queste politiche, per orientare scelte normative efficaci e rispettose dei diritti.
Fonte: Isotta Rossoni, “Il ruolo della «criminalizzazione della domanda» nei recenti sviluppi anti-tratta a livello europeo”, Studi Emigrazione, LXII, n. 238, 2025.
(Carola Perillo)

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