Comunità albanese in Italia – Rapporto annuale 2025
La storia della migrazione albanese in Italia è una delle più emblematiche dell’Europa contemporanea. È una storia che attraversa tre decenni, passando dalle immagini iconiche delle navi cariche di persone negli anni ’90 a una presenza oggi stabile, familiare, profondamente intrecciata con il tessuto sociale ed economico italiano. I numeri lo confermano: al 31 dicembre 2024, i cittadini albanesi regolarmente soggiornanti sono 360.965 (Rapporto annuale 2025, p. 2), pari al 9,5% della popolazione non comunitaria. Nel Quaderno di confronto 2025, la comunità si colloca stabilmente al terzo posto tra le collettività extra-UE più numerose (Tabella 1, p. 3).
Questa stabilità non è solo quantitativa: è qualitativa. La distribuzione territoriale mostra che quasi il 60% degli albanesi vive nel Nord Italia (Rapporto annuale 2025, p. 6), un dato perfettamente in linea con quello dell’intera popolazione non comunitaria (59,8%, Quaderno di confronto 2025, p. 4). Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna sono le regioni che accolgono la maggior parte della comunità, confermando un radicamento in aree caratterizzate da forte dinamismo economico.
Una migrazione che ha cambiato volto
La distribuzione territoriale mostra un radicamento ormai consolidato: quasi il 60% degli albanesi vive nel Nord Italia (Rapporto annuale 2025, p. 6), una percentuale praticamente identica a quella dell’intera popolazione non comunitaria (59,8%, Quaderno di confronto 2025, p. 4). Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna sono le regioni dove la comunità si è insediata maggiormente, seguendo le opportunità offerte dal mercato del lavoro.
L’età media è 37,2 anni (Rapporto annuale 2025, p. 7), mentre i minori rappresentano il 21,1% della comunità, una quota superiore alla media extra-UE (17,3%, Quaderno di confronto 2025, p. 5). Questo dato, insieme alla presenza crescente di anziani (16,6%), indica una migrazione che ha superato la fase dell’emergenza per diventare una presenza familiare e intergenerazionale.
Il calo dei minori non accompagnati — 500 nel 2024, con una diminuzione del 34,4% rispetto all’anno precedente (Rapporto annuale 2025, p. 7) — conferma che non siamo più di fronte a partenze solitarie e rischiose, ma a percorsi più strutturati.
La famiglia come motore della stabilizzazione
Nel 2024 sono stati rilasciati 24.430 nuovi permessi di soggiorno (Rapporto annuale 2025, p. 8). Il 61,7% riguarda ricongiungimenti familiari, una delle percentuali più alte tra tutte le collettività extra-UE (Quaderno di confronto 2025, Tabella 2, p. 6). La quota di lungosoggiornanti — 54,2% (Rapporto annuale 2025, p. 9) è leggermente superiore alla media non comunitaria (52,8%, Quaderno di confronto 2025, p. 7). Anche questo è un segnale di radicamento.
Il nodo irrisolto: il lavoro delle donne
Se la partecipazione maschile al lavoro è molto alta, quella femminile resta invece un punto critico. Le donne albanesi presentano 43,3% di occupazione, 50,6% di inattività e 12,3% di disoccupazione (Rapporto annuale 2025, p. 10). Il Quaderno di confronto 2025 evidenzia un divario di 35 punti percentuali tra uomini (78,2%) e donne (43,3%) (Tabella 4, p. 8). È uno dei gap più ampi tra le comunità storiche.
Questo divario ha radici profonde: molte donne arrivano tramite ricongiungimento familiare, spesso dopo anni in cui il partner ha già costruito una rete lavorativa. A differenza di altre collettività femminilizzate come filippine, moldave o ucraine, le donne albanesi non si concentrano nei servizi di cura, ma in lavori più discontinui e meno strutturati.
Imprenditorialità: una leva di mobilità sociale
La comunità albanese è la terza tra i non comunitari per numero di imprese individuali: 42.076 (Rapporto annuale 2025, p. 13). Il 66% opera nelle costruzioni. L’imprenditorialità è però fortemente maschile: 86,2% uomini e 13,8% donne (Quaderno di confronto 2025, Tabella 6, p. 10).
La situazione migratoria attuale: un contesto in movimento
Per comprendere la posizione della comunità albanese, è utile guardare al quadro più ampio delle migrazioni in Italia. Negli ultimi anni, il Paese ha registrato:
un aumento dei flussi provenienti da Asia meridionale e Africa occidentale,
una crescita delle richieste di protezione internazionale,
una maggiore mobilità intra-europea legata a crisi economiche e conflitti.
Secondo il Quaderno di confronto 2025, la popolazione non comunitaria complessiva è 3.810.741 (+5,6% rispetto al 2023, p. 1). Le comunità con la crescita più rapida sono Bangladesh (+16,9%), Pakistan (+13,2%), Tunisia (+12,8%) e Nigeria (+12,1%) (p. 6). Questi flussi sono spesso legati a instabilità politiche, crisi climatiche e difficoltà economiche nei Paesi di origine.
In questo scenario, la comunità albanese si distingue per stabilità e continuità: non cresce rapidamente, ma mantiene una presenza solida e radicata. È una migrazione “matura”, che ha già attraversato le fasi più critiche e oggi si confronta con sfide diverse, come la mobilità sociale delle seconde generazioni e il divario di genere.
Conclusione
La comunità albanese in Italia nel mercato del lavoro è oggi un esempio di migrazione stabilizzata: radicata, familiare, imprenditoriale. Tuttavia, il divario di genere rappresenta la principale sfida interna. In un contesto migratorio europeo in rapido cambiamento, caratterizzato da nuovi flussi e nuove vulnerabilità, la comunità albanese mostra una capacità di adattamento che la rende una componente fondamentale del tessuto sociale italiano.

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